Orsi trentini: due attiviste in sciopero della fame

L'associazione Animalisti Italiani Onlus: «Stefania e Barbara rappresentano ognuno di noi, loro sono due attiviste per i diritti degli animali, un impegno che dura da molti anni»

Due donne, due animaliste, dal 21 settembre sono in sciopero della fame. Si idratano con acqua e tisane, nient’altro. Le due animaliste Barbara Nosari e Stefania Sbarra hanno optato per una forma di protesta nonviolenta e di forte sensibilizzazione per quello che sta avvenendo in Trentino: tre plantigradi sono rinchiusi nel recinto del Casteller e altri sono ricercati, «perfino con ordine di abbattimento». A puntare nuovamente i riflettori sulla vicenda è l'associazione Animalisti Italiani Onlus che appoggia e sostiene la protesta in atto da parte delle due donne: «Stefania e Barbara rappresentano ognuno di noi, loro sono due attiviste per i diritti degli animali, un impegno che dura da molti anni».

Il presidente della provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, ha emesso un'ordinanza il 5 ottobre dove rende inefficaci gli effetti della precedente del 27 agosto, dove disponeva la cattura e la detenzione di orsi potenzialmente pericolosi per la popolazione che si fossero avvicinati ai centri abitati dei comuni di Andalo e Dimaro Folgarida. «Una mossa che ci sembra puramente strategica, ennesima presa in giro nei confronti dei poveri orsi che continuano a restare prigionieri senza colpa - affermano gli animalisti -. Gli orsi sono stati reintrodotti in Trentino dal progetto Life Ursus, finanziato in parte dall’Italia e dall’Unione Europea, trovando anche l’approvazione di quelle categorie politiche e istituzionali che ora lo demonizzano, ad iniziare appunto dalla Provincia Autonoma di Trento.

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Le due coraggiose donne stanno proseguendo lo sciopero della fame ad oltranza e sino a quando non cesserà la «strategia del terrore» adottata dalla provincia trentina. Gli animalisti rivolgono importanti parole di accusa verso la gestione degli orsi da parte della provincia: «Ignoranza senza confini ed incompetenza in materia di salvaguardia della fauna selvatica locale caratterizzano l’operato del presidente della provincia di Trento. Non dimentichiamo mai che i veri abitanti dei boschi sono gli animali non umani, e tra questi proprio l’orso. Sosterremo la loro lotta non solo con questa comunicazione di supporto, ma procedendo per vie legali e attraverso manifestazioni continue in tutti i luoghi di pubblico interesse».

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