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Martedì, 9 Agosto 2022
Russia

Cosa cambierebbe per gli italiani senza gas russo?

Parziale e a tempo stop delle forniture di Mosca all'Europa: un quadro complesso

Lo stop delle forniture di gas dalla Russia all'Europa attraverso il gasdotto Nord Stream scatta oggi, lunedì 11 luglio. Come riporta Today, la società fa sapere che il fermo durerà dieci giorni nei quali saranno eseguite operazioni di manutenzione sulla linea. "Dall'11 al 21 luglio 2022 - si legge in una nota -  Nord Stream AG chiuderà temporaneamente entrambe le linee del suo sistema di gasdotti per lavori di manutenzione ordinaria, inclusi test di elementi meccanici e sistemi di automazione per garantire operazioni di gasdotti affidabili, sicure ed efficienti".

"Il programma delle attività di manutenzione - prosegue la nota - è stato strettamente coordinato con i partner a monte e a valle di Nord Stream. Le informazioni sulla manutenzione sono state opportunamente divulgate in conformità al Regolamento (UE) Nr.1227/2011 (Regolamento sull'integrità e la trasparenza del mercato energetico all'ingrosso)". 

La Russia ha ridotto di un terzo le forniture all'Italia rispetto alla media degli ultimi giorni, secondo quanto reso noto lunedì da Eni. "Gazprom - scrive la compagnia italiana - ha comunicato che per la giornata di lunedì fornirà volumi di gas pari a circa 21 milioni di metri cubi al giorno, rispetto a una media degli ultimi giorni pari a circa 32 milioni di metri cubi al giorno.

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La guerra in Ucraina, le strategie di Putin, il rischio di una crisi energetica senza precedenti con lo stop delle forniture di gas russo all'Europa. Lo scenario che ci si appresta ad affrontare, oggi che il gasdotto Nord Stream I che collega la Siberia alla Germania viene chiuso, ufficialmente per dieci giorni di lavori di manutenzione, è complesso e prevede per il nostro continente un taglio dei consumi del 15% che per la Germania potrebbe essere del 20%. Il ministro dell'Economia tedesco Robert Habeck ha detto che "dobbiamo prepararci al peggio". Andando a caccia di kilowattora last minute, Berlino avrebbe preso in considerazione l'ipotesi di sfruttare la conduttura inutilizzata del tratto tedesco di Nord Stream 2 per trasportare gas in arrivo dalle navi rigassificatrici di Gnl, in modo da immetterlo direttamente in una rete già esistente. Il ministro francese, Bruno Le Maire, ha spiegato ieri che l'annunciata rinazionalizzazione del colosso energetico Edf servirà proprio ad agire più rapidamente dinanzi a una crisi che rischia di diventare "un problema notevole, il taglio totale delle forniture di gas è lo scenario più probabile".

Dall'Italia è stato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Roberto Garofoli, a lanciare l'allarme su una "crisi energetica gravissima" che pone "rischi per l'inverno altissimi". Anche il nostro Paese sta freneticamente accumulando riserve: "Abbiamo 16 miliardi di metri cubi di stoccaggio a fronte dei 70 che consumiamo. Dobbiamo arrivare al 90% prima che inizi l'autunno". Tre livelli di allarme per la crisi del gas con il taglio delle forniture dalla Russia, l'Italia per il momento è ferma al primo. Ma se Mosca dovesse sospendere in via definitiva le forniture alla Ue (a cui l'anno scorso aveva assicurato il 44% del suo fabbisogno), il governo sarebbe costretto a far scattare la fase di emergenza. Secondo quanto riportato da Repubblica, il piano prevede una serie di interventi che vanno dal "razionamento" del gas alle industrie energivore al maggior utilizzo delle centrali a carbone per la produzione di elettricità. Ma anche l'introduzione di politiche di austerity dei consumi: riscaldamento più contenuto, con tagli fino a due gradi della temperatura nelle abitazioni e negli uffici, risparmi sull'illuminazione pubblica, con orario ridotto di accensione dei lampioni sulle strade. Il tutto fino a quando il gas russo non verrà sostituito da forniture provenienti da altri Paesi produttori.

Se il blocco del Nord Stream si protraesse, magari fino all'inverno, possiamo però sperare che il nostro Paese sia toccato solo marginalmente, anche grazie alla recente diversificazione degli approvvigionamenti. Secondo alcuni esperti l'ipotesi peggiore, quella del razionamento, è evitata. La dipendenza italiana dal gas russo è scesa dal 40 al 25%, grazie al raddoppio del flusso attraverso il metanodotto Tap dall'Azerbaigian, a una crescita del 4% dell'estrazione nazionale (che peraltro resta molto al di sotto delle possibilità) e a maggiori arrivi ai rigassificatori. Nel futuro immediato in ogni caso non sarebbe comunque facile fare del tutto a meno del gas di Mosca. Secondo Giovanni Battista Zorzoli, presidente dell'Associazione italiana degli economisti dell'energia, "nel prossimo inverno l'Italia non potrà evitare qualche forma di razionamento del gas, che però immagino non troppo stringente, perché il flusso dall'Algeria può raddoppiare. Il problema non sarà tanto la mancanza fisica di metano, ma il suo prezzo, che rischia di mettere in crisi interi settori industriali".

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