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Venerdì, 14 Giugno 2024
Scuola

Per la metà degli studenti la dad è stata un’esperienza negativa

È quanto emerge dai risultati di 7.220 questionari somministrati a studenti e docenti trentini

Solo per uno studente su sei (il 16%) l’esperienza della didattica a distanza vissuta in due anni di pandemia può considerarsi ad oggi positiva. Per il 42,6% delle ragazze e dei ragazzi il giudizio sulla qualità della didattica e dell’apprendimento in dad è negativo (per il restante 41% il giudizio è neutro).

È quanto emerge da una ricerca condotta a partire da febbraio 2021 e presentata mercoledì 2 febbraio durante la seduta della Quinta commissione in Consiglio provinciale a Trento dedicata agli effetti della didattica a distanza. I risultati – presentati in commissione dalla sovrintendente scolastica Viviana Sbardella e dal direttore dell’Ufficio per la valutazione delle politiche scolastiche Francesco Pisanu – emergono dalla somministrazione di 7.220 questionari a docenti e studenti perlopiù delle superiori e delle medie.

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I livelli di apprendimento sono scesi

I livelli di apprendimento, secondo la percezione dei docenti, hanno risentito molto della dad. Sono in crescita, rispetto ai livelli pre-covid, gli studenti che si collocano nella fascia bassa (+11,9%) e in quella medio-bassa (+27%). Sono aumentati, tuttavia, anche i ragazzi considerati di livello  medio (+40%). Quelli del livello più alto registrano invece l'aumento minore (+2,7%). Numeri che sono stati confermati anche dai risultati delle prove Invalsi. Per dare una risposta a questa situazione, l’80% dei docenti dichiara di aver messo in campo lezioni di recupero.

Particolarmente colpite da questa situazione sono le elementari e le medie, scuole nelle quali il rapporto in presenza con l’insegnante è fondamentale.

Le conseguenze psicologiche

Per circa la metà degli insegnanti, il giudizio sull'esperienza dad sul piano psicologico è positivo, mentre un terzo dei docenti ha percepito un effetto negativo della dad sullo stato di salute. Un dato, ha detto Sbardella, non certo irrilevante e che dovrà ora essere monitorato.

Il giudizio dei docenti sul supporto organizzativo non è stato entusiasmante ed è peggiorato rispetto ai rilevamenti pre-covid. Un risultato influenzato dalla mancata presenza a scuola dei prof.

La consigliera di Fratelli d'Italia Alessia Ambrosi ha chiesto se la ricerca abbia preso in considerazione il peso della dad sulle elementari e sugli studenti affetti da disabilità e con bisogni educativi speciali (Bes). Viviana Sbardella ha risposto che nel questionario non sono stati presi in considerazione i Bes, che sono stati seguiti invece dal servizio Istruzione. Pisanu ha promesso invece che per quanto riguarda i Bes verranno analizzate le informazioni a livello di classe.

Paolo Zanella di Futura ha chiesto invece se esistano dati sul rapporto tra abbandono scolastico e dad. Pisanu ha risposto che il numero è in calo di 20 studenti, ma che i dati sono distorti dal lockdown.

La dad, una lezione per i docenti

I docenti non erano preparati a questo modo di fare scuola, ha spiegato la sovrintendente scolastica Viviana Sbardella. Di contro, però, l’80% degli insegnanti in Trentino ha avuto la disponibilità di strumenti, compresa la rete Internet, e luoghi idonei per lavorare. Ciononostante, il dirigente generale Roberto Ceccato ha sottolineato che gli insegnanti chiedono, oltre alla formazione, maggiori dotazioni tecnologiche.

La maggior parte, il 60%, ha insegnato da casa, mentre un quarto del corpo docenti ha preferito recarsi comunque a scuola. Le modalità sono state perlopiù tradizionali: il 50% ha dichiarato di aver fatto lezioni frontali a distanza. Pochissimi i forum online e i video. Questo perché, ha spiegato Sbardella, non c’è stato il tempo di aggiornare gli insegnanti. 

Poco più della metà dei docenti (il 53%) ha affermato che l’esperienza della didattica a distanza li ha spinti a organizzare il proprio insegnamento in maniera più efficiente, a diversificare le metodologie e a modulare l’apprendimento degli studenti.

Per un terzo degli insegnanti (il 36%) la dad è stato un modo per aumentare il grado di collaborazione tra colleghi. Collaborazione, ha sottolineato Sbardella, che è uno dei punti critici della scuola, soprattutto alle superiori.

Tanto telefono, pochissimi libri

Le video lezioni in diretta sono state seguite per quattro-sei ore ogni giorno dal 51,3% degli studenti. La percezione dei ragazzi è stata ottima (84%) per le competenze digitali. Per quanto riguarda la resilienza il 22% ha dato un parere negativo e il 47% neutro.

L’87% delle ragazze e dei ragazzi valuta in maniera positiva la qualità dell’ambiente di lavoro, anche se il 28% ha affermato di non avere una camera per studiare. Il 97% ha dichiarato di avere avuto un computer a disposizione, mentre il 18% ha dovuto condividere il pc o il tablet per seguire le lezioni.

Dalle domande sulle attività quotidiane che i ragazzi hanno svolto tra le mura domestiche nel periodo di dad è emerso che il 45% non ha letto neppure una pagina di un libro a fronte di un 20% che ha passato più di due ore al giorno a giocare davanti allo schermo e del 48% che ha trascorso più di due ore con il cellulare in mano.

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