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Lockdown totale, esperti concordi alla chiusura

Da Sergio Locaputo ad Andrea Crisanti: l'ipotesi di una zona rossa generalizzata, ma limitata nel tempo, è condivisa dalla maggior parte dei camici bianchi. Controcorrente l'infettivologo Matteo Bassetti: "Pensiamo di fermare le varianti in 15 giorni?"

Il lockdown totale si discute in trincea: da una parte ci sono i politici, dall’altra medici e scienziati. I primi sono più cauti e anche divisi, i secondi questa volta parlano con una sola voce, o quasi. L’ipotesi di un nuovo lockdown, benché di durata limitata, sembra condivisa da molti dei camici bianchi che in questi mesi abbiamo imparato a conoscere in tivù e sui giornali. A lanciare la proposta è stato Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute Roberto Speranza e professore ordinario di Igiene e Medicina Preventiva presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.

È «urgente cambiare subito la strategia di contrasto al virus SarsCov2» ha spiegato l’esperto all’Ansa. «È necessario un lockdown totale in tutta Italia immediato, che preveda anche la chiusura delle scuole facendo salve le attività essenziali, ma di durata limitata». Un’idea osteggiata fin da subito dal centrodestra. Andrea Crisanti, da sempre favorevole al lockdown, ha affermato: «l'agenda non la decidono né i politici né gli esperti, la decide il virus. Finché non lo controlliamo, la realtà è questa e bisogna mettersi l'anima in pace».

Crisanti appoggia Riccardi

Come ricorda Today, Crisanti aveva più volte invocato nuove chiusure, soprattutto alla luce delle nuove mutazioni del Sars-Cov-2. Per questo non stupiscono affatto le parole del microbiologo intervenuto martedì 16 febbraio, in mattinata, ad 'Agorà' su Rai3. Il microbiologo ha sottolineato la necessità di misure tempestive, anche guardando indietro alle scelte prese alla fine della prima ondata di Covid-19. «Ha fatto benissimo Walter Ricciardi» il consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza «a sollevare l'allarme» sulla necessità di fare un lockdown totale. «Perché i politici anche nel passato si sono mossi sempre in ritardo, sempre». «Io penso che il ministro Speranza sia stato consigliato a volte bene, a volte meno bene, ma sicuramente se ha avuto un problema è stato quello di esitare di fronte a spinte di parte» ha affermato l'esperto. «Se noi a maggio avessimo prolungato il lockdown per altri 15-20 giorni avremmo azzerato i contagi e avremmo potuto blindare l'Italia", metterla in sicurezza, "e probabilmente oggi staremmo in una situazione vicina a quella della Corea del Sud o della Nuova Zelanda. Ma naturalmente c'era chi doveva aprire le spiagge, chi doveva fare le discoteche. Era un continuo. L'agenda, ribadisco, la detta il virus, non il politico o il commerciante. Non discuto, saranno sicuramente interessi legittimi, ma se continuiamo così non ne usciamo più».

«La variante inglese» ha aggiunto Crisanti «in 15 giorni passa dal 10% tranquillamente al 60-70%, con le conseguenze che abbiamo visto in Inghilterra con più di 2mila morti al giorno». Per questo, ha sottolineato, «bisogna mettersi una cosa in testa: l'agenda non la decidono né i politici né gli esperti, la decide il virus». 

Il parere del primario del Sacco 

Il professor Massimo Galli, primario di malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano, sintetizza così la situazione legata alla diffusione della variante inglese del coronavirus in Italia. «Le avvisaglie ci sono se guardiamo al di là del nostro naso, dobbiamo vedere cosa succede negli altri Paesi. Non ci siamo inventati noi le varianti, ci sono e sono più contagiose. È un dato di fatto, non possiamo fare una trattativa sindacale o politica con il virus».

«Ricciardi» ha affermato Galli a Mattino 5 commentando la proposta del consigliere di Speranza «è uno di quelli che ha tenuto la barra dritta. Qualcuno dovrebbe vergognarsi di quello che ha combinato quest’estate. Non parlo solo di qualche collega ma anche di una parte dei media che ha fatto riferimento ad un virus morto e ad una malattia che non esisteva». Secondo Galli con le varianti in circolo «presto avremo problemi più seri in Italia». Per questo «chi, compreso il sottoscritto, vi dice ‘bisogna chiudere di più può incorrere nel rischio di esagerare, ma il rischio di esagerare è inferiore alla probabilità di avere ragione. Il numero di casi superiore in Inghilterra, Francia e Spagna indica che le varianti si sono diffuse prima: dalla Gran Bretagna, la variante inglese ha varcato la Manica e sta scendendo».

