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Agricoltura, crisi e mancanza di manodopera, Zeni (Pd): "Cosa fa la Provincia?"

Diversi i punti toccati dal consigliere nell'interrogazione: aiuti, manodopera, fabbisogno idrico, collaborazione

L’agricoltura trentina, come diversi altri settori produttivi in tutta Italia, ha bisogno di aiuto. Su quali scelte e strategie sta lavorando la Provincia per sopperire al problema? A chiederlo è il consigliere provinciale del Pd, Luca Zeni che, nella mattinata di lunedì 6 giugno ha depositato l’interrogazione “L’agricoltura trentina alla deriva”, dove interroga la Pat sulle scelte che la Giunta intende adottare per favorire l’arrivo di manodopera per la frutticoltura; per affrontare la crisi idrica che danneggia le produzioni agricole; per una nuova collaborazione con l’Alto Adige/Südtirol sul versante della commercializzazione frutticola e, soprattutto, sui progetti verranno messi in campo a sostegno della zootecnia di montagna. Zeni chiede anche di conoscere il numero delle aziende agricole che hanno cessato la loro attività nel biennio 2020-2022 e quante invece hanno avviato un percorso imprenditoriale.

Programmazione e manodopera

Il consigliere sostiene che: “L’arrivo del periodo estivo con la ripresa delle attività agricole sul territorio palesa, anche all’occhio meno attento, la mancanza di una programmazione nella politica agraria, capace di andare oltre alle dichiarazioni di principio, al sostegno formale ed alle promesse ripetute quanto aleatorie”.

La manodopera colpisce anche questo settore, come tanti altri che negli ultimi mesi hanno lamentato di non riuscire a trovare personale da impiegare nelle più varie attività. Questione, quella della manodopera, sulla quale anche Coldiretti si sta battendo. A fine maggio l’associazione di categoria aveva comunicato che, in tutta la regione, mancavano circa 100mila stagionali per garantire i raccolti.

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“Manca una minima forma di programmazione in tema di garanzia della tempestiva messa a disposizione di manodopera stagionale - scrive Zeni -, al punto che della questione si deve far carico davanti al Commissario del governo un’organizzazione professionale agricola anziché l’assessore di merito”.

Zootecnica e agricoltura di montagna

C’è preoccupazione anche per la zootecnica e l’agricoltura di montagna. “Manca una scelta politica chiara sul sostegno alla zootecnia e in genere all’agricoltura di montagna - prosegue Zeni -; latita qualsiasi interazione collaborativa con il vicino Alto Adige/Südtirol in tema di politica frutticola. Ciò che più colpisce però è la totale inerzia verso la realtà dell’allevamento e della produzione zootecnica di montagna sulla quale, a parole, la Giunta provinciale ha sempre assicurato ‘vicinanza’ ed attenzione”.

La situazione, in tutto il Paese, diventa sempre più dura. Per il consigliere provinciale, l’intero settore sta attraversando forse il periodo più difficile della sua storia recente, per il perdurare di una crisi che la pandemia prima e la guerra in Ucraina poi, stanno acutizzando oltre ogni attesa, con l’aumento dei costi delle materie prime, dell’energia e dell’approvvigionamento dei mangimi.

L'Alto Adige

In provincia di Bolzano, fa sapere Zeni: “Si stanziano ben 15 milioni di interventi a sostegno delle aziende agricole, a Trento la Giunta sembra capace di trovare solo 4 milioni di euro per affrontare una crisi epocale: si prova insomma ad arginare il mare con uno straccio”. Un’altra preoccupazione del consigliere riguarda il futuro di quella parte di allevatori che potrebbero non riuscire a tenere in piedi l’attività, dovendo quindi cambiare vita e dismettere le stalle.

“Le stalle chiudono, gli allevatori abbandonano, il prezzo del latte crolla, i grandi carnivori diventano in alcuni casi un vero problema e la Provincia assicura, promette, rincuora, esprime consapevolezza e si impegna, mettendo però a bilancio risorse decisamente irrisorie, salvo quelle abbondantissime e fortemente volute per il sostegno all’acquisto dei ‘carri-ponte’ in una zona della Val di Non - conclude Zeni -. Ma non basta. A fronte dello stanziamento di 6 milioni e mezzo di euro, ‘bruciati’ nella sola notte del concerto di Vasco Rossi, la provincia ha trovato nell’anno 2021 solo 300mila euro per far fronte ai danni provocati dai grandi carnivori, ma non ha risparmiato affatto sulle assicurazioni, sulle promesse, sulla solidarietà e sulla rinnovata vicinanza”.

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