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Quando si discute sul coprifuoco alle 23

Si parla di maggio, ma ci sono delle condizioni perché la misura possa essere modificata o, addirittura, cancellata

Il coprifuoco potrebbe cambiare a maggio, allungando la possibilità di spostamento di un'ora, fino alle 23. Perché questo cambio avvenga, ci saranno due condizioni da soddisfare, ovviamente prima bisognerà verificare i numeri dell'epidemia. In Trentino, solo per le persone che possono provare di essersi intrattenute in luoghi che offrono servizi di ristorazione fino alle 22, non incorrono in sanzioni durante il rientro a casa. Lo ha stabilito il presidente della Provincia auotonoma di Trento, Maurizio Fugatti, con l'ordinanza numero 71.

La data più importante è quindi quella del 14 maggio, quando il report dell'Iss (Istituto Superiore di Sanità) e del ministero della Salute consegnerà il calcolo dell'indice di contagio Rt su base nazionale. Ma anche il monitoraggio di una settimana prima sarà decisivo. Perché già lì si dovrebbero vedere gli effetti delle restrizioni e se il ritorno della zona gialla avrà portato con sé una crescita dei contagi con le riaperture di bar e ristoranti all'aperto.  

Nel decreto Riaperture è specificato che le misure andranno di volta in volta rimodulate in base ai dati dell'epidemia e ai risultati della campagna vaccinale nelle regioni. Il coprifuoco, attualmente, vale su base nazionale e non regionale. Quindi la sua riforma, con prolungamento di un'ora o due, o addirittura la sua cancellazione dovrebbero valere in tutte le regioni. Anche se gli enti locali in ogni caso potrebbero derogare, in senso solamente restrittivo, alle norme nazionali in presenza di contagi incontrollati o focolai. La prima data fissata per la cancellazione a tappe del coprifuoco è quella del 7 maggio. In quella data saranno passati quindici giorni dall'entrata in vigore del decreto Riaperture. Più o meno il tempo medio che ci mette la malattia a manifestarsi rispetto al giorno del contagio. 

A maggio cambia il coprifuoco?

Gli effetti delle decisioni di aprile, quelle entrate in vigore il 26, potrebbero quindi iniziare a vedersi dal 7 maggio. Quello che si dovrebbe capire è se la riapertura delle scuole, dei negozi, dei bar e dei ristoranti avrà cominciato a influire sulla curva dei contagi, come hanno pronosticato esperti del calibro di Massimo Galli e Andrea Crisanti. Avendo ben presente che ci sono forze in maggioranza che hanno scommesso gran parte del loro futuro politico su questa problematica e quindi per loro potrebbe diventare un problema il dietrofront. Soprattutto di fronte ai sondaggi. 

Il 10 maggio, altra data importante, la Cabina di Regia del governo dovrà cominciare a valutare la possibilità di modificare l'orario del coprifuoco in base ai numeri dell'epidemia. Qualche giorno dopo, con l'uscita dell'altro report, si potrà tentare di chiudere il cerchio. Un'analisi della Coldiretti sostiene che senza il coprifuoco a maggio possono tornare a cena fuori due italiani su tre (62,5%) che mangiavano in ristoranti, pizzerie ed agriturismi la sera almeno una volta al mese, prima dell'emergenza Covid. 

«Lo stop alle limitazioni dell'orario» sottolinea la Coldiretti «aiuta infatti le aperture serali a cena che valgono da sole l'80% del fatturato, con l'arrivo della bella stagione e la ripresa del turismo. Un cambiamento importante per tutte le realtà della ristorazione a partire dai 24mila agriturismi particolarmente colpiti dai limiti di orario perché - precisa la Coldiretti - situati nelle aree rurali spesso lontane dai centri abitati e quindi raggiungibili in tempi più lunghi dagli ospiti».

Il virologo Francesco Menichetti, primario di Malattie infettive all'ospedale di Pisa, spiega all'AdnKronos Salute che la vera linea del Piave non è il coprifuoco ma i vaccini: «Quello che mi continua a preoccupare» dice Menichetti «è il numero delle infezioni: noi abbiamo ancora 450mila infetti quando a luglio del 2020 erano 15mila. L'Rt è chiaramente molto calato ma ci sono varianti che incombono. Non tanto l'indiana che è quella ora di moda, ma la brasiliana che nel centro Italia sfiora il 30% e mette in crisi i vaccini e gli anticorpi monoclonali. Se non si riesce a cambiare passo in modo deciso sulla campagna vaccinale e vaccinare entro maggio tutti gli anziani e i fragili noi rischiamo qualcosa».

«E poi dobbiamo smetterla di fare aperture e chiusure in base all'Rt» dice Menichetti «ma dobbiamo farle sulla prevalenza, cioè su quanti sono gli infetti che è il dato più significativo. La differenza tra il numero dei morti in Italia e quello degli altri Paesi europei è dovuto al fatto che negli altri Paesi hanno chiuso o aperto sulla base della prevalenza, non dell'Rt. Noi invece l'abbiamo fatto sull'Rt e il risultato è che abbiamo il primato di letalità».

Tornando al coprifuoco, «se parliamo dell'ora in più o in meno» afferma l'esperto «stiamo discutendo di fuffa. È chiaro che anche quello può contribuire al contenimento dei contagi ma il problema è solo uno: se le persone sono decise a comportarsi correttamente allora il rischio è molto ridotto e che vadano a casa alle 22 o alle 23 non cambia granché, se invece - ammonisce - le 23 viene considerato un 'liberi tutti' è diverso. Ma purtroppo l'andazzo mi pare quello del 'liberi tutti' e purtroppo c'è qualcuno che con un certo grado di irresponsabilità ergendosi a paladino degli imprenditori e dei ristoratori soffia sul fuoco e questo non è condivisibile».

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