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Mercoledì, 12 Giugno 2024
La questione / Baselga di Pinè

Niente Olimpiadi? Patt: "No 'contentini', ma accordo di programma con Pat e Coni per il rilancio dell'Altipiano”

Simone Marchiori e Bruno Grisenti del Patt vogliono da subito un accordo per il territorio

Vacilla ancora nel buio la questione del coinvolgimento o dell'estromissione di Baselga di Pinè dai Giochi Invernali 2026, ma c'è già chi chiede garanzie ferree sul territorio. Se davvero le Olimpiadi si dovessero allontanare dal Trentino, il Patt vuole un accordo per il rilancio dell’Altopiano di Piné. Pretesa messa nero su bianco a gennaio e con la quale Simone Marchiori e Bruno Grisenti del Partito autonomista trentino tirolese cercano di tenere accesi i riflettori su un territorio in cui comunità e associazioni sportive legate al ghiaccio hanno creduto e tutt’ora credono nelle loro capacità di portare avanti questo progetto molto grande, che vedrebbe gli occhi del mondo sul Trentino.

"Sono passati solo pochi mesi, un paio, dall'approvazione in consiglio comunale del progetto che doveva vedere sbarcare i 5 anelli olimpici a Piné, ma sembra davvero un'era geologica fa: pare ormai scontato, infatti, che la rinuncia alla competizione olimpica sia un dato di fatto, con il trasferimento a Torino delle gare previste" si legge nella nota del Patt.

Serve chiarezza su questo rapido e incompreso cambio di marcia. "La mancanza dei tempi tecnici per la costruzione della grande struttura coperta doveva essere messa in conto già prima - sottolineano i consiglieri -, mentre la sostenibilità dell'impianto era già sotto la lente d'ingrandimento nonostante le ripetute rassicurazioni della Provincia. Come Patt ci siamo sempre battuti affinché, un evento importante come le Olimpiadi, rappresentasse veramente un punto di rilancio per il turismo dell'Altopiano in grado di generare ricadute a 360 gradi e di portare investimenti che dessero risposte a numerose esigenze e problematiche aperte e non fossero, quindi, limitate alla realizzazione dell'ovale coperto. Le Olimpiadi, insomma, pur concentrandosi sul ghiaccio, dovevano essere solo il primo passo per andare a investire su ambiente e montagna".

Forte la delusione del partito nel constatare che: "La rinuncia appare ormai inevitabile, non possiamo che condividere la delusione e la rabbia di una Comunità che si vede portar via un'occasione di sviluppo". Marchiori e Grisenti spingono però verso un rilancio della partita. "Se Olimpiadi non saranno, Piné deve pretendere la sottoscrizione di un accordo di programma che veda comunque un cospicuo investimento per il territorio, gli sport e il turismo. L’organizzazione di alcuni eventi legati agli sport su ghiaccio sembra solamente un contentino per evitare polemiche".

E non risparmiano il Coni, Marchiori e Grisenti che, anzi, affermano: "A nostro modo di vedere, per prima cosa, va richiamato il Coni alle sue responsabilità: nonostante le criticità fossero note da tempo, l'ente guidato da Malagò aveva comunque affermato di battersi per Piné. Adesso deve essere il primo a confermare degli investimenti nella località trentina: prima di parlare di gare e manifestazioni, vanno sistemati gli impianti".

E non solo al Coni, l’appello a prendersi cura della realtà è esteso anche alla Provincia che: "Deve investire sull'Altopiano delle cifre in grado di generare ricadute positive per sport e turismo - per i Marchiori e Grisenti -. Soprattutto in ottica di destagionalizzazione delle presenze. Come autonomisti avanziamo già ora dei suggerimenti sulle priorità di intervento su cui puntare l'attenzione: a partire dal Rifugio Tonini, vera incompiuta del turismo montano, passando per le criticità che da tempo affliggono i laghi dell’altipiano e a cui diventa prioritario dare risposte concrete se si vuole garantire presenze turistiche durante tutto l’anno. Ma possiamo parlare anche del collegamento ciclabile con la Valsugana e molte altre partite strategiche su cui, se si tiene davvero ai pinetani, va spostata l'attenzione. Anche in questo caso un esempio lo si può trovare facilmente nel ripristino ambientale e paesaggistico dei boschi che, dopo Vaia, stanno facendo i conti con i pesanti danni del bostrico".

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