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Tutti i proverbi trentini di aprile

L'aprile "aprilét, ogni dì 'n sguazét" è ricco di rimandi alla tradizione popolare: ecco i proverbi del mese tra vigne, castagne ed impermeabili

Primavera: un tempo particolarmente importante per il calendario della cultura popolare, legato ad antichi riti e perfino dolci stagionali. Come sempre i proverbi non sono da meno: se "al sol de marz e a l'amor de le putèle non se ghe crede" il saggio trentino ad aprile sa che le temperature primaverili possono rapidamente abbassarsi. Il detto nazionale "aprile non ti scoprire" è declinato in Trentino con il più poetico "aprìl, no te deslezerir de 'n fìl", ovvero non ti alleggerire di un filo (di lana). Prima di levare la maglia di lana il saggio trentino guarda la Vigolana, la montagna a sud di Trento, dove la nei mesi invernali disegna la sagoma di un'orsa e "finché gh'è l'orsa en Vigolana non sta cavarte la maia de lana".

Meglio non farsi sorprendere, come in questa primavera 2021, dal possibile ritorno del freddo e della neve: "se te g'hai 'n bòn zòc sàlvelo per l'aprìl" recita un altro detto. Ovvero: meglio tenere un po' di legna per tutto il mese di aprile, non si sa mai. C'è poi la pioggia che un tempo trasformava le strade di campagna in sentieri di fango tanto da far affondare il carro fino all'assile: "aprìl fin a la 'sil" si dice ancora, anche se tanti ormai non sanno più collegare il detto al significato originario essendo spariti sia i carri che le strade di terra battuta.

La pioggia è la grande protagonista del mese, in senso positivo ma non per tutte le colture. Se è vero che "la pioza de aprìl la 'mpianta 'l feniìl", cioè produce molta erba da foraggio, è anche vero che "se le vigne le buta de aprìl no se 'n fa gnanca 'n barìl". Una crescita precoce della vigna non porta buoni risultati. Discorso opposto per il castagno: "se le castagne le fiorìs de aprìl te vai a tòrle col car e co 'l 'sil". Un raccolto abbondante in autunno.

Una coltura un tempo molto diffusa in Trentino ed oggi sparita era quella del baco da seta, le cosiddette "galete", che venivano messe a dimora nelle tenere foglie di gelso proprio in questo periodo, anzi esattamente il 25 aprile: "chi vòl na bòna galeta de san Marc la meta". Per quanto riguarda l'allevamento la saggezza popolare ci ha lasciato in eredità solamente il misterioso detto: "de aprìl la pegora gode e l' porco 'l ziga". 

C'è poi il giorno cruciale di san Giorgio, un vero e proprio "test" ad un mese dall'inizio dela primavera, con la tanto temuta siccità: "la suta de san Zorz la magna la pàia e anca l'òrz". Il giorno dedicato al santo che combattè il drago è il 23 aprile. In quel giorno non deve esserci nè siccità nè pioggia: "se 'l tonéza prima de san Zorz, quaranta dì de inverno", significa che farà freddo anche a maggio. L'appuntamento successivo per giudicare l'andamento della stagione è quello del 5 maggio, san Floriano, che può essere "con la spiga in mano" se asciutto, oppure portatore di sventure se bagnato: "se 'l piòve 'l dì de san Floriàn per quaranta dì se porta 'l gabàn". Noi contemporanei nel "cambio stagione" ricordiamoci di non mettere da parte il "gabàn", ovvero l'impermeabile. Non si sa mai. 

I proverbi citati in questo articolo sono presi dal volume "Proverbi de Trènt" di Walter Pedrotti, edizioni Demetra

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