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Martedì, 7 Febbraio 2023
La questione

Energia, perché per i sindacati il ddl sulle concessioni alle centrali idroelettriche non basta

Cgil Cisl Uil: "Lo shock provocato dai rincari del gas mette a rischio migliaia di posti di lavoro anche in provincia. Servono interventi per mettere in sicurezza le aziende, evitare la cassa integrazione e rafforzare la filiera dell’energia e delle rinnovabili oggi in crisi"

La Giunta provinciale di Trento al disegno di legge contro crisi energetica e caro-energia proposto dal vicepresidente Mario Tonina a fine settembre, proroga le concessioni alle centrali idroelettriche. È una scelta che i sindacati condividono, pur rimarcando su una "contraddizione di questa scelta". E questo perché non è passato molto tempo da quando piazza Dante aveva dato il via libera alle gare per il rinnovo delle medie derivazioni.

"Oggi - sottolineano i segretari generali di Cgil Cisl Uil del Trentino, Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti - si compie un passo nella direzione opposta che va salutato con favore perché si cerca di superare, in una fase complicatissima per le aziende idroelettriche, lo scoglio del rinnovo a breve termine delle concessioni".

Quanto contestato dai sindacati non è tanto il fine, ritnuto giusto, ma il metodo, che secondo loro è molto pericoloso. "Lo stesso presidente Fugatti ammette che la proroga prevista dal disegno di legge varato dalla Giunta è fortemente a rischio di impugnazione, non solo del Governo, ma anche dei privati che volessero partecipare alle future gare - proseguono i segretari -. Va rilevato tra l’altro che a livello nazionale, siamo di fatto isolati come Provincia nella richiesta di proroga, in quanto Lombardia e Veneto hanno tutto l’interesse di bandire le gare per fare cassa, mentre in Alto Adige il problema non sussiste perché la società totalmente pubblica Alperia detiene le concessioni fino al 2040. Una volta approvata, quindi, la legge potrebbe rivelarsi del tutto inefficace per consolidare e dare una prospettiva alla gestione del sistema idroelettrico da parte di Dolomiti Energia e della altre aziende locali".

Questo il motivo per il quale i segretari spingono per avviare nell'immediato un confronto col Governo, sulla falsa riga di quanto successo per A22 e concordare il varo di una vera e propria norma di attuazione che conceda una delega piena al Trentino sul tema energia, a partire dalla gestione dell'idroelettrico, ma guardando anche al futuro di un sistema integrato delle rinnovabili (dalle biomasse al fotovoltaico passando per le future tecnologie dell’idrogeno) che avranno come fulcro le comunità energetiche e forme di produzione sempre più articolate e sostenibili.

Anche se, per i sindacati, questo soluzione non risolverebbe l’emergenza in atto, però sostengono che possa dare una maggiore solidità giuridica alla gestione delle concessioni e nel medio periodo potrebbero garantire più sicurezza al sistema economico e sociale trentino nell’affrontare nuovi possibili shock sul fronte energetico. I segretari sostengono che questa delega in particolare rafforzerebbe l'Autonomia nell’affermare nuovi modelli di produzione e distribuzione portando il Trentino a diventare energeticamente autonomo e sostenibile prima di quanto previsto dal Piano energetico provinciale.

"Per quanto riguarda invece i rischi che il Trentino corre da qui alla prossima primavera, rinnoviamo alla Giunta la richiesta formalmente avanzata nelle scorse settimane di un confronto tra tutti gli attori sociali ed economici - concludono Gorsselli, Bezzi e Alotti -. A rischio ci sono migliaia di posti di lavoro anche in Trentino. Dobbiamo scongiurare la possibilità che quest’inverno aumenti a dismisura il ricorso alla cassa integrazione o si moltiplichino le chiusure aziendali costringendo migliaia di famiglie ad affrontare l’impennata dei costi energetici e dell’inflazione con redditi dimezzati. Serve quindi approntare un piano di sostegno anche per le imprese, in particolare del manifatturiero, realmente in difficoltà per i prezzi o la penuria del gas e mettere in sicurezza le imprese locali dell’energia, senza escluderne la pubblicizzazione, che possono soffrire un mercato dell’energia sempre più esigente verso i venditori retail. Bisogna agire tempestivamente anche a livello territoriale, senza aspettare l’Europa o lo Stato. L’Autonomia serve ad anticipare le possibili soluzioni, senza attendere l’intervento di altri".

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