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Martedì, 30 Novembre 2021
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Terrorismo altoatesino, la figlia del carabiniere ucciso: "mai ammesso colpe, no alla grazia". FDI chiede l'estradizione

Il parere contrario è quello di Dina Tiralongo, la figlia di Vittorio, il carabinieri ucciso nel 1964 durante l'imboscata di Selva dei Molini. Per lei i tre uomini non meritano la grazia. Fratelli d'Italia ha chiesto l'estradizione per tutti i latitanti. Urzì: «La questione potrà essere chiusa solo portandoli nelle patrie galere, altrimenti il minimo che si può pretendere è che rimangano latitanti»

Nessuna grazia per gli ex terroristi sudtirolesi, noti negli anni Sessanta come i "bravi ragazzi della Valle Aurina": Heinrich Oberleiter, Siegfried Steger e Sepp Forer. Almeno, non per la figlia di una delle vittime delle imboscate. A darne notizia è stato il Corriere dell'Alto Adige, a maggio. Il parere contrario è quello di Dina Tiralongo, la figlia di Vittorio, il carabiniere ucciso nel 1964 durante l'imboscata di Selva dei Molini. «Non hanno mai ammesso le loro responsabilità» ha detto la figlia del carabiniere al Corriere. «Nessuno ha mai detto di aver sparato. Nessuno ha mai scontato un giorno di galera». Una richiesta di grazia, questa, contrastata anche dalle delegazioni di Fratelli d'Italia dell'Alto Adige che non ritengono corretto un rientro impunito di queste persone e, anzi, chiedono che il governo si attivi per richiederne l'estradizione ai paesi esteri dove si sono stabiliti molto tempo fa. 

La richiesta di grazia

A dare notizia della richiesta di grazia era stato il Tiroler Tageszeitung, riprendendo una dichiarazione del governatore tirolese Günther Platter rilasciata in occasione delle celebrazioni per i 100 anni dell'accordo di Saint Germain che all'indomani della Prima Guerra Mondiale consegnò l'Alto Adige all'Italia fissando il confine al Brennero. Su questo confine quei sudtirolesi misero a segno una serie di attentati dinamitardi contro locali frequentati da italiani, convogli ferroviari e sedi delle forze dell'ordine.

Tra le accuse anche, appunto, quella di aver ucciso Vittorio Tiralongo. Sono poi stati condannati all'ergastolo in contumacia, visto che i tre vivono da allora in Austria ed in Germania. La loro storia era stata ripescata dagli archivi quando è stata chiesta al presidente Mattarella la grazia per Oberleiter, supportata anche dal presidente austriaco Van Der Bellen. La Procura generale di Brescia, città dove fu emessa l'ultima condanna a carico del terrorista nel '76, aveva dato parere positivo. Opposto rispetto a quello di Dina.

Una ferita aperta: "mai ammesso, mai chiesto scusa"

La figlia del carabiniere ha incontrato Steger e ha raccontato al Corriere che lui ha ammesso che il padre venne ucciso dal terrorismo sudtirolese, «benché non abbia chiesto scusa e non appaia pentito, ha comunque compiuto un piccolo passo verso la verità» ha dichiarato Tiralongo, «è già tanto, perché va considerato che, per le persone come lui che sono cresciute intrise di un'ideologia violenta e separatista, è un grande sforzo riconoscere quel che accadde. E poi i veri colpevoli non sono solo loro». 

Recentemente anche Alessandro Urzì, il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia e consigliere regionale e provinciale, si è espresso in merito. E lo ha fatto dopo che sono stati arrestati a Parigi, a fine aprile, sette ex terroristi delle Brigate rosse italiane. Rintracciato da TrentoToday, in linea con il pensiero di Tiralongo, ha così commentato la questione: «Noi siamo su una posizione chiara. È inimmaginabile che chi ha commesso reati gravissimi contro l'ordine costituito dello Stato e si è macchiato, in alcune circostanze, di reati altrettanto gravissimi contro le persone, è fuggito all'estero rendendosi latitante e godendo dalla protezione che gli è stata garantita da alcuni paesi come l'Austria, oggi non debba scontare un giorno di galera. La questione si deve chiudere una volta per tutte nello stesso modo in cui è stato affrontato il tema dei brigatisi resisi latitanti in Francia». 

