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Lunedì, 24 Gennaio 2022
Prevenzione

Perché i defibrillatori nelle farmacie trentine potrebbero salvare vite

La mozione di Ambrosi (Fdi) e accolta con favore da Dallago, la presidente dell'ordine dei farmacisti

Avere un defibrillatore a disposizione, o sapere dove si trova, quando una persona ha un malore, è ciò che, in gran parte dei casi, può salvare davvero la vita a una persona. Su questo si basa l'ultima mozione presentata in Consiglio provinciale il 22 dicembre dalla consigliera di Fratelli d'Italia, Alessia Ambrosi e sulla possibilità di dotare tutte le farmacie del territorio di defibrillatori semiautomatici esternamente, fruibili da chiunque sia in grado di utilizzarli.  

Si stima che in Italia, ogni anno, diverse decine di migliaia di persone siano vittime di arresto cardiaco. La percentuale di sopravvivenza è legata alla tempestività dell’intervento di defibrillazione. Ogni minuto che passa dal momento dell’arresto cardiaco la possibilità di sopravvivenza scende del 10%. "La sopravvivenza a un arresto cardiaco è attualmente inferiore al 10% se non si interviene con sistemi di defibrillazione precoce e del 46% quando invece si interviene subito con un defibrillatore - scrive Ambrosi -. Una percentuale di sopravvivenza che in città 'cardio-protette' come Piacenza sale al 93% grazie alla presenza capillare di defibrillatori. È fondamentale far sì che anche il Trentino diventi area virtuosa in quest’ambito".

La mozione di Ambrosi spinge quindi la Provincia a promuovere la dotazione di defibrillatori semiautomatici esterni nelle farmacie trentine, che in molte comunità rappresentano un sicuro riferimento per il cittadino. "Questi dispositivi - prosegue Ambrosi -, di cui ad oggi molte farmacie trentine non dispongono, sarebbero quindi sempre a disposizione di farmacisti opportunamente formati e di tutti i volontari e soccorritori abilitati. Il farmacista offrirebbe così un contributo significativo alla collettività, potendo praticare la defibrillazione precoce sul paziente colpito da arresto cardiaco, regalandogli una concreta speranza di vita". 

Nel 2009, in merito ai defirbrillatori nelle farmacie, era stato formulato un primo protocollo d'intesa con il quale la Provincia autonoma di Trento aveva dato la disponibilità di installarli. Da un confronto con l'Ordine dei farmacisti e con la presidente, la dottoressa Tiziana Dallago, questo progetto pare non aver avuto ulteriori sviluppi. Ecco perché la mozione di Ambrosi è stata accolta con favore, inoltre rientra nei progetti della presidente Dallago: "Come Ordine, per il 2022, intendiamo organizzare un corso di formazione aperto ai farmacisti per formarli sia sulle tecniche di primo soccorso, sia sull'utilizzo dei defibrillatori. L'obiettivo finale dell'Ordine sarebbe proprio quello di formare i farmacisti e avere a disposizione all'esterno delle farmacie una teca allarmata e a temperatura controllata, con dentro il defibrillatore, con la possibilità da parte di chi è abilitato di utilizzarlo in caso di necessità anche negli orari di chiusura". 

Un'altra esigenza rilevata dalla presidente Dallago, è quella di segnalare in maniera ben visibile a tutti dove si trovino i defibrillatori. "Sono determinata su questo progetto, perché ci sono in giro defibrillatori e nessuno sa dove si trovino. Ho recentemente scoperto che uno si trova in piazza Italia, per esempio. Se si potesse dire che dove c'è la farmacia, c'è un defibrillatore, aiuterebbe molto. Sicuramente sono mappati i defibrillatori presenti sul territorio, perché il 118 sa dove sono, ma le persone non lo sanno". 

Tre quindi oggi le priorità: avere dei defibrillatori sparsi capillarmente sul territorio, sapere dove siano collocati, avere del personale formato e pronto a usarli in caso di necessità. "Ho colto con grandissimo favore la mozione della consigliera Ambrosi. Durante la relazione annuale di novembre ho lanciato il progetto, sperando di partire a gennaio. Credo che sapere che il defibrillatore si trova dove c'è la farmacia, possa essere un buon punto di riferimento". Il tempo, anche in questo caso, è molto prezioso. Come spiegato da Dallago: per quanto la sanità possa eccellere, bastano 5 minuti di ritardo per compromettere il 50% circa del recupero della persona colpita da infarto.   

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