A Trento processati in 8 per 'ndrangheta, il legale: "'Uova' non era codice per 'droga, accusato le comprava in un maso bio'"

Udienza del riesame per quasi metà degli arrestati

Repertorio

Al tribunale del riesame di Trento si sono svolte le udienze a carico di 8 dei 20 uomini arrestati nell'ambito dell'indagine Freeland sulla presenza della 'ndrangheta a Bolzano.

Droga, armi, rapporti diretti con i clan in Calabria: ecco le intercettazioni dell'operazione "Freeland"

Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo mafioso e finalizzata al traffico di stupefacenti, concorso esterno, estorsione e spaccio. I loro avvocati hanno chiesto oggi la scarcerazione dei loro assistiti, contestando il quadro accusatorio.

"In un'intercettazione - afferma ad esempio l'avvocato Marco Ferretti - si parla di uova e di capretti, pensando che fossero parole in codice per indicare gli stupefacenti, ma posso dimostrare che il mio assistito si riferiva proprio alle uova, visto che faceva acquisti in un maso biologico". Nei prossimi giorni i magistrati stabiliranno se accettare le richieste di scarcerazione o meno. Il 30 giugno è in programma un'udienza al tribunale del riesame per altri 8 indagati. 

L'operazione Freeland

La Procura di Trento, nel presentare l'operazione denominata "Freeland", parla di una vera e propria 'ndrina a Bolzano protagonista di una "scalata criminale" che ha portato il gruppo, negli anni, a diventare "egemone della piazza di spaccio" in città. "Le indagini - spiega la Procura - hanno permesso di mettere in evidenza come la compagine 'ndraghetista altoatesina, una volta divenuta egemone nella gestione dello spaccio, abbia stretto alleanze con la criminalità locale e del Triveneto, utilizzata per lo smercio della droga nonché per l’approvvigionamento di armi".

Al vertice della cellula locale altoatesina è stato individuato un sessantenne originario di Delianuova, località in provincia di Reggio Calabria e sede di un clan locale, ma da molti anni residente a Bolzano. Era titolare di una ditta di costruzioni, e fittiziamente di un bar utilizzato per gli incontri tra gli esponenti del gruppo bolzanino. In aggiunta ad una serie di reati tra cui l’associazione mafiosa, il traffico di droga e la detenzione illegale di armi, all'uomo è stato contestato il reato di bancarotta fraudolenta, perché si sarebbe appropriato indebitamente del denaro della ditta di costruzioni, di cui era amministratore, dichiarata fallita.

La cocaina era il "core business" della banda, che si è però resa protagonista anche di inquietanti episodi di estorsione e di possesso di armi. Nel corso delle indagini in più d’una occasione gli indagati hanno fatto riferimento a contatti con i cartelli colombiani per la fornitura di droga. Inoltre sono stati sequestrati diversi carichi di sostanza stupefacente proveniente dalla Calabria e diretti a Bolzano; uno di quest’ultimi sequestrato a Trento prima che potesse raggiungere l’Alto Adige.

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