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"Giorni della merla": perchè si dice così? Le leggende tra ghiaccio, gentildonne e cannoni

Un modo di dire diffuso nell'Italia settentrionale e centrale, con varianti differenti, e perfino in Sardegna. Ecco alcune probabili origini dell'espressione popolare

Turdus merula female, fonte Wikipedia

"I giorni della merla": un'espressione tanto comune quanto misteriosa, diffusa non solo in Trentino ma in diverse regioni d'Italia, dalle Alpi fino alle Marche ed alla Sardegna. Con questa espressione si indicano i giorni a cavallo tra gennaio e febbraio, comunemente descritti come i giorni più freddi dell'anno, anche se chiaramente a situazione meteorologica può variare molto da un anno all'altro. Si tratta comunque della prima metà dell'inverno, con le notti ancora lunghe ed il sole che difficilmente riesce a scaldare le giornate. Ma l'espressione fa pensare ad una specie di "ritorno d'inverno": quando si pensa che il freddo sia passato, ecco che arrivano i fatidici "giorni della merla".

Ma perchè si dice così? La risposta non è semplice, e la ricerca dell'origine dell'espressione è segnata ad ogni passo da suggestioni naturalistiche legate alla protagonista delle tante leggende sul tema raccolte in varie regioni: la merla. Curiosamente, al femminile. La merla in questi giorni si nasconderebbe, a seconda delle varie versioni, in un camino dal quale uscirebbe nera come il maschio. Ma secondo altre versioni ci fu un tempo in cui le merle erano bianche ed il grigio del piumaggio sarebbe dato proprio dalla fuliggine. 

La suggestione potrebbe derivare dal fatto che i merli sono una specie solo parzialmente stanziale in cui i maschi, in inverno, si spostano più delle femmine. In anni particolarmente caldi le temperature potrebbero indurre le femmine ad anticipare la costruzione del nido, ma il ritorno d'inverno dei "giorni della merla", appunto, le farebbe desistere, rimandando il periodo dell'accoppiamento. 

In Sardegna gli ultimi giorni di gennaio si chiamano "dies imprestadas", come se fossero stati chiesti in prestito da gennaio a febbraio, mese più mite. Come se gennaio volesse prolungare il freddo e le intemperie oltre il suo dominio. Insomma un monito, soprattutto per i contadini: l'inverno non è finito, e la neve può sempre tornare. Se in Trentino le nevicate primaverili sono tutt'altro che rare occorre pensare ad altre regioni per capire il senso di questo avvertimento, sotto forma di leggenda.

Più interessanti due spiegazioni che Wikipedia riporta attribuendole al letterato settecentesco Sebastiano Paoli, collettore dei "Modi di dire toscani". Secondo l'illustre umanista vi sarebbero due fatti storici, entrambi avvenuti in area padana, alla base del modo di dire. Due episodi che hanno in comune un fiume, che nei giorni più freddi dell'anno, arriverebbe a congelarsi.

«"I giorni della Merla" in significazione di giorni freddissimi. L'origine del quel dettato dicon esser questo: dovendosi far passare oltre Po un Cannone di prima portata, nomato la Merla, s'aspettò l'occasione di questi giorni: ne' quali, essendo il Fiume tutto gelato, poté quella macchina esser tratta sopra di quello, che sostenendola diè il comodo di farla giugnere all'altra riva. Altri altrimenti contano: esservi stato, cioè un tempo fa, una Nobile Signora di Caravaggio, nominata de Merli, la quale dovendo traghettare il Po per andare a Marito, non lo poté fare se non in questi giorni, ne' quali passò sopra il fiume gelato.»

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