Lunedì, 18 Ottobre 2021
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Via le mascherine: l'Italia quasi "libera" contro la variante Delta

"Solo 11 casi ogni 100mila abitanti, ma se i contagi risalgono costretti a rimetterle" spiega il portavoce del Comitato tecnico scientifico Silvio Brusaferro. Da domani in una Italia tutta in bianco non sarà più obbligatorio indossare le mascherine all'aperto ma solo quando non ci sono assembramenti

Lunedì 28 giugno è alle porte e segna un nuovo "traguardo": tutta Italia sarà in zona bianca. Inoltre, recependo l'indicazione del Cts per le zona bianche dal 28 giugno e fino al 31 luglio (giorno in cui scade lo stato di emergenza covid) non sarà più obbligatorio mantenere la mascherina indossata all'aperto, tranne nelle "situazioni in cui non possa essere garantito il distanziamento, si configurino assembramenti o affollamenti, ci si trovi negli spazi all'aperto di strutture sanitarie e in presenza di soggetti immunodepressi". La mascherina va sempre portata con sé conservandola con misure igieniche per indossarla al bisogno come in mercati, fiere, code e ovviamente se si entra in un negozio. 

Un ulteriore passo verso la normalità mentre l'ultimo monitoraggio del coronavirus in Italia segnala come l'incidenza sia scesa a 11 casi ogni 100mila abitanti in 7 giorni a livello nazionale. "Una situazione che permette di togliere le mascherine all'aperto - spiega Silvio Brusaferro, presidente dell'Istituto superiore di sanità, che in un'intervista a 'La Repubblica' avverte: "La pandemia non è finita, il monitoraggio ci consente di capire come evolve la situazione e semmai intervenire, anche reintroducendo misure".

La variante Delta: solo il 30% degli italiani vaccinato con doppia dose

Come scrive Today, a preoccupare sarebbero i dati che arrivano dall'Inghilterra in merito alla variante Delta e che mostrano che la vaccinazione con una sola dose può essere efficace nel ridurre le forme cliniche gravi ma non garantisce quel livello di protezione garantito invece da chi si è sottoposto al ciclo completo di vaccinazione.

Anche in Italia dove i casi totali decrescono, aumentano percentualmente i focolai indotti dalla variante Delta. I dati del report di venerdì dell'Iss parlano chiaro: in poche settimane i casi si sono quadruplicati, arrivando al 16,8%. Il ministro della Salute Roberto Speranza assicura la massima attenzione del Governo su tutte le varianti auspicando una misura internazionale coordinata. Ma le previsioni degli esperti non sono rosee.

L'auspicio e che con una buona parte della popolazione più fragile completamente vaccinata, all'aumentare dei casi non segua una crisi del sistema sanitario come avvenuto nello scorso autunno. Pertanto l'appello di tutti gli esperti è quello di correre con il completamento delle vaccinazioni, raggiungere subito coloro che ancora non hanno ricevuto neanche la prima dose e non rinviare per alcun motivo la seconda.

I virologi chiedono niente ferie con una sola dose

Al coro che da giorni invita a completare il prima possibile il ciclo vaccinale si è unita l'immunologa dell'Università di Padova Antonella Viola nonché Francesco Vaia, direttore dello Spallanzani di Roma. "Bisogna fare il richiamo senza rimandare a dopo le vacanze; finché non si è completamente vaccinati (10 giorni dalla seconda dose), bisogna continuare a usare mascherine e distanziamento. Solo dopo il ciclo completo di vaccinazione possiamo sentirci al sicuro" spiega Viola. "E' importante che si parta per le vacanze con la seconda dose di vaccino effettuata. Noi dobbiamo convincere a non rinviare il vaccino per andare in ferie", rincara Vaia.

E una soluzione indicata dalla ricerca è quella della vaccinazione eterologa (cioè usando due tipi diversi) che uno studio pubblicato Lancet ha dimostrato essere capace di agire in modo anche più efficace, provocando una risposta migliore del sistema immunitario.

Cts e Iss aprono a possibilità di zone rosse

A complicare le cose, se i primi dati saranno confermati, c'è il fatto che la variante delta non avrebbe quell'importate sintomo spia che ha aiutato a identificare i casi sin dall'inizio: la perdita dell'olfatto. Massimo Galli, direttore della Clinica Malattie Infettive dell'Ospedale Sacco di Milano, ai microfoni di iNews24.it, spiega che "per quel poco che adesso si può conoscere, potrebbe avere una maggiore capacità di diffusione", e sui sintomi, "non abbiamo molti dati che dicono che abbia un impatto clinico peggiore dell'altra. Se fosse vero che non causa la perdita dell'olfatto, non sarebbe un buon segno. Diventerebbe infatti, più difficile identificare il virus. Ma è tutto da verificare". 

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