Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Attualità Centro storico / Piazza Dante

Dante e lo sguardo verso nord tra storia e leggenda: 125 anni fa l'inaugurazione del monumento

L'11 ottobre ricorre l'anniversario dell'inaugurazione, in una giornata di pioggia. Ecco la storia, e le curiosità, del monumento dedicato al padre della lingua italiana che, come disse Carducci, "par ch'aspetti a Trento"

"Affermazione e simbolo del pensiero italiano": con queste parole l'11 ottobre 1896, in una giornata di pioggia immortalata in una xilografia storica oggi custodita nell'archivio della Biblioteca Comunale, veniva inaugurato il monumento a Dante nell'omonima piazza di Trento. Nel 2021 ricorrono i 700 anni dalla morte del sommo poeta, e per il Trentino l'anniversario è ancora più importante visto che coincide anche con i 125 anni del monumento divenuto uno dei simboli della città. La frase riportata nell'epigrafe alla base del gruppo scultoreo indica esplicitamente la volontà della città, o almeno di una parte della sua classe dirigente ed intellettuale, di affermare il legame con la lingua e la cultura italiana in un'epoca in cui il Trentino era ancora compreso nei confini dell'Impero Austro-ungarico. 

Il monumento dei trentini al "padre" della lingua

Pochi anni prima, nel 1989, la città di Bolzano aveva inaugurato nella piazza centrale, a pochi passi dal Duomo, un monumento a Walther von der Vogelweide, trovatore medioevale considerato uno dei padri della poesia in lingua tedesca. Alcuni studiosi dell'Ottocento avevano ipotizzato come luogo di nascita del cantore il maso Vogelweider a Lajon, vicino a Vipiteno. Tanto bastò affinché il minnesänger diventasse il simbolo della maggioranza germanofona della città, un "figlio del Tirolo" che aveva dato a tutte le popolazioni di lingua tedesca versi immortali. Fu probabilmente questa scelta a far scattare la reazione trentina, di segno opposto: nello stesso anno Guglielmo Ranzi, fondatore della società Pro Patria di Rovereto, propose all'allora podestà di Trento Paolo Oss Mazzurana l'idea di una statua dedicata al poeta della Divina Commedia, il padre della lingua italiana.

La realizzazione dell'opera fu affidata all'artista fiorentino Cesare Zocchi, mentre un apposito comitato si prodigò nel raccogliere i fondi necessari: l'obiettivo fu fissato a 125.000 lire. L'opera, infatti, è stata letteralmente pagata dai trentini e fu "consegnata" alle autorità cittadine con tanto di atto ufficiale. "Dalle genti trentine eretto, affidato alla custodia del Municipio di Trento" recita l'epigrafe. Per l'occasione fu composto l'Inno a Trento, ancora oggi eseguito nelle manifestazioni ufficiali dal Corpo Musicale Città di Trento, scritto da Antonio Stefenelli e musicato dal maestro Cesare Rossi, all'epoca direttore della banda cittadina. Il poeta italiano Giosuè Carducci dedicò all'evento un componimento poetico: "Cosí di tempi e genti in vario assalto/Dante si spazia da ben cinquecento/Anni de l’Alpi sul tremendo spalto/Ed or s’è fermo, e par ch’aspetti, a Trento".

La mano di Dante e l'immaginazione popolare

A Trento il poeta, dunque, "aspetta". Che cosa? Evidentemente la "redenzione" della città e delle sue vallate. Quell'annessione al neonato Regno d'Italia che avverrà solamente 22 anni dopo al termine di un sanguinoso conflitto. Il fatto che lo sguardo e la mano alzata del poeta siano rivolti verso nord suscitarono da subito una lettura irredentistica da parte della popolazione. L'epigrafe dettata da Guglielmo Ranzi recita "Inchiniamoci Italiani/Inchinatevi Stranieri/Deh! Rialziamoci/Affratellati nella giustizia". Un richiamo alla fratellanza tra i popoli, dunque, che può avvenire solamente dal riconoscimento reciproco, a partire dalle diverse identità linguistiche e culturali. La frase è di per sé enigmatica visto che, pur nel richiamo alla fratellanza, i non-italiani vengono senza mezzi termini chiamati stranieri. Ma il vero enigma, che nei decenni a venire suscitò l'immaginazione popolare, è quella mano alzata verso nord. Inizialmente pensata per raffigurare il sommo poeta nell'atto di "proteggere i figli suoi", cioè i trentini figli della cultura italiana, la mano di Dante divenne subito oggetto di leggende. 

La mano alzata del poeta sembra indicare un confine invisibile tra l'influenza culturale tedesca e quella italiana, e Trento all'epoca rappresentava proprio quel confine. In questa interpretazione Dante sembra esprimere quel "di qui non si passa" che venne utilizzato come motto dai soldati italiani sul Piave e che ancora oggi si legge in uno dei cimiteri di guerra del Pasubio. Ma ci fu anche chi, si pensi alle parole del Carducci, pensò piuttosto ad un Dante che indicava un confine più lontano: il Brennero, lo "spalto de l'Alpi", il confine geopolitico fissato nel 1918, che ancora oggi divide Austria ed Italia. Un confine geografico, morfologico, ma non certo linguistico. Un'interpretazione più diplomatica vedrebbe in quella mano alzata un gesto di accoglienza verso i viaggiatori che provenivano da nord, una sorta di benvenuto nel Belpaese da parte della prima città di lingua italiana.

Certo, se il monumento fosse stato rivolto verso sud tutte queste questioni non si sarebbero poste. Forse il pensiero dei trentini, di allora e di oggi, è meglio rappresentato dal pensieroso Minosse alla base del monumento. Un altro bel rompicapo, dato che qualcuno ha pensato ad un omaggio della celebre scultura di Rodin "Il pensatore", la cui prima versione in gesso risale al 1880 sebbene quella bronzea fu presentata al pubblico solamente nel 1904. Il Minosse del monumento trentino dopo 125 anni non ha ancora smesso di riflettere sugli eventi, piccoli e grandi, della Storia. Un pensatore che guarda la realtà al livello della piazza e che con il suo sguardo, assorto e vigile allo stesso tempo, accompagna da più di un secolo la vita della città.

Tutte le curiosità trentine: forse non tutti sanno che...

Nelle foto sotto: 1) Inaugurazione del monumento a Dante Alighieri a Trento, di C. Zocchi - 11 ottobre stampata a Milano nel 1896 dall'editore Treves. Curiosamente nella xilografia non si vede la mano alzata del sommo poeta. Proprietà della Biblioteca Comunale di Trento: codice GP 1 b 026; 2) Cartolina del 1918 stampata dalla sezione trentina della Giovane Italia, proprietà della Biblioteca Comunale di Trento: codice TIC511-0171

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