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Mercoledì, 18 Maggio 2022
Attualità

Obbligo vaccinale per gli over 60 al vaglio del governo. I numeri del Trentino

Mercoledì pomeriggio (a meno di rinvii) il consiglio dei ministri valuterà nuove misure: possibili novità per la scuola in presenza e lo smart working

Grande attesa per il consiglio dei ministri che (condizionale d'obbligo) dovrebbe avere luogo mercoledì pomeriggio, subito dopo la cabina di regia. Sul tavolo ci sono una serie di nuove misure per frenare l'impennata dei contagi causata dalla variante Omicron. Si parlerà di estensione del super green pass, obbligo vaccinale per categorie più fragili e over 60, nuove regole per la scuola in presenza e per lo smart working nella pubblica amministrazione.

Vediamo i numeri del Trentino, a partire dall'eventuale obbligo vaccinale per chi ha più di 60 anni. Una categoria che, stando alle ultime rilevazioni dell'Istituto provinciale di statistica, include poco meno di 160mila persone. Di queste (qui i dati sono dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari), quasi 150mila hanno almeno la seconda dose, e 112mila la terza, con quest'ultimo dato che verosimilmente dovrebbe aumentare man mano che la campagna vaccinale proseguirà. Poco più di 10mila gli ultra sessantenni che non si sono ancora vaccinati contro il covid. La maggior parte (circa 6500 persone) nella fascia 60-69.

Nel frattempo, anche in provincia, continua il dibattito sulla scuola in presenza: sia il presidente Maurizio Fugatti che l'assessore Mirko Bisesti si sono detti irremovibili sulla volontà di riprendere con la didattica in aula dal 7 gennaio. Sul fronte smart working la Fp Cgil del Trentino, tramite il segretario Luigi Diaspro, aveva recentemente chiesto di tornare al lavoro da casa "per contenere la crescita dei contagi".

Nuovo decreto Covid: cosa cambierà

Today ricostruisce il dibattito all'interno del governo nazionale. L'opposizione ferma della Lega spacca la maggioranza sul certificato rafforzato per tutti i lavoratori. Una misura che sembrava ormai certa, il Super Green Pass, ora lo è meno. Martedì sera quindi nella bozza di decreto era stato inserito appunto l’obbligo per gli over 60, cioè le persone più fragili, che se infettate rischiano forme gravi, se non mortali, di Covid. Ma la strada è in salita: davvero sono in arrivo sanzioni a chi non si metterà in regola - in caso di obbligo vaccinale - ad anziani, prevalentemente pensionati? È lecito dubitare che si opterà per quella direzione. Contro l'obbligo vaccinale agli over 60 si è tra l'altro già schierata Forza Italia.

Più concreta in questo momento la possibilità di mettere l’obbligo solo ad alcune categorie di lavoratori, quelle che sono a contatto con il pubblico. Agire sui lavoratori invece renderebbe comunque molto più facile applicare la sanzione, che sarebbe la sospensione dello stipendio. È quello che già accade con gli operatori della sanità, della scuola e delle forze dell’ordine.

Il premier Mario Draghi sarebbe rimasto molto sorpreso dal niet di Giancarlo Giorgetti al Super Green Pass generalizzato sul lavoro. Molte aziende - questo il ragionamento del "cervello" della Lega -, non saprebbero come sostituire i lavoratori no-vax, in primis nella logistica. Sono ben organizzate con i tamponi, perché mandare tutto all’aria? 

Il governo "ha il dovere di spiegare in modo chiaro e trasparente l'attuale situazione epidemiologica, chiarendo le ragioni e gli obiettivi che si vorrebbero raggiungere con le eventuali nuove misure restrittive, così da poter mantenere saldo il rapporto di fiducia e assicurarsi il pieno coinvolgimento dei cittadini". Così Giuseppe Conte martedì all’assemblea M5S. "Si preannuncia, infatti, il quinto decreto-legge in poche settimane e questo alimenta una certa confusione e la sensazione che i nuovi sacrifici che si imporrebbero ai cittadini potrebbero non essere commisurati agli attesi benefici, anche perché la soglia dei cittadini vaccinati è già alta: 89% di vaccinati con prima dose e 86% con la seconda, se si ragiona della popolazione vaccinabile. Una puntuale informazione vale anche a evitare che si alimentino nuove sacche di diffidenza e quindi di resistenza tra la popolazione".

Se l'obiettivo è la chiarezza, se l'obiettivo è un decreto di facile applicazione, allora non ci sarà alcun Super Green Pass per lavorare. Migliorare la norma sulle sostituzioni del personale assente, limitate alle aziende con meno di 15 addetti (si starebbe ragionando su applicare la disposizione anche alle aziende oltre i 15 addetti), non è una strada agevole. E poi c'è ancora un altro punto. Se si impone l’obbligo vaccinale "di fatto" ai lavoratori, l'obbligo dev’essere esigibile subito. Ovvero, uno deve potersi vaccinare andando al primo hub o nel giro di pochi giorni. Non ovunque i tempi sono così rapidi, anzi. Chi prenota ora la terza dose spesso viene rimandato a fine mese. 

