Lunedì, 22 Luglio 2024
Sanità

Pazienti oncologici, è allarme per i tempi d'attesa per gli interventi

I dati forniti dal gruppo consiliare di Fratelli d'Italia mostrano un peggioramento durante la pandemia per il tumore alla mammella, alla prostata, al polmone e all'utero

Nel 2019, prima del covid, in Trentino le pazienti oncologiche più gravi (quelle con classe A di priorità per ricovero) dovevano aspettare 33 giorni per un intervento per il tumore alla mammella. Tre giorni in più del massimo previsto dal Piano provinciale per il contenimento dei tempi di attesa varato in quello stesso anno. I tempi massimi venivano garantiti all’84% delle pazienti. Con la pandemia, nel 2020, il 90% delle pazienti ha ottenuto l’intervento entro 51 giorni e solo per il 55% di loro è stato rispettato il periodo massimo di 30 giorni. 

Secondo i dati forniti dal gruppo consiliare di Fratelli d'Italia in una conferenza stampa dedicata ai pazienti oncologici e all’importanza della medicina territoriale, con la pandemia da covid-19 in Trentino i tempi di attesa per gli interventi chirurgici si sono allungati anche per il tumore alla prostata, al polmone e all’utero.

Il caso peggiore in assoluto, sia prima sia durante il covid, è quello del tumore alla prostata. Nel 2019 il 90% dei pazienti veniva ricoverato entro 62,6 giorni, più del doppio del massimo previsto dalla normativa, con un rispetto dei tempi di attesa di appena il 51%. Durante la prima fase della pandemia, nel 2020, la situazione sembrava  migliorata: 87% di rispetto dei tempi e 90% dei pazienti trattati entro 33 giorni. Ma nel 2021 la situazione è  precipitata, peggiorando addirittura rispetto al 2019: appena 1 paziente du 3 (dati aggiornati al 31 ottobre) ha visto rispettati i tempi massimi e la stragrande maggioranza è stata presa in carico entro 67 giorni.

Cosa prevede la legge 

Il Piano provinciale per il contenimento dei tempi di attesa introdotto dalla Giunta provinciale guidata da Maurizio Fugatti nel 2019 e il Piano nazionale di governo delle liste di attesa (il cosiddetto Pngla) utilizzano delle classi di priorità, dalla A alla D, per definire l’urgenza del ricovero. In classe A, ad esempio, rientrano “i casi clinici che potenzialmente possono aggravarsi rapidamente al punto da diventare emergenti o comunque da recare grave pregiudizio alla prognosi”. A questi pazienti dovrebbe essere garantito il ricovero entro 30 giorni. In classe B (dolore intenso ma senza il rischio di peggioramento) e C (dolore minimo) bisogna aspettare 60 e 120 giorni. Infine in classe D (nessun dolore, disfunzione o disabilità), non vi è un'attesa massima definita, ma l'intervento deve comunque avvenire entro 12 mesi.

"Rispetto al 2019 e nonostante il minor numero di pazienti presi in carico, per quasi tutti i tipi di tumore i tempi durante la pandemia non sono stati rispettati - commenta il consigliere provinciale di FdI Claudio Cia -. Forse perché è prevalsa una scarsa attenzione alla prevenzione e ai sintomi da parte dei pazienti, ma anche a causa di una medicina territoriale in grande carenza di professionisti. A onor del vero non va neppure trascurato il fatto che molti pazienti sono propensi a scegliere di farsi operare in strutture ospedaliere extra provinciali, forse proprio per l’angosciante attesa per un intervento salvifico”.

D’accordo con Cia anche le consigliere provinciali di FdI Alessia Ambrosi e Katia Rossato: per invertire la rotta occorre “investire maggiormente e con convinzione sugli ospedali di valle e sulla medicina territoriale nella lotta ai tumori, valorizzando appieno tutti i professionisti, siano essi pubblici o privati, senza alcun pregiudizio”.

Situazione stabile o in miglioramento per i tumori a colon, retto, tiroide e melanoma

La situazione è rimasta pressoché invariata per i tumori al colon e al retto: prima del covid il 90% dei pazienti veniva ricoverato rispettivamente entro 31,8 e 45 giorni con un rispetto dell’89 e dell’87% dei tempi di attesa massimi, ed è ora trattato (dati aggiornati al 31 ottobre 2021) entro 31 e 47 giorni con un rispetto dei tempi nell’86 e nel 76% dei pazienti.

Per gli interventi per melanoma e per il tumore alla tiroide si è invece assistito a un miglioramento. Nel primo caso ci volevano 41 giorni con un rispetto dei tempi nel 57% dei casi prima del covid, mentre ora il 90% dei pazienti è trattato entro 34,4 giorni (seppur sempre sopra il massimo previsto) e i tempi vengono rispettati nel 78% dei casi.

Il tumore alla tiroide è l'unico per cui ad oggi si adempie alla normativa: si rispettano i tempi per il 100% dei pazienti e il 90% viene ricoverato entro 24,6 giorni. Prima del covid bisognava attenderne 41.

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