Non vedono gli ospiti arrivare ed escono a cercarli nella notte: "Anche questo è essere rifugisti"

Piccola disavventura, finita bene, e piccola riflessione del rifugista del Telegrafo: "Il nostro ruolo non è mai compreso fino in fondo"

Un'immagine spettacolare del tramonto dal rifugio, foto via Facebook: Rifugio Telegrafo

Ore piccole per i gestori del Rifugio Telegrafo, che sono andati alla ricerca di un gruppo di 8 persone attardatosi lungo il cammino. Gli otto ragazzi, come previsto dalle regole anti-covid, avevano prenotato telefonicamente il posto in rifugio.

Avevano telefonato anche per comunicare di essere partiti da Bocca di Navene verso le 15. " Normalmente l’itinerario richiede 6 ore di cammino, ma alle 21.20 questi ragazzi hanno telefonato in rifugio dicendo di trovarsi a circa un’ora di distanza. Alle 22:30 non erano ancora arrivati. Così ci siamo consultati con il colleghi del Soccorso Alpino e abbiamo deciso di lasciare il rifugio, dove non soggiornava nessuno, per andare a vedere se avessero avuto problemi", racconta il rifugista su Facebook.

Il gruppo è stato ritrovato verso mezzanotte. Sani e salvi, solamente molto stanchi, come chi ha camminato 9 ore di fila, le ultime tre al buio ed a pancia vuota. Un piccolo esempio di cosa vuol dire la vita di montagna, una piccola riflessione condivisa su Facebook dal rifugista:  "E' un banale esempio di cosa significhi essere gestori e lavoratori in un rifugio: essere disposti a fare anche più del dovuto e delle proprie strette competenze per poter dare sempre e comunque il massimo".

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"In questi giorni c’è ci chi ci ha mandato letteralmente a f*****o e chi ha avuto da ridire sul nostro impegno a far rispettare le regole Covid e sul nostro modo di gestire il rifugio. Credo che molti, dovrebbero riflettere sul significato di Rifugio e dell’essere rifugisti. Il valore dei presidi di alta quota non è mai sottolineato, nè compreso abbastanza dalla collettività e da chi amministra", conclude il rifugista. 

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