Il moscerino dei ghiacciai resiste al surriscaldamento globale: lo studio del Muse

L'animale ci riesce attivando uno pseudogene

Marmolada (da Pixabay)

Un'ulteriore prova dell'incredibile resilienza della natura. La mette in evidenza il Muse di Trento con uno studio che analizza la capicità del moscerino dei ghiacciai di resistere al surriscaldamento globale e al ritiro dei ghiacciai attivando uno pseudogene. 

Come messo in luce dalla ricerca, pubblicata e premiata dalla prestigiosa rivista internazionale Plos One, l'insetto - antica specie 'sentinella', colonizzatrice di un ambiente estremo - riesce a contrastare l'aumento delle temperature grazie all’attivazione di uno pseudogene. Lo studio sullo stato di salute dei moscerini dei ghiacciai è stato condotto da Valeria Lencioni, idrobiologa e responsabile della Sezione di Zoologia degli Invertebrati e Idrobiologia del Muse, in collaborazione con il Cnr– Istituto di Biofisica di Povo.

Secondo i campioni raccolti nei torrenti glaciali dei gruppi dell’Adamello-Presanella, Ortles Cevedale e Dolomiti di Brenta e i successivi test di sopravvivenza in laboratorio, gli insetti che vivono nei corsi d'acqua alimentati dai ghiacciai stanno soffrendo sempre di più le variazioni di temperatura e il conseguente ritiro dei ghiacciai. Sotto stress, tuttavia, mettono in campo un'affascinante strategia molecolare.

Come i moscerini di montagna sopravvivono ai cambiamenti climatici

Lo studio ha particolare importanza perché analizza il comportamento di una specie particolarmente sensibile alla temperatura ambientale, che proprio per questo è una perfetta indicatrice dei cambiamenti climatici. L'insetto preso in esame dai ricercatori del Muse è la Diamesa tonsa, un moscerino che vive (come larva e pupa, nella sua fase giovanile) nei corsi d’acqua dove ancora le condizioni ambientali sono quelle tipiche di un torrente glaciale e l’habitat è integro. Nei torrenti Mandrone, Careser, Noce Bianco e Presena, così come nelle sorgenti del Grostè, è ancora molto abbondante. 

I campioni raccolti, sottoposti in laboratorio a stress da calore, hanno impiegato una strategia molecolare che coinvolge la sintesi di Heat Shock Proteins (Hsp), in cui entrano in gioco tre geni e uno pseudogene, con espressione differenziale sotto l’aumento della temperatura (da 4 a 15, 26 e 32 °C).

“L’obiettivo della ricerca – illustra Valeria Lencioni, idrobiologa e responsabile della Sezione di Zoologia degli Invertebrati e Idrobiologia del Muse – è quello di ampliare le conoscenze su come questa specie 'sentinella', che si è evoluta e vive solo in acque molto fredde, riesca a controllare l’espressione genica a livello trascrizionale, traslazionale e proteico in condizioni di riscaldamento".

I ricercatori hanno scoperto come il moscerino intraprenda un nuovo percorso molecolare che porta a strategie di adattamento allo stress precedentemente ignorate. L’espressione dello pseudo gene (Ps-hsp70) e la sua funzione suggeriscono l’esistenza di un nuovo e inaspettato meccanismo per far fronte allo stress termico: abbassare il ritmo di produzione delle proteine da stress (Hsp), che costa molta energia alla cellula, per risparmiare energia quando ancora il livello di stress è 'medio', e ottimizzare le risorse per il recupero post-trauma”.

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