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Tutti i proverbi trentini sulla neve

Da Santa Bibiana a "l'ultim de 'l an", che è sempre San Silvestro, passando per la festa di San Tomè, quando "le bele le se core dré" e naturalmente Natale da passare rigorosamente tra "fòc e bocàl". Tutti i proverbi trentini sull'inverno, tra galli, rami di salice, lune e neve che non arriva

Oggi, 2 dicembre 2020, in Trentino nevica. La nevicata arriva da sud e caratterizzerà sicuramente la prima settimana di dicembre. In ossequio al proverbio dovremmo dire che caratterizzerà tutto il mese. Il 2 dicembre, infatti, si festeggia santa Bibiana. E "'l temp che fa a santa Bibiana 'l dura trenta dì e 'na stimana". Un tempo la neve precoce era cosiderata di buon augurio: "se fiòca su la foia fa 'n inverno che fa voia", dice il saggio, ma bisogna anche tener conto che "la néf dezembrìna l'è ladra e sasìna". Così si diceva in tempi in cui la neve era più una scocciatura che una risorsa economica in chiave turistica.

Non resta che asettare la luna "giusta", se è vero che "la luna la spaza", ci sarà anche cielo sereno. Insomma un "dezembrìn canàia e birichìn" come dicevano i saggi un tempo, e rivolgendosi ai più piccoli, che a quei tempi indossavano i calzoncini corti anche d'inverno, li consolavano dicendo che se "fin a Nadal fret no 'l fa, braghe d'istà, dopo Nadal fret pasà... braghe d'istà".

Anche le giornate iniziano ad allungarsi dopo Natale, poco a poco, "de 'n pas de gal", tanto quanto un passo di gallo. Prima però ci sono i giorni più corti dell'anno: "da Santa Bibiana (2 dicembre) l'ors 'l va 'n la tana", "de Santa Luzia (13 dicembre) 'l frèét 'l cruzìa" ovvero il freddo crocifigge, e infatti a Natale è consigliato rimanere a festeggiare al caldo, "da Nadal fòc e bocàl". 

Poco tempo per riposare, anche durante le feste: se è vero che un tempo l'inverno era il periodo di riposo dalle fatiche dei campi non vuol dire che in casa vi fosse meno da fare. Si approfittava del tempo libero per intagliare oggetti in legno, riparare gli attrezzi, e filare la lana ricordando sempre che "chi avanti Nadal no fila, dopo Nadal sospira". 

Molto usata nei provebi anche la festività di San Tomè, ovvero San Tommaso, il 29 dicembre, quando "tute le bèle le se core dré", tutte le belle si rincorrono. Per quale motivo? Dimenticato il santo, dimenticato il proverbio: il senso rimane misterioso. Probabilmente il 29 dicembre era considerato la data fatidica per fidanzarsi, in vista dell'annuncio ufficiale di marzo. O forse le belle corrono a farsi ancora più belle in vista di San Silvestro che "l'è sempre l'ultim de l'an".

E l'anno nuovo come sarà? Meteorologicamente parlando i saggi di un tempo avevano dei rilevatori naturali, come i rami dei salici: "stròpe longhe, inverno lonch", "an de vespe, an de néf" e di conseguenza "tanta néf, tante nosèle". Riferimento imprescindibile la Luna: "se la gh'a la corona cambia 'l tèmp", ma bisogna sapere guardare bene, perchè "chi de luna no sa, de luna no zèrca". 

Tutti i proverbi contenuti nell'articolo sono presi dal libro "Proverbi de Trènt" di Walter Pedrotti, Edizioni Demetra

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