Lunedì, 18 Ottobre 2021
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Green pass, esenzioni e nuove regole

Cosa cambia da settembre con l'entrata in vigore delle direttive previste dal decreto legge 111 dello scorso 6 agosto 2021

Il Green pass risponderà a delle nuove regole da settembre. Entreranno in vigore dal 1° di settembre i dettami previsti dal decreto legge 111 dello scorso 6 agosto 2021, che prevedono un allargamento dell'utilizzo della certificazione verde. Se infatti ad oggi il green pass serve per entrare nei locali al chiuso, per partecipare agli eventi e per viaggiare nell'Unione Europea, da settembre servirà per tutti i viaggi che comportano spostamenti di lungo raggio.

Il green pass per i trasporti

Pertanto solo vaccinati, guariti dal covid e tamponati con certificato negativo potranno salire a bordo di:

  • aerei;
  • navi e traghetti adibiti a servizi di trasporto interregionale (tranne quelli che operano nello Stretto di Messina);
  • treni Intercity, Intercity Notte e Alta Velocità;
  • autobus che collegano due regioni.

Sono esclusi dall'obbligo di green pass gli utenti che utilizzano i mezzi di trasporto pubblico locale e regionale.

Come ha spiegato il ministro delle Infrastrutture e Mobilità, Enrico Giovannini a Rainews24 torneranno i controllori per verifiche sia sui mezzi che a terra per ridurre l'affollamento di bus, tram e metropolitane. Compito dei controllori sarà anche quello di verificare il corretto uso delle mascherine e il rispetto delle regole di distanziamento previsto dalle norme anti-Covid. 

Il green pass a scuola

Restano esenti dall'obbligo i minori di 12 anni e i soggetti che non possono vaccinarsi perché esenti secondo i criteri definiti dal Ministero della salute. Rimangono i nodi da sciogliere per la ripresa dell'anno scolastico: resta spinoso il caso dei tamponi per il personale scolastico che potrà accedere agli istituti solo con il Green pass. Come spiegato dal ministro Bianchi chi non è vaccinato rischia infatti di essere sospeso dal servizio se non vaccinato e senza tamponi. I professori che non rispetteranno l'obbligo saranno considerati in "assenza ingiustificata e a decorrere dal quinto giorno di assenza perderanno anche il compenso. Discorso diverso per gli studenti: fino alle scuole superiori nessun obbligo di green pass, mentre gli universitari che vogliono seguire le lezioni in presenza in ateneo dovranno essere in possesso della certificazione verde.  

Green pass 9 o 12 mesi?

Una novità rilevante è attesa in occasione della conversione in Aula alla Camera del decreto sul Green Pass. Il governo potrebbe infatti presentare un emendamento per l'estensione della validità del certificato verde da 9 a 12 mesi dalla seconda dose di vaccino anti covid. Ossia, fino a oltre la fine dell'anno per coloro che hanno ricevuto la somministrazione per primi, in particolare gli operatori sanitari, e a seguire per gli altri. La discussione passerà poi in Senato dove si prevede che si concluda entro metà settembre. In linea con i tempi - sottolineano fonti del governo - di una decisione sulla terza dose da parte degli enti regolatori.

Venerdì, con ogni probabilità, il comitato tecnico scientifico si riunirà per esaminare la richiesta del ministero della Salute in merito alla possibilità di prorogare la durata del green pass. Altro tema allo studio, quello di uniformare la durata del green pass per tutti, anche per i guariti: in questo caso il calcolo della scadenza avverrebbe dal momento delle dimissioni per chi è stato ricoverato.

Come abbiamo visto tuttavia tutte le attenzioni degli scienziati sono volte alle notizie che arrivano da Israele, Regno Unito e Stati Uniti, i paesi che da più tempo hanno iniziato le vaccinazioni e dove si stanno valutando l'efficacia nel tempo dei vaccini.

Secondo uno studio condotto nel Regno Unito dal King's College di Londra l'effetto immunizzante della doppia dose di Pfizer/BioNTech e di AstraZeneca inizia il suo declino entro 6 mesi.  Nel dettaglio, i ricercatori hanno osservato che il vaccino Pfizer è stato efficace all'88% nel prevenire l'infezione un mese dopo la seconda dose. Ma dopo 5 o 6 mesi la protezione è scesa al 74%. Si sarebbe quindi verificato un calo di 14 punti percentuali in 4 mesi. Con il vaccino AstraZeneca, la protezione contro l'infezione era del 77% un mese dopo la seconda dose. Dopo 4 o 5 mesi è scesa al 67%, con un calo di 10 punti percentuali in 3 mesi. 

Mentre la protezione sembra diminuire costantemente, il rischio individuale può variare a causa della variazione individuale nella durata dell'anticorpo, affermano i ricercatori. Stando a quanto osservato nello studio, i sanitari e gli anziani che sono stati i primi vaccinati potrebbero essere ora a maggior rischio di Covid rispetto alle persone vaccinate più di recente. "Uno scenario ragionevole nel peggiore dei casi potrebbe vedere una protezione inferiore al 50% per gli anziani e gli operatori sanitari entro l'inverno", avverte Tim Spector, scienziato capo dell'app Zoe Covid Study.  Se ci saranno alti livelli di trasmissione nel Regno Unito, "guidati dalle restrizioni sociali allentate e da una variante altamente trasmissibile, questo scenario potrebbe significare un aumento dei ricoveri e dei decessi - prosegue Spector - Abbiamo urgente bisogno di fare piani per il richiamo del vaccino", la terza dose, "e, in base alle risorse, decidere se è sensata la strategia di vaccinare i bambini se il nostro obiettivo è ridurre i decessi e i ricoveri". "C'è da aspettarsi una diminuzione della protezione e non è un motivo per non vaccinarsi - puntualizza l'esperto - I vaccini forniscono ancora alti livelli di protezione per la maggior parte della popolazione, specialmente contro la variante Delta, quindi abbiamo ancora bisogno che quante più persone possibile si vaccinino completamente".

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