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Movida, il presidente della scuola Tambosi scrive al sindaco: «è arrivato il momento di usare fino in fondo l’autorità di cui dispone»

A prendere parola in merito alla situazione è stato anche Antonio Girardi, il presidente dell'Ente gestore Scuola Infanzia Tambosi che ha scritto una lettera aperta al sindaco, dove sottolinea che quanto racconato è stato fotografato e filmato. Girdardi: «Da parte nostra assicuriamo che i frequentatori anche notturni, ma civili, di quest’area, saranno i benvenuti»

Non smette di far discutere la questione della movida a Trento. Diverse le foto e le testimonianze che con frequenza arrivano anche al giornale, soprattutto da quando il Trentino è entrato in zona bianca, il coprifuoco è saltato e la situazione è tornata quasi alla normalità pre-pandemia. Il coronavirus in questa storia, però, non c'entra. Le restrizioni anti-contagio hanno impedito per un periodo che certe cose accadessero, ma chi quella zona la vive per altri motivi, diversi dalla vita nottura, ha affermato che quanto visto ora si ripeterebbe ormai da anni. Soprattutto quando le temperature si alzano. 

A prendere parola in merito alla situazione è stato anche Antonio Girardi, il presidente dell'Ente gestore Scuola Infanzia Tambosi che ha scritto una lettera aperta al sindaco Franco Ianeselli, dove sottolinea che quanto racconato è stato fotografato e filmato. Ha ricordato l'incontro dell'8 giugno, quel momento di confronto con Questore, Commissario del governo, residenti, esercenti e frequentatori di quella zona di Trento (vicolo S. Maria Maddalena, piazza liceo coreutico Bonporti, via Ferruccio, via Marchetti e dintorni) dove il sindaco Ianeselli aveva esortato le parti ad autogestirsi. «Il problema» ricorda Girardi nella lettera, «per risolvere il quale Lei esorta le parti ad autogestirsi (gli universitari isolando chi si comporta male, i residenti tollerando un po’ di chiasso e musica, i titolari dei due bar rinunciando a vendere alcol da asporto dopo una certa ora e assumendo uno steward per allontanare i facinorosi), è a ben guardare uno solo: la totale, intenzionale e reiterata mancanza di rispetto e maleducazione dimostrate dai frequentatori notturni della zona. Una minoranza, certo, su centinaia».

Continua la missiva: «Ma il fatto è che tutti gli altri se ne rendono complici, come Lei ha giustamente osservato in quell’incontro, lasciando che questa minoranza agisca indisturbata. Totale mancanza di rispetto e maleducazione dimostrate da quanti, dandosi appuntamento numerosi in uno spazio ristretto come questo, proprio sotto le abitazioni di chi chiede solo di poter dormire dopo mezzanotte e di non trovare insozzato il quartiere ogni mattina, parlano in gruppo a voce alta fino a tarda ora (e l’effetto è assordante), urlano, ascoltano musica a tutto volume, consumano alcolici da asporto venduti a basso prezzo dai bar o portati con sé in grande quantità per bere fino ad ubriacarsi in strada».

E poi i "segni" di quel rumoroso passaggio: «Frequentatori che lordano, urinano davanti ai cancelli sia sui marmi delle strade messe a nuovo dal Comune per centinaia di migliaia di euro, sia sui muri degli edifici imbrattati di case e scuole tra le quali l’ultracentenaria materna Tambosi di Ferruccio. Scuola sulla cui facciata protetta dalla Soprintendenza si sfogano di continuo pessimi writer notturni. Materna – luogo molto sensibile – dove ogni mattina sia il personale interno sia gli addetti di Dolomiti Energia ripuliscono, poveretti, la pregiata pavimentazione e le pareti esterne dai resti delle deiezioni umane (e certe macchie sono indelebili), rimuovono bottiglie, bicchieri di birra e rifiuti dentro e fuori i sacchi abbandonati in strada da cui fuoriescono liquami maleodoranti davanti agli ingressi dove transitano tutti i giorni genitori, bambini, insegnanti e ausiliarie».

Non una novità, certo. Ma forse è proprio per questo che la lettera di Girardi arriva ora, fulminea, a richiamare l'attenzione e a riflettere su una situazione che forse definirla "movida" risulta improprio, sarebbe più opportuno chiamarla mancanza di rispetto: «Il tutto aggravato ora dal caldo che avanza. Uno schifo che si ripete da anni nelle stagioni non invernali. Questo e solo questo, signor Sindaco, è il problema: un problema di inciviltà sorda a qualunque richiamo. Un problema demagogicamente derubricato a comprensibile intemperanza giovanile correlata alla movida e a deriva di un presunto “diritto al divertimento” di universitari il cui desiderio di incontrarsi, bere tanto, schiamazzare senza freni e ballare con musica a palla è stato troppo a lungo compresso. Ma quale movida? Quali universitari? Quale diritto al divertimento? Chiamiamo le cose col loro nome: teppisti, vandali, delinquenti, tutti adulti e (speriamo) vaccinati – altro che giovani studenti e sedicenti autonomi!– che approfittano dell’indifferenza di moltissimi altri frequentatori dell’area per dare sfogo ai loro istinti più bassi, sporcare senza ritegno, provocare e insultare con scritte, schiamazzi e atteggiamenti aggressivi i residenti, le forze dell’ordine e Lei stesso. Di fronte a tanta conclamata idiozia perfino gli esercenti dei bar interessati al business notturno sono arrivati a dichiarare, a parole, di non volere più clienti del genere. Vedremo. Vandali e teppisti delinquenti che ovviamente non hanno partecipato – né erano rappresentati dagli studenti universitari intervenuti – all’incontro con Lei dell’8 giugno».

Esasperati e delusi residenti insonni chiedono di essere ascoltati. Girardi chiede di essere ascoltato. Il Comitato dei residenti, spiega il presidente, ha evidenziato che limitare divieti, presidi e controlli ai soli fine settimana è utile in quelle ore, ma insufficiente perché il problema si ripresenta tutte le altre notti. Per questo la richiesta è quella di estendere i controlli a tutta la settimana. «In modo permanente, fino a quando vandali, teppisti e delinquenti non smetteranno di occupare questo spazio nelle “ore piccole” della giornata. Lascio a Lei e ai lettori giudicare se è chiedere troppo. Esiste una soluzione migliore? Ben venga, ma subito, perché lasciar incancrenire questa situazione fuori controllo non è più tollerabile. Non si tratta di repressione, signor Sindaco, ma di concreta prevenzione».

Girardi chiude la sua lettera aperta al sindaco Ianeselli sottolineando ancora che non è la vita notturna "sana" che disturba, ma l'esagerazione, il comportamento dei pochi che rischia di penalizzare i molti. «Divieti e controlli sposteranno gli assembramenti in altre aree urbane ma,  come si è visto in piazza D’Arogno, con un impatto comunque inferiore» conclude Girardi. «Da parte nostra assicuriamo che i frequentatori anche notturni, ma civili, di quest’area, saranno i benvenuti. Comprensibilmente Lei non vorrebbe adottare questi provvedimenti, ma deve realisticamente riconoscere che dei suoi appelli all’autocontrollo questi individui se ne fanno un baffo. E che se davvero vuole tutelare i diritti dei più deboli, che come Lei ha pubblicamente dichiarato sono i residenti, è arrivato il momento di usare fino in fondo l’autorità di cui dispone. Creda, ce n’è bisogno».

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