L'infettivologo Locaputo lo vuole, ma breve

È d’accordo con l’ipotesi di un lockdown anche Sergio Locaputo, docente di Malattie infettive all'Università di Foggia. «Credo che un vero lockdown di due o tre settimane potrebbe portare molto più giovamento sia nel controllo dell'epidemia sia sul piano economico» ha detto l’esperto nel corso di una intervista rilasciata a Radionorba «Tre mesi fa parlavamo della scarsa efficacia della soluzione dei colori, ebbene oggi ne abbiamo avuto la conferma solo che sono passati tre mesi, abbiamo una curva dei contagi piatta, nel senso che non ci muoviamo e il rischio è che prendano il sopravvento le varianti ossia quelle mutazioni che consentono al virus di colpire con maggiore facilità, inoltre siamo indietro con la campagna vaccinale». 

«Credo pienamente» ha spiegato «che un vero lockdown di due o tre settimane potrebbe portare molto più giovamenti piuttosto che costringere non solo gli impianti sciistici a investire e poi a chiudere ma anche gli stessi bar e ristoranti a spendere soldi per riaprire per poi chiudere il giorno dopo per via del cambio repentino dei colori. Siamo fermi ha continuato Locaputo in una situazione più rischiosa mentre un lockdown di tre settimane ci porterebbe alla primavera con maggiore sicurezza, con una contestuale campagna di controllo con i tamponi antigenici, quelli affidabili, i tamponi potrebbero essere un efficace strumento di controllo perché quello che è saltato è il sistema di tracciamento delle persone positive».

La posizione del virologo dell’Università di Milano è più sfumata

«Già così come sono organizzate le zone di rischio in Italia rischiamo rivolte sociali. Immaginate dire quando non c'è un picco dei contagi a commercianti, imprenditori e ristoratori che si chiude. Sarebbe difficile da far accettare». Pregliasco pensa ad sistema 'stop and go' piuttosto che 'a semaforo': «Sarebbe meglio» sostiene «programmare anticipatamente le chiusure di due, tre settimane sulla base dei modelli previsionali, per poi riaprire con più libertà».

Bassetti controcorrente 

Va invece controcorrente Matteo Bassetti, infettivologo del San Martino di Genova. «Ci sono alcuni esperti che l'unica cosa che sanno proporre sono solo lockdown nazionali e duraturi» attacca l’infettivologo genovese. «Perché gli stessi esperti e consulenti non hanno proposto mesi fa studi epidemiologici sulla circolazione nazionale e sulla mortalità delle nuove varianti? Investimenti nei laboratori per fare il sequenziamento dei virus? Perché non hanno proposto la digitalizzazione centralizzata della vaccinazione? Perché non hanno stimolato ad avere vaccini per vie alternative?».

Quanto al lockdown Bassetti ha spiegato che sarebbe auspicabile solo nel caso in cui riuscissimo a fare «7-8 milioni di vaccinazioni in 15 giorni. Altrimenti, cosa chiudiamo a fare? Pensiamo di fermare le varianti covid se chiudiamo 15 giorni? La chiusura oltretutto è una scelta politica, non di un tecnico. Noi non abbiamo oggi la situazione del marzo 2020. Il lockdown significa chiudere tutte le attività produttive e le scuole, che alle superiori già si affidano alla Dad. Io vivo in una regione arancione, con ristoranti chiusi e altre misure. Parlare di lockdown significa sventolare una minaccia».

Gli esperti dell'Ue danno ragione a Ricciardi

Intanto anche l'Agenzia europea per la prevenzione e il controllo delle malattie lancia l'allarme. «A meno che le misure non farmaceutiche» come telelavoro e restrizione agli spostamenti «non vengano continuate o addirittura rafforzate, nei prossimi mesi dovrebbe essere previsto un aumento significativo dei casi e dei decessi correlati al Covid-19». Le parole di Andrea Ammon, direttrice dell'Ecdc, non lasciano spazio a interpretazioni: l'ultima valutazione del rischio sul Covid-19 in Europa preoccupano gli esperti Ue, che temono una nuova, forte ondata. Come spiega EuropaToday, il dito è puntato contro le varianti, in particolare quella inglese, sempre più presente nelle rilevazioni dei singoli Stati (tra cui l'Italia). E l'invito chiaro è a non abbassare la guardia. Anzi, ad alzarla. In linea con quanto affermato in queste ore dal consigliere del ministero della Salute italiano, Walter Ricciardi.  

«Dalla nostra ultima valutazione la situazione epidemiologica è rimasta molto preoccupante", dice Ammon in una nota che accompagna l'ultima valutazione del rischio dell'Ecdc.  «A causa della maggiore trasmissibilità» si legge nel documento dell'agenzia «l'evidenza di una maggiore gravità e la possibilità che i vaccini contro il Covid-19 esistenti e autorizzati siano parzialmente o significativamente meno efficaci contro le varianti» il rischio nell'Ue passa a da alto a «alto-molto alto per la popolazione generale e molto alto per gli individui vulnerabili». 

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