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Il green pass è stato prorogato di un anno: cosa significa

L'Unione europea ha raggiunto un accordo per spostare la data di scadenza del certificato verde al 30 giugno 2023

Ora è ufficiale: l'Europarlamento e il Consiglio europeo, colegislatori dell'Ue, hanno raggiunto un accordo per prorogare di un anno la validità del certificato digitale covid, meglio noto come Green pass, che sarebbe scaduto il 30 giugno prossimo. L'obiettivo è continuare a disporre di uno strumento utile a facilitare gli spostamenti nell'Ue, nel caso in cui dovesse emergere una nuova variante preoccupante del Sars-CoV-2. Il certificato dunque avrà validità fino al 30 giugno del 2023, a meno che non arriveranno ulteriori proroghe, spiega Antonio Piccirilli su Today.

Cosa cambia con la proroga del Green pass

Gli Stati dovranno astenersi dall'imporre restrizioni alla libera circolazione per i titolari del certificato: potranno imporle solo se proporzionate, necessarie e non discriminatorie, allo scopo di tutelare la salute pubblica. A livello Ue il Green Pass è infatti concepito esclusivamente come strumento per facilitare la libertà di circolazione nell'Unione: sono gli Stati che, eventualmente, decidono di utilizzarlo anche a fini interni di gestione della pandemia. Il fatto che la "carta verde" sia stata prorogata per un altro anno dunque non vuol dire che verranno reintrodotte misure restrittive come quelle che abbiamo conosciuto lo scorso inverno (almeno in Italia): su questo punto decideranno i governi nazionali.

Va altresì sottolineato che anche a livello Ue, la proroga di questo strumento non implica necessariamente che per spostarsi tra i vari Stati servirà il Green Pass: in sostanza a essere oggetto di proroga è solo la "base legale" che consente ai singoli Stati, se lo ritengono opportuno, di richiedere il Green Pass ai viaggiatori che entrano nel proprio Paese. Anche in questo caso dunque la decisione spetta ai singoli governi (l'Italia ad esempio non chiede più il certificato dal 1° giugno). 

Lo schema del Green Pass, concepito fin dall'inizio come uno strumento temporaneo perché comporta restrizioni della libertà motivate dalla necessità di tutelare la salute pubblica, verrà terminato quando la situazione epidemiologica lo permetterà. L'accordo dovrà ora essere adottato da Consiglio e Parlamento, per entrare in vigore entro il 30 giugno. L'Aula lo voterà nella miniplenaria della settimana prossima a Bruxelles.

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