Mercoledì, 20 Ottobre 2021
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Istruzione parentale, quanti la scelgono in Trentino?

Chiamata anche "homeschooling" o "home education", è una possibilità di scelta da parte di una famiglia di provvedere direttamente all’educazione dei figli. Il consigliere Manica ha presentato un'interrogazione in merito

L'articolo 34 della Costituzione italiana stabilisce che "La scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso". Esiste, però, anche la possibilità della scuola parentale. 

Come riportato infatti dal sito del Ministero dell'Istruzione, un’alternativa alla frequenza delle aule scolastiche è rappresentata dall’istruzione parentale conosciuta anche come scuola familiare, paterna o indicata con i termini anglosassoni quali: homeschooling o home education. Si tratta di una scelta da parte di una famiglia di provvedere direttamente all’educazione dei figli. I genitori che scelgono questo tipo di percorso devono rilasciare al dirigente scolastico dell'istituto più vicino una dichiarazione, da rinnovare anno per anno, circa il possesso della capacità tecnica o economica per provvedere all’insegnamento parentale. Il dirigente scolastico ha il dovere di accertarne la fondatezza. Ogni anno l'alunno o studente deve affrontare un esame di idoneità all’anno scolastico successivo, come candidati esterni in una scuola statale o paritaria, fino all’assolvimento dell’obbligo di istruzione. La scuola che riceve la domanda di istruzione parentale è tenuta a vigilare sull’adempimento dell’obbligo scolastico dell’alunno. A controllare non è competente soltanto il dirigente della scuola, ma anche il sindaco del Comune dove si verificano questi casi. 

Il Sole24Ore, a metà settembre, ha pubblicato un articolo in merito alla tematica, affermando che a studiare a casa con i propri genitori sono soprattutto gli alunni più giovani e che l'affluenza di studenti delle superiori, invece, risulterebbe ben più limitata. A sondare la partecipazione a questo tipo di istruzione in Trentino è stato il consigliere provinciale del Pd, Alessio Manica, con l'interrogazione presentata il 1° di ottobre. "In Italia - scrive Manica -, nell’anno scolastico 2018-19 (fonte Miur) solo 5126 ragazzi, su più di 8 milioni di scolari-studenti, ne hanno usufruito". Da qui l'interesse di conoscere i numeri trentini, interrogando il pesidente della Pat e l'assessore competente in merito a: "quanti alunni e studenti ricorrano, in quest’anno scolastico, all’istruzione parentale e quanti vi abbiano ricorso negli ultimi 5 anni".

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