La protesta dei lavoratori dello spettacolo: "Siamo fermi, non vediamo prospettive"

Teatri chiusi, e qualcuno pensa di non riaprire più. Partite Iva dello spettacolo a terra: "Siamo fermi al bonus di maggio"

La protesta dei lavoratori dello spettacolo oggi a Trento

Attori, ballerini, gestori di teatri, musicisti ma non solo. C'è tutta la parte tecnica: fonici, lucisti, elettricisti, costumisti. E' lungo e variegato l'elenco dei professionisti dello spettacolo che venerdì 30 ottobre, come in molte altre città d'Italia, si sono ritrovati anche a Trento sotto al Commissariato del Governo per denunciare una situazione che non è più sostenibile. Ad accumunarli non è solo l'arte, purtroppo, ma anche la precarietà.

Una precarietà strutturale, che caratterizzava tutto il settore anche prima della pandemia ovviamente, e che si è rivelata esplosiva con il primo lockdown. Ora, con la chiusura dei teatri e delle manifestazioni ed in vista di un possibile secondo lockdown, i lavoratori dello spettacolo sono in un limbo. Vengono da sette mesi a rddito zero, e ne vedono davanti altrettanti. 

"Non siamo qui per chiedere solamente la riapertura dei teatri, come qualcuno ha detto, ma per una riforma seria di tutto il settore - ci spiega Marta Marchi, attrice -. Chiediamo che le risorse del Recovery Fund siano impiegate nel mondo dello spettacolo prima di tutto per salvare l'aspetto occupazionale. Di fatto siamo fermi dal primo lockdown: la riapertura dei teatri e degli eventi il 15 giugno è stata una falsa ripartenza, molte manifestazioni erano già saltate, le produzioni hano puntato più che altro ai grandi nomi, per non parlare della riduzione del pubblico. Molti già in estate erano in una situazione disastrosa, avendo ricevuto solamente il bonus di aprile e maggio".

Una realtà fatta di partite Iva, di contratti a chiamata, e naturalmente di lavoro nero. "Quello che non viene riconosciuto all'esterno è che l'intero settore va regolarizzato - ci dice Giovanni Gislimberti, tecnico audo -. E' un lavoro ad intermittenza, chi è fortunato ha ingaggi di qualche settimana, ma il più delle volte si lavora ad eventi singoli. In questo ambito è facile che si creino zone di "grigio". Le tournèe estive sono saltate, ora i teatri sono nuovamente chiusi. Siamo fermi e non vediamo prospettive".

Presenti alla manifestazione anche le associazioni che gestiscono i teatri cittadini, come il Teatro di Villazzano, dove la stagione stava partendo pochi giorni prima della chiusura, ed il Teatro San Marco, che ha lanciato addirittura una raccolta fondi per farcela. Tra i manifestanti anche i gestori dei circoli Arci di Trento, Arsenale e Cafè de la Paix, ancor più colpiti dal Dpcm perchè, come circoli, l'attività di bar viene riconosciuta solamente come propedeutica a quella associativa, condannandoli quindi alla chiusura totale. Il mantra "chiudere adesso per lavorare domani", sembra purtroppo non valere per il mondo della cultura, che non vede la luce in fondo al tunnel. 

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