Nel mondo imprenditoriale le valutazioni sono divergenti. I grandi gruppi sono già pronti per un eventuale Super Green Pass sul lavoro, mentre le Pmi sembrano le più preoccupate dal vaccino obbligatorio per i lavoratori. Dovranno implementare i controlli e temono che si creino disservizi. "Non sarà un provvedimento indolore", spiega Mauro Bussoni, segretario generale della Confesercenti. "Ci sono già molte persone positive o in quarantena e organizzare il lavoro in queste condizioni, o prevedere le sostituzioni di chi non vuole vaccinarsi, non sarà semplice", sottolinea alla Stampa. Settori come il commercio e il turismo sono destinati a soffrire di più per colpa dei No vax: "In questi ultimi giorni ho ricevuto diverse telefonate, a esempio un albergatore mi ha detto che il Super Green Pass obbligatorio per i dipendenti lo metterà in grande difficoltà". La Confesercenti auspica soluzioni snelle per le sostituzioni.

Le regioni hanno avanzato al governo la richiesta dell'obbligo vaccinale per tutti i lavoratori e per i soggetti più fragili che ancora non hanno fatto il vaccino per scelta. Dibattito aperto.

Smart working: in arrivo una circolare, non un decreto

Nei prossimi giorni potrebbe arrivare una circolare del ministro della PA Renato Brunetta, anche in forma congiunta con il ministro del Lavoro Andrea Orlando, per ricordare ai datori di lavoro pubblici e privati tutto lo spazio aperto dalle regole già in vigore per lo smart working. Nessun decreto su questo tema: si va avanti con le regole esistenti.

L'idea sarebbe quella di imporre il lavoro a distanza nella pubblica amministrazione utilizzando le regole che già esistono e prevedono che la maggioranza dei lavoratori restino comunque al loro posto. Non si torna a un anno fa, con lo smart working diffuso. Probabilmente quindi, scrive oggi Repubblica,  con una circolare si disporrà l ’uso più esteso possibile dello smart working, che riguarderebbe cioè il 49% dei lavoratori del settore pubblico. Dal ministero si spiega che l’idea è quella di usare la flessibilità già prevista dalle regole esistenti. Le amministrazioni possono programmare "rotazione di personale settimanale, mensile, plurimensile" anche tenendo conto dell’andamento dei contagi. "Il lavoro agile di massa non è più giustificato e ci sono tutti gli strumenti, comprensivi di diritti e di tutele per i lavoratori e per gli utenti dei servizi pubblici, che garantiscono ampia flessibilità organizzativa alle singole amministrazioni", spiegano dal ministero. Non è chiaro se la stessa circolare richiamerà anche il settore privato.

In casa M5S, Giuseppe Conte considera eccessive le timidezze sullo smart working. Sul punto era tornato già nel video del 30 dicembre. Il ricorso al lavoro da remoto è "una condizione preliminare" per prendere ulteriori restrizioni e definisce "inaccettabile averla dismessa proprio in questa fase della pandemia". Anche il capodelegazione e ministro del Lavoro Andrea Orlando è intenzionato a chiedere a Draghi di farsi garante di una riflessione comune per "deideologizzare" la discussione e togliere in modo più o meno netto e ufficiale al ministro Brunetta l'egemonia sul tema.

Altre crepe, nemmeno troppo sottili, in una maggioranza che secondo Giorgetti e molti altri avrebbe ormai esaurito la spinta propulsiva. E se al premier viene a mancare proprio il sostegno totale e convinto di quel Giancarlo Giorgetti che aveva sempre interpretato un’altra Lega, pragmatica, orientata al buon governo, incline al compromesso, vuol dire che tira davvero una brutta aria in maggioranza. Se poi Giorgetti diventa il primo degli scettici, vuol dire che l'esecutivo naviga a vista, più che mai in passato.

Cosa cambia di sicuro tra cinque giorni

Nuovo decreto o meno, ci sono già certezze. Super green pass Italia non solo per trasporti e mezzi pubblici, ma anche alberghi, ristoranti all'aperto, piscine, piste da sci. Scatta il conto alla rovescia per l'obbligatorietà del certificato verde rafforzato a partire dal prossimo 10 gennaio, una stretta arrivata il 29 dicembre scorso con un nuovo decreto del Cdm.

Più in dettaglio, Super Green Pass necessario per utilizzare i mezzi di trasporto pubblico locale e regionale. Dal 10 gennaio il certificato verde rafforzato sarà esteso quindi ad alberghi e ristoranti all'aperto. Fino alla cessazione dello stato di emergenza, spiegano fonti governative, si amplia l’uso ad un serie di altre attività: alberghi e strutture ricettive; feste conseguenti alle cerimonie civili o religiose; sagre e fiere; centri congressi; servizi di ristorazione all’aperto; impianti di risalita con finalità turistico-commerciale anche se ubicati in comprensori sciistici; piscine, centri natatori, sport di squadra e centri benessere anche all’aperto. Il Super green pass verrà applicato anche a centri culturali, centri sociali e ricreativi per le attività all’aperto.

Inoltre, e sempre a partire dal 10 gennaio, il decreto prevede che le capienze saranno consentite al massimo al 50% per gli impianti all’aperto, compresi gli stadi, e al 35% per gli impianti al chiuso.

Fonte: Today.it

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