Lunedì, 27 Settembre 2021
Attualità Pinzolo

Rsa, una petizione per riaprirle: superate le 1200 firme

Il desiderio di queste due donne è di riabbracciare le loro madri e di tornare a una normalità necessaria

Due donne, due figlie di ospiti di Rsa (Residenze sanitarie assistenziali) si battono perché le strutture vengano aperte e le distanze con i loro familiari accorciate. Martina Turri e Alessandra Carli, figlie di Manuela e Venanzia, ospiti della Rsa di Pinzolo, hanno lanciato una petizione su change.org di raccolta firme per questa causa. Una petizione che al mattino del 16 aprile aveva già superato le 1200 firme di sostegno, con un massimo di 1500 da raggiungere. 

«Portiamo alla Vostra cortese attenzione con questa lettera il grido soffocato di molte famiglie che da più di un anno vivono la separazione dai propri famigliari ospiti di Rsa» si legge nella lettera pubblicata sul portale di raccolta firme. «Alla luce dello studio recentemente presentato dal dott. Dal Bosco in data 8 aprile 2021, rispetto all’analisi degli effetti dopo la riapertura a inizio marzo 2021 delle visite in presenza nelle quattro Rsa pilota di Nomi, Povo, Avio e Cavedine, risulta inaccettabile il rapporto tra l’attuale rischio biologico di contagio verso gli effetti deleteri del perdurare della separazione tra gli ospiti delle strutture e i loro affetti».

Dalla possibilità di riaprire in sicurezza, alla necessità di relazioni, di vedere i propri familiari e tornare, almeno gradualmente, a una vera normalità. «Si legge che la chiusura (o l’apertura con il medium artificiale) va a braccetto con disturbi comportamentali» scrivono le due donne, «dell’alimentazione, dell’umore, dell’alternanza sonno-veglia, stress, depressione, senso di abbandono, lasciarsi andare. Si capisce che se da una parte le strutture hanno fatto di tutto per garantire innanzitutto la sicurezza degli ospiti e i loro bisogni primari, e per questo va rivolto grande encomio, dall’altra l’isolamento con l’esterno ha portato ad una sterilizzazione della dimensione affettiva, relazionale e dunque umana».

Le due donne citano nella lettera esperti e studi in merito alle cosneguenze delle restrizioni per contrastare il contagio: «Scrive a tal proposito lo psichiatra Carlo Andrea Robotti del “distacco da un mondo che era vita, solo perché popolato di affetti vivi e con le persone con cui hanno vissuto e con le quali devono poter continuare a vivere di emozioni e affetti condivisi”. Dunque, se la stragrande maggioranza degli ospiti ha ricevuto entrambe le dosi vaccinali, se crediamo che il vaccino funzioni, se mettiamo in atto tutte le procedure quali termoscanner, igienizzazione, distanziamento e utilizzo dei dpi, se prendiamo atto del risultato del modello presentato dal dott. Dal Bosco che ci dice che le attuali possibilità di contagio rispettando le procedure di sicurezza sono pari a 2 su 1 milione, perché e cosa stiamo aspettando per aprire verso una normalità di relazione? Siamo consapevoli che tra i diritti universali dell’uomo c’è il diritto alla famiglia? Siamo consapevoli che oltre alla salute fisica è doveroso salvaguardare anche quella psichica, di soggetti peraltro già deboli?».

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