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Martedì, 7 Dicembre 2021
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Insegnante discriminata per il suo orientamento sessuale, condannato l'istituto

Nel 2014 non le fu rinnovato il contratto: ora la scuola dovrà risarcirla

Si chiude con la condanna dell'istituto cattolico Sacro Cuore di Trento la vicenda che vedeva coinvolta un'insegnante trentina, alla quale nel 2014 non fu rinnovato il contratto per sospetti sul suo orientamento sessuale.

L'ultima parola l'ha messa la Sezione lavoro della Corte di cassazione, rigettando il ricorso presentato dall'istituto. Il 7 marzo del 2017 infatti, la Corte di appello di Trento condannò il Sacro Cuore a risarcire alla docente oltre 40mila euro (30mila a titolo di danno morale e 13.329 a titolo di danno patrimoniale), più altri 10mila euro ciascuna alla Cgil del Trentino e all'associazione radicale Certi diritti. A questo si aggiungono altri 9.870 euro di spese legali.

La docente e l’associazione radicale Certi diritti sono stati rappresentati dall’avvocato Alexander Schuster e dall’avvocata Giulia Perin, che hanno assistito anche la Cgil del Trentino insieme all’avvocato Amos Andreoni.

L’istituto aveva proposto ricorso per cassazione nel 2017 con cinque motivi, tutti oggi rigettati dalla Suprema Corte. In particolare, sottolinea il legale della donna, la Sezione lavoro ha ritenuto che la libertà d’insegnamento di un ente religioso non costituisca carta bianca per discriminare apertamente le persone. Nell’ordinanza odierna, citata dal legale, si legge: "parte ricorrente invoca disposizioni, anche costituzionali, a fondamento della libertà di organizzazione dell’Istituto religioso, ma non spiega adeguatamente come questa libertà possa legittimare condotte apertamente discriminatorie come quelle ritenute ed accertate dai giudici trentini".

L'insegnante, in una nota diramata dallo stesso avvocato Schuster, si dice sollevata "per la chiusura definitiva di una vicenda assai dolorosa e che per volontà della scuola cattolica è giunta fino al giudizio in cassazione. È però contenta che si sia raggiunta finalmente chiarezza quanto al fatto che anche nelle organizzazioni religiose le persone hanno il diritto di vivere liberamente la propria vita privata e di vedersi rispettate nella propria dignità".

Per la docente la verità emersa è anche importante, perché la risarcisce moralmente dell’erroneo giudizio cui pervenne l’allora Presidente della Provincia autonoma di Trento Ugo Rossi, che indagò i fatti e, pur disponendo delle stesse informazioni dei giudici, concluse che non sussistevano illeciti e che nessun provvedimento doveva essere assunto nei confronti di una scuola convenzionata per il servizio pubblico.

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