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Sabato, 28 Maggio 2022
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Guerra in Ucraina: 5 cose da sapere oggi

Due settimane di conflitto. Oggi e domani giorni decisivi per la diplomazia. A Mariupol vicina la catastrofe umanitaria. Il piano Ue per ridurre la dipendenza dal gas di Mosca

Due settimane di guerra in Ucraina. Per mercoledì 9 marzo la Russia ha annunciato una nuova tregua temporanea dalle 9.30 per l'evacuazione dei civili. I fronti principali del conflitto rimangono, al momento, quello di Kiev, a nord, quello di Kharkiv e del Donbass, a est, e infine quello meridionale, suddiviso tra l'interminabile assedio russo al porto di Mariupol e il tentativo di conquistare l'aeroporto e la città di Mykolaiv. Anche Odessa rischia un attacco via terra e via mare.

La situazione a Mariupol, nell'Ucraina meridionale, è catastrofica: l'obiettivo dei russi è creare un ponte di terra tra Crimea e Donbass e ottenere il controllo completo del mar d'Azov. Ma la situazione sul campo tra le forze armate ucraine e quelle russe non presenta particolari novità: i russi non hanno conquistato obiettivi significativi nel corso delle ultime 24 ore. Ecco 5 cose da sapere oggi sulla guerra in Ucraina.

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1) Due giorni decisivi per la diplomazia 

Oggi e domani sono due giorni fondamentali per capire se una soluzione diplomatica è realmente un'ipotesi: in base alle novità sul territorio ucraino si capiranno le possibilità di riuscita del negoziato previsto - e che sembra confermato - domani ad Antalya, sulla costa turca, sotto la mediazione del presidente Erdogan.

La parola "compromesso" ieri è stata pronunciata per la prima volta dall'inizio dell'invasione da Zelensky: "Sono pronto al dialogo, non alla resa - ha detto -. Penso che riguardo ai territori temporaneamente occupati (Crimea) e alle repubbliche non riconosciute (Donetsk e Luhansk), che non sono sostenuti da nessuno tranne che dalla Russia, possiamo discutere e trovare un compromesso su come queste aree continueranno ad esistere". Il presidente ucraino cerca un accordo perché è assediato sul piano militare, il presidente russo dovrebbe cercarlo perché, con una vittoria che sul terreno fatica a vedersi e secondo vari analisti è quasi impossibile a lungo termine, vede stringersi attorno alla Russia il cappio economico più rapidamente del previsto.

Nei tre round negoziali, e anche con interventi pubblici sui media, Vladimir Putin ha ribadito che le sue condizioni ufficiali per la tregua sono: annessione della Crimea e indipendenza dall’Ucraina per le due regioni del Donbass. La condizione ufficiosa è però via Zelensky "e la sua cricca nazistoide", come la definisce la propaganda di Mosca. Il nodo vero è lo status futuro di Kiev: fuori dalla Nato ma dentro l'Unione europea? 

2) A Mariupol vicina la catastrofe umanitaria

Non ci sono elettricità e acqua, a Mariupol, sulla costa sud. Nessun aiuto umanitaro: 200mila persone in trappola. Il sindaco Vadym Boichenko ha scritto su Telegram: "I russi hanno tentato di entrare attraverso il corridoio umanitario". Un accordo che era niente più che una strategia militare, sostiene la municipalità di Mariupol.

Ancora, "hanno creato una vera minaccia per la vita dei civili che cercano di lasciare la città sotto assedio e costantemente sotto il fuoco nemico. A sera, ieri, da Mariupol non era uscito nessuno. Un bambino è morto di sete a Mariupol dopo che i russi hanno deliberatamente tagliato i rifornimenti di acqua e cibo oltre all’elettricità". Questa l’accusa pesantissima rivolta dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky in un video pubblicato sul canale Telegram in cui denuncia le "torture" delle truppe militari di Mosca nonostante la tregua annunciata per "scopi umanitari". 

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3) Chi sono i russi in fuga dal loro Paese

Si assiste a un esodo di dimensioni colossali e impensabili fino a poco tempo fa anche dalla Russia. Non certo paragonabile alla fuga degli ucraini dalle bombe e dai raid missilistici (2 milioni i profughi che hanno varcato i confini). Ma qualche giorno fa, l'aeroporto di Erevan ha battuto il record di 42 voli arrivati dalla Russia in meno di 24 ore. La frontiera con la Georgia è stata attraversata in due giorni da 20 mila cittadini russi.

Non si trova un biglietto da settimane per il treno che da Pietroburgo porta in Finlandia. Gli aerei per Istanbul, Dubai, Tbilisi, le poche destinazioni non ancora bloccate - i voli tra la Russia e l'Europa sono stati chiusi quasi subito dopo l'inizio della guerra - e che non richiedono un visto per i russi, sono stati presi d'assalto, con prezzi per i biglietti alle stelle. 

4) Vladimir Putin è malato?

Circolano da settimane voci, indiscrezioni, tutte inconfermate e inconfermabili. Putin è malato? Tutte le ipotesi e le voci sul suo stato fisico e mentale, dal cancro all'intestino fino alla "pazzia". L'intelligence occidentale sarebbe arrivata alla conclusione che qualche problema fisico lo ha. Non devastante, a differenza di quanto scritto in passato da vari media soprattutto britannici.

Certo è invece il suo isolamento. Da due anni vive nella Dacia, frequenta poco il Cremlino, e vede pochissime persone. Più che sull'aspetto fisico, ciò potrebbe avere implicazioni decisive sulle informazioni che riceve dal ristretto (e di mediocre preparazione) entourage di cui si è circondato.

5) Il piano dell'Europa per ridurre la dipendenza dal gas russo

Lo stop delle importazioni dalla Russia decretato ieri dalla Casa bianca, non riguarda solo il petrolio, ma si estende anche a carbone e gas liquefatto: una decisione che è stata subito emulata dalla Gran Bretagna (sia pure limitatamente al greggio e con maggiore gradualità) ma almeno per ora non dai Paesi europei, che dipendono da Mosca per un quarto delle forniture petrolifere.

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L'Ue ha gas sufficiente per scavallare l’inverno. Un modo per dire che nessuno dovrà spegnere i termosifoni. Nell’immediato il quadro delle misure punta ad aiutare i cittadini e i Paesi più in difficoltà dopo le impennate subite dai prezzi di gas e petrolio. Nel medio termine Bruxelles si è proposta l’obiettivo di ridurre di due terzi entro un anno la dipendenza dal gas russo. Nel lungo resta la rinuncia ai carburanti fossili e inquinanti a favore delle fonti rinnovabili e idrogeno. 

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