Minorenne denuncia violenza ma la rimandano a casa: protesta sotto la Questura

Il Collettivo Transfemminista: "Non è la prima volta, ne abbiamo avuto notizia varie volte, è inaccettabile"

La protesta del Collettivo alla Questura di viale Verona

"Mai state zitte". Questo lo slogan della manifestazione del Collettivo Transfemminista Queer di Trento in solidarietà con una ragazza che ha deciso di parlare, ma nessuno l'ha ascoltata. Per quattro volte, anche in presenza della madre, la 17enne si è rivolta alla Questura di Trento senza ottenere nulla. La sua testimonianza, purtroppo, è quella di una vittima di violenza. Questo il quadro della vicenda che emerge dalle pagine del quotidiano l'Adige, che a fine gennaio ha raccontato la sua storia.

Una vicenda che ha sollevato le reazioni delle attiviste e degli attivisti del collettivo. Più che la storia di quanto vissuto dalla ragazza (purtroppo casi del genere, che vedono coinvolti anche minorenni, sono all'ordine del giorno) è il trattamento ricevuto da parte delle istituzioni a destare sconcerto. Istituzioni preposte a raccogliere le denunce dei cittadini. 

Il Collettivo: "Chiediamo alla Questura di chiarire"

Il Collettivo Transfemminista Queer di Trento ha organizzato un volantinaggio nelle vie del mercato cittadino per sensibilizzare l'opinione pubblica, spostandosi poi, con striscione e megafono, ai cancelli della Questura in viale Verona. Queste le richieste: "Chiediamo, ai funzionari della Questura e al Questore, di chiarire quanto avvenuto. Chiediamo alle istituzioni provinciali e agli assessorati competenti di chiarire quali sono le modalità concrete di ascolto delle donne che sporgono denuncia. Facciamo infine un appello a chi lavora nel mondo dell’informazione, perché tratti il tema della violenza maschile contro le donne con il coraggio e la profondità che merita. Non vogliamo essere ridotte a meri titoli ad effetto quando ci uccidono".

Niente casa Itea ai condannati? Ostacolo per le donne vittime di violenza

Secondo quanto raccontato al quotidiano la ragazza sarebbe stata lasciata per ore nei corridoi della Questura con la promessa di un appuntamento, ed in varie occasioni si sarebbe sentita dare delle risposte come "Se foste sposati potremmo fare qualcosa, ma siete due ragazzini", oltre al terribile "perchè hai deciso di parlare così tardi?". La storia con il suo ragazzo, anch'egli molto giovane, durava infatti da due anni, e come spesso capita la violenza è emersa solamente in un secondo momento: gelosia, pressioni psicologiche, ed almeno tre episodi di violenza fisica, lividi compresi.

"Questa ragazza ha incontrato in Questura la stessa mentalità che regna purtroppo tra le mura domestiche, che lascia sommersi moltissimi casi di questo tipo - ci dice un attivista del Collettivo -. Per quanto giovane è stata molto coraggiosa, ma questo suo coraggio è stato ripagato con il silenzio, con il rifiuto. Non si tratta di un caso isolato: la cosa più impressionante della vicenda è l'atteggiamento dela società nei confronti del problema. Anche per questo abbiamo deciso di scendere in piazza, perchè si sappia". 

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