Lunedì, 14 Giugno 2021
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Riconoscere i volti è una capacità umana innata: la ricerca a Rovereto

Un nuovo protocollo con elettroencefalogramma pediatrico all'ospedale di Rovereto ha mostrato come il cervello dei neonati sia già pronto a riconoscere i volti di chi si prende cura di loro

Riconoscere i volti è una capacità talmente importante per il genere umano da essere innata. Il riconoscimento dei volti è alla base di molti processi di apprendimento, e segna anche il carattere sociale, prettamente umano, fin dalla nascita. A confermarlo è una ricerca del Centro Mente e Cervello dell'Università di Trento.

Il lavoro, svolto in collaborazione con i reparti di Pediatria, Ostetricia e Ginecologia dell'Ospedale S. maria del Carmine di Rovereto ha portato i ricercatori del CIMeC ad affermare che il cervello nasce, in pratica, già pronto per riconoscere i volti. Un'abilità, dunque, non acquisita ma innata.

Già a pochi minuti dalla nascita neonati e neonate mostrano un orientamento preferenziale per le facce e l’abilità di interagire rapidamente con chi si prende cura di loro. La teoria a oggi più diffusa e controversa sostiene che la corteccia cerebrale dei neonati sia troppo immatura e indifferenziata per avere una regione specializzata per il riconoscimento dei volti e che quindi la preferenza sarebbe determinata da alcune strutture del cervello sottocorticali ritenute evolutivamente primitive.

Marco Buiatti, primo autore dell’articolo, spiega: "Grazie a uno speciale elettroencefalogramma pediatrico di rapida e confortevole applicazione abbiamo registrato l’attività cerebrale di una popolazione di neonati sani nei primi quattro giorni di vita, mentre osservavano dei volti stilizzati e altre immagini percettivamente equivalenti. Grazie a questo protocollo innovativo della durata di solo due minuti, è stato possibile misurare per la prima volta la risposta corticale alla percezione di volti in ogni neonato. Sorprendentemente, la base anatomica di tale risposta coinvolge in gran parte le stesse aree specializzate nell’elaborazione dei volti negli adulti. Questo risultato suggerisce che alla nascita la corteccia cerebrale sia molto più organizzata di quanto assunto in precedenza e contenga già una “via preferenziale” all’elaborazione dei volti, permettendo ai neonati il rapido sviluppo dell’interazione sociale con chi si prende cura di loro".

"Una potenziale importante applicazione di questo risultato – prosegue Buiatti – potrebbe riguardare lo studio dell’autismo. Una ricerca recente del CIMeC mostra che i neonati con familiarità di autismo si orientano meno verso le facce rispetto ai neonati non a rischio. La risposta elettrofisiologica ai volti identificata in questo studio potrebbe quindi costituire un biomarcatore neurale da affiancare a quelli comportamentali per l’individuazione di indici precoci dell’autismo".

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