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Un passaporto vaccinale e il green pass per tornare a viaggiare

America e Gran Bretagna valutano il modello cinese, mentre l'Ue prosegue su una strada diversa

Un certificato, digitale o cartaceo, che provi di attesti che la persona ha ricevuto il vaccino. A lanciarlo, per prima nel mondo, è la Cina. Il documento è già disponibile per i cittadini cinesi che lo richiederanno attraverso la piattaforma WeChat. Lo scopo di questa novità, ha spiegato il ministero degli Esteri di Pechino, sarebbe quella di "aiutare a promuovere la ripresa economica mondiale e a facilitare i viaggi oltre confine".

Come funziona

Su questo nuovo certificato c'è un codice Qr che consente alle autorità degli altri Paesi di ottenere le informazioni sanitarie dei turisti provenienti dalla Cina, spiega l'agenzia statale Xinhua. In Cina questo sistema viene già utilizzato dalle persone accedere ai trasporti e ad altri luoghi pubblici. Tramite app dedicate vengono tracciati gli spostamenti dei cittadini che producono anche un codice "verde" se l'interessato non è stato in stretto contatto con persone infette o non ha viaggiato in zone a rischio.

Si tratta di un documento assolutamente non obbligatorio ed è il primo di questo tipo emesso al mondo. Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna stanno valutando questa idea, mentre l'Ue lavora su un 'green pass' per permettere ai propri cittadini che siano stati vaccinati di muoversi liberamente all'interno e all'esterno dei confini europei.

Il passaporto vaccinale dell'Unione europea per l'estate

Come riporta Today, il passaporto allo studio per gli spostamenti dei cittadini dei Paesi dell'Unione europea e prova dell’avvenuta vaccinazione (o i risultati dei test per coloro che non hanno avuto ancora accesso alle campagne nazionali) è ancora un'ipotesi. Il 17 marzo verrà formalizzata dalla Commissione Ue una proposta sul “passaporto” digitale pensato per favorire la mobilità internazionale in vista dell’estate. È un balzo in avanti del dossier contro cui diversi Stati membri di peso hanno fatto muro nelle scorse settimane, segno che le pressioni per autorizzare spostamenti fisici garantendo sicurezza guadagnano mano a mano terreno.

Arriverà sul tavolo dei leader al vertice di fine marzo un pacchetto normativo che, secondo le indicazioni fornite dal vicepresidente Margaritis Schinas, avrà valore legale sulla base di quella parte dei Trattati che regola la libera circolazione nell’Unione. Ci sono, però, tempi tecnici da rispettare, stimabili in 2-3 mesi. Bruxelles punta a lavorare con organismi internazionali come Oms, Ocse e Iata per fare in modo che il “green pass” venga riconosciuto anche al di fuori dell’Ue, ma non è scontato che ciò possa succedere. Una priorità per l'estate sarebbe quella di rendere di nuovo l’Europa una destinazione di viaggio sicura non appena i dati sull’incidenza del virus lo consentiranno.

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