Urzì, così come Tiralongo, motiva questa presa di posizione parlando di danno e dolore profondo che quegli atti hanno provocato all'Alto Adige e all'Italia intera. Atti che non si possono dimenticare, quei "panni sporchi" che vanno lavati in casa. E poi le scuse, mai arrivate, nemmeno in ritardo. «Non hanno mai chiesto scusa per i loro torti» sottolinea ancora Urzì. «La richiesta di grazia è stata solo strumentale, senza riconoscimento dei delitti commessi. Dopo aver subito i disastri che questa "stagione" ha provocato all'Alto Adige dovremmo chiudere tutto con un atto di clemenza unilaterale senza ricevere nulla in cambio, nemmeno un atto di scuse e di riconoscimento del dolore che questi personaggi hanno causato al nostro Paese? La questione potrà essere chiusa solo portandoli nelle patrie galere, altrimenti il minimo che si può pretendere è che rimangano latitanti, anche se per loro è significato, molto spesso, godere di determinati privilegi, ma certamente non il titolo di tornare in Italia e in Alto Adige con il petto gonfio dopo aver provocato dolore, danneggiato la nostra nazione e aver ucciso persone senza nemmeno dover chinare il capo».

L'istanza di Fratelli d'Italia

Urzì a inizio maggio ha chiesto al Governo Draghi di attivarsi per richiedere l’estradizione dei «terroristi secessionisti antitaliani autori della stagione sovversiva più grave a cavallo degli anni Sessanta e Settanta, in Alto Adige» si legge nella nota. Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Francesco Lollobrigida, dopo un confronto con Urzì, ha presentato una richiesta a risposta scritta di informazioni su quali passi intenda assumere il governo dopo la "apprezzabile eguale iniziativa avviata presso le autorità francesi per i brigatisti rossi».

I riferimenti di Lollobrigida, nel presentare l’istanza, riguardano proprio l’arresto a Parigi «da parte della autorità francesi di sette ex terroristi delle Brigate rosse italiane, condannati in Italia per atti di terrorismo commessi negli anni ’70 e ’80 e da allora riparati impunemente oltralpe». Il dibattito sulla giustizia si è riaperto. Un dibattito che porta l'attenzione: «sull’esigenza di garantire che tutti i terroristi scontino la propria pena; in Alto Adige a partire dal 20 settembre 1956 e fino al 30 ottobre 1988 si sono registrati 361 attentati con dinamite, mitra, mine antiuomo, che in totale hanno causato ventuno morti, quindici dei quali appartenenti alle forze dell’ordine, oltre a due privati cittadini e quattro terroristi, deceduti per lo scoppio prematuro delle cariche che stavano predisponendo, e 57 feriti: 24 membri delle forze dell’ordine e 33 civili; per i numerosi episodi di terrorismo, la giustizia italiana ha condannato complessivamente 157 persone: 103 italiani di lingua tedesca, 40 cittadini austriaci e 14 cittadini della ex Repubblica federale tedesca, ossia la Germania occidentale» ricorda Lollobrigida citando numeri strazianti.

L’istanza prosegue: «Molti dei terroristi responsabili dei più efferati episodi di violenza verificatesi in Alto Adige e che hanno portato alla morte carabinieri, finanzieri, uomini in divisa e civili nella drammatica stagione del terrorismo separatista, non hanno mai scontato un solo giorno di carcere e da lunghissimo tempo risiedono in Austria e in Germania, stati che hanno sempre rifiutato la loro estradizione». 

Il capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia ricorda che «in tutta Italia il terrorismo ormai appare una pagina chiusa ma che le vittime e le istituzioni, ma anche i cittadini che credono nei valori della giustizia e della democrazia, intendono consegnare definitivamente alla storia solo con i responsabili assicurati alle carceri per scontare le loro condanne». Ai ministri della Giustizia, affari esteri e cooperazione internazionale, oltre allo stesso Draghi, il capogruppo Lollobrigida chiede «se il Governo non ritenga di adottare nuove e più incise iniziative, per quanto di competenza, per assicurare alla giustizia italiana i responsabili dei fatti criminosi che hanno insanguinato l’Alto Adige nella seconda metà del secolo scorso e tutt’ora latitanti in Austria e Germania».

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