Attualità Centro storico / Via dei Solteri

Mesotrekking: da Trento al Lagorai sul cammino dei cacciatori preistorici

Un percorso nel territorio trentino e nella Storia: si parte dalla città, per arrivare nel cuore della selvaggia catena montuosa

Partire dalla città per raggiungere una delle zone più selvagge del Trentino, ripercorrendo la strada utilizzata dai cacciatori-raccoglitori mesolitici 7.000 anni fa. E' questa l'esperienza garantita dal Mesotrekking, un itinerario non certo tra i più famosi, ma ricco di affascinanti suggestioni storiche, oltre che di bellezze paesaggistiche, per chi vorrà intraprenderlo. Il cammino risulta essere particolare già dal punto di partenza: la città di Trento, o meglio il quartiere dei Solteri, nella periferia nord della città. Un cartello indica l'attacco del sentiero, e si parte. Dallo stesso punto partivano, migliaia di anni fa (7.500 - 5.000 a.C.) le popolazioni nomadi stagionali che dalla Valle dell'Adige si spostavano sulle montagne del Trentino orientale per la caccia agli stambecchi.

Nato nella seconda metà degli anni '80 per iniziativa del Museo Tridentino di Scienze Naturali ed in particolare di Tullio Pasquali, autore dell'omonima guida, il Mesotrekking collega idealmente, ma anche materialmente, i siti mesolitici più importanti dalla Valle dell'Adige fino al cuore del Lagorai. Dai Solteri si sale fino al riparo Gaban di Martignano, un sito studiato già nei primi anni '70, che ha restituito opere d'arte tra cui una "venere" e addirittura un misterioso "strumento musicale" ricavato in un femore umano, oggi custoditi al Muse di Trento. 

Il sentiero prosegue attraverso il Monte Calisio verso Civezzano fino all'Altopiano di Pinè, toccando luoghi di interesse naturalistico come i biotopi del Lago Pudro e del Laghestel, per poi entrare in Val dei Mocheni attraverso Passo Redebus. Il passo, unico collegamento tra l'altopiano e la Valle dei Mocheni, era chiaramente un luogo di passaggio fondamentale, e non solo nel Mesolitico. Qui si trova il sito archeologico di Acqua Fredda, oggetto di scavi egli anni '90 da parte dell'allora Museo Tridentino di Scienze Naturali, quello che sarebbe poi diventato l'odierno Muse. Gli scavi portarono alla luce una vera e propria "fonderia" dell'età del Bronzo dotata di nove forni di fusione dei metalli. 

In Valle dei Mocheni, famosa per il gruppo linguistico di germanofono che custodisce ancora oggi la propria lingua e le proprie tradizioni, l'itinerario passa dalla località Stefani a Palù del Fersina, dove si trova il Museo Pietra Viva, dedicato alla vocazione mineraria di quella che un tempo era chiamata "valle incantata". Il percorso poi sale nuovamente verso la catena del Lagorai, una delle zone più incontaminate del Trentino. Paradiso per escursionisti e naturalisti, costeggiata di malghe, bivacchi e, come vuole il toponimo, laghetti alpini. Uno di questi è il Lago delle Buse, meta finale del Mesotrekking, non lontano da un altro punto di collegamento fondamentale: il passo Manghen, dove oggi passa l'unica strada che attraversa interamente la catena del Lagorai.

L'itinerario è suddiviso in quattro tappe, con una variante che lo collega, volendo, ai Montesèi di Serso, altro importante sito archeologico trentino. Si può percorrere in 2, 3 o 4 giorni, a seconda del tempo dedicato alla visita dei luoghi d'interesse. Lungo il tragitto sono presenti numerose strutture dove rifocillarsi e pernottare. Ogni camminatore dovrà però organizzare da sé le soste. Esiste una guida, pubblicata da Arti Grafighe Saturnia, scritta da Tullio Pasquali, lo studioso dell'allora Museo Tridentino di Scienze Naturali, ma non è disponibile un sito dedicato, con mappe ed indicazioni. Sul sito personale di Pasquali è riportata la storia di come nacque il cammino, insieme a numerose informazioni sui siti archeologici collegati. 

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