L'anniversario

Francesco: i dieci anni del papa venuto “dalla fine del mondo”

Il 13 marzo 2013 si presentò dicendo: “Fratelli e sorelle, buonasera”. Bergoglio, ancora oggi, continua a lasciare il segno

“Fratelli e sorelle, buonasera”. Erano circa le 19 del 13 marzo, esattamente di 10 anni fa quando il cardinale Jorge Mario Bergoglio, quello “venuto dalla fine del mondo” diventava papa con il nome di Francesco. Con quel suo saluto all’umanità, Bergoglio generò un boato, una frase ad effetto che si è presa il posto nella memoria dei fedeli come la celeberrima “Se sbaglio, mi corigerete” di Giovanni Paolo II.

Un pontificato, quello di Francesco, scandito da immagini passate alla storia: in primis, la salita verso il sagrato di una piazza San Pietro vuota il 27 marzo 2020, quando il mondo era nel caos del Covid. Il papa degli ultimi, il papa dei reietti, il papa degli invisibili, Francesco il papa che nel suo ultimo viaggio tra gennaio e febbraio ha detto a Kinshasa: “Giù le mani dall’Africa! Basta soffocarla: non è una miniera da sfruttare o un suolo da saccheggiare”.

È stato, ed è tuttora, un papa che in un certo senso rompe le regole e le etichette, che non si fa alcuna remora (come è giusto che sia, ndr) a dire che “l’omosessualità non è un crimine” o a fare un atto mai accaduto prima: nel gennaio 2018, durante un volo Santiago-Iquique, sposò a sorpresa una coppia cilena. Lei hostess, lui steward di una compagnia aerea, erano convolati a nozze civili e avevano dovuto annullare il matrimonio religioso, perché la chiesa scelta era crollata a causa di un terremoto. Bergoglio decise quindi di celebrare lui stesso il sacramento.

A dieci anni di distanza da quel genuino e spontaneo “Fratelli e sorelle, buonasera”, il papa che fa il gesto del pollice alzato in una delle sue prime apparizioni è un’altra persona: il peso degli anni si fa sentire, il dolore degli acciacchi pure e l’ombra delle dimissioni come aveva fatto il suo predecessore Benedetto XVI non evapora. Ma è ancora il papa che sa come scandire la Storia, con le parole e i gesti giusti al momento giusto. Un esempio è arrivato proprio in questi ultimi giorni: “Non c’è alcuna contraddizione nel fatto che un prete si sposi. Sono disposto a rivedere il celibato sacerdotale”. Parola di Francesco.

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