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Pandemia ma non solo: al Centro di Solidarietà richieste aumentate del 56%

Più di 200 le famiglie assistite, si va dal cibo all'aiuto psicologico. Presentato il progetto CiSiamo, c'è anche una campagna di crowdfunding

Più di 200 famiglie assistite ogni mese (209 nell'ultimo aggiornamento, ed il numero cresce di 6-7 unità ogni 30 giorni), il 56% in più rispetto al dato pre-pandemia. Ma anche 140 volontari, nella maggior parte giovanissimi, che solo nel 2020 hanno distribuito qualcosa come 60mila chili di alimenti. Numeri che celano storie di persone: uomini, donne, italiani, stranieri, single, ragazze con figli. C'è un mondo, quello delle nuove povertà, che anche a Trento sta esplodendo. Pesa ovviamente l'impatto della pandemia, soprattutto sui nuclei monoreddito. Problemi economici ma non solo: "Uno dei problemi principali è la solitudine" racconta Eloisa Modena, responsabile del progetto CiSiamo per il Centro di Solidarietà di Trento.

Proprio da queste nuove esigenze nasce CiSiamo, un nuovo progetto nato a seguito della pandemia per dare risposte alle nuove povertà, e presentato in conferenza stampa nella mattinata di martedì 12 ottobre. Sì, perché non basta più il pacco alimentare (che comunque arriva puntualmente ogni mese alle famiglie che ne fanno richiesta grazie alla collaborazione con il Banco Alimentare): ora c'è bisogno anche di ascolto psicologico, sostegno nella ricerca del lavoro o nel disbrigo di pratiche per accedere a bonus e welfare offerti dagli enti locali.

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Un progetto che non è solo assistenzialismo, ma spinta verso nuovi obiettivi: "L'obiettivo è quello di cercare di instradare le persone su un percorso virtuoso" dice la Modena. Col tempo si è anche ampliata la rete delle persone aiutate: inizialmente l'assistenza girava intorno alla zona di Gardolo, ma ora le consegne dei pacchi (cibo ma anche prodotti per la cura della persona come saponi, spazzolini e dentifrici) riguardano tutta la città di Trento, con qualche caso anche nella Valle dei Laghi e in Valsugana.

Nuove povertà che riguardano non solo persone disoccupate, ma anche chi un lavoro ce l'ha. Piccoli artigiani, piccoli negozi, tutte attività messe in ginocchio dal Covid. Per le donne poi, il problema è stato quello di conciliare la cura dei bambini con la necessità di andare a lavorare, con il risultato che tante sono state licenziate. Anche per aiutare questa realtà, il Centro di Solidarietà ha aperto una campagna di crowdfunding alla quale si può contribuire donando a questo link.

Durante la conferenza di presentazione, l'assessore provinciale alla salute e politiche sociali Stefania Segnana ha parlato di "un progetto importante", che va nella direzione di "dare aiuto e ascolto alle famiglie in difficoltà". "Grazie per l'impegno - ha aggiunto Segnana, rivolgendosi agli attori coinvolti - sia nel portare avanti l'iniziativa ma anche per averla costruita in fase progettuale. C'è senza dubbio la volontà di portare a termine gli obiettivi, di raccogliere risorse per restituirle alla comunità". Con esempi come questo, ha concluso l'assessore, "il Trentino dimostra di avere un forte tessuto sociale che crede nel volontariato e nell'aiuto a chi ha bisogno".

L’assessore comunale alle politiche sociali Chiara Maule nel suo intervento ha posto l’attenzione sul tema della competenza: "Fare la carità è una cosa che tutti possono fare ma per farla efficacemente bisogna trovare il linguaggio giusto, un linguaggio comune per potersi approcciare alle povertà che sono varie: non è povero solo chi non ha soldi. Il Comune di Trento è impegnato per capire qual è il metodo migliore per dialogare con più persone possibili”

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