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Il presidente Maurizio Fugatti durante

Il presidente Maurizio Fugatti durante

Covid19: strategia trentina, aggiornamenti sui vaccini e aspettative sui ristori

Fugatti: “Trentino con l’Rt più basso in Italia”

L’Rt del Trentino di venerdì 29 gennaio, pari a 0,56, è stato classificato come il più basso in Italia nel monitoraggio dell'ultima settimana di gennaio. Un dato positivo, sottolineato con soddisfazione dal presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti nella conferenza stampa tenutasi nel pomeriggio di sabato 30 gennaio. «È un risultato che testimonia della bontà dei nostri sforzi» ha detto Fugatti. «In Trentino abbiamo affrontato la pandemia e ci siamo curati con le nostre forze, lo abbiamo fatto nella prima fase e lo stiamo facendo anche in questa seconda, senza ricorrere a nessun aiuto esterno, ma anzi, se possibile, manifestando la nostra solidarietà alle regioni vicine. Crediamo possa essere un vanto dell’Autonomia. La classificazione ‘gialla’ che abbiamo ottenuto anche questa settimana è coerente con quanto abbiamo fatto fino ad oggi, e ci consente di continuare a limitare le restrizioni per i cittadini e le categorie economiche. Ciò non significa che arretreremo sul fronte dei ristori, soprattutto con riferimento a settori oggettivamente più colpiti di altri. Continueremo a chiedere al Governo di tenere fede ai propri impegni».

Situazione vaccini: ritardi e promesse

Riguardo all’obiettivo “Trentino zona bianca” Fugatti ha sottolineato invece che la Provincia, pur auspicandola, non ha mai pensato che questo fosse l’obiettivo da porsi sul breve periodo. «Per ora» ha precisato «vogliamo stabilizzare la zona ‘gialla’. Sul piano dei vaccini abbiamo avuto oggi (sabato 30 gennaio ndr) un incontro con il ministro Boccia e le autorità sanitarie nazionali. Abbiamo ottenuto in particolare nuove informazioni sull’andamento delle forniture. Pfizer la scorsa settimana ha ridotto del 29% le dosi inviate sui territori. Per la prossima settimana la riduzione sarà del 20% ma avrebbe detto al commissario Arcuri di puntare al recupero entro la fine di marzo. Moderna ha ridotto a sua volta le dosi di febbraio del 20%. Anche qui, c’è la volontà espressa verbalmente al commissario Arcuri, di recuperare entro fine marzo. Astra Zeneca ha ridotto infine la propria previsione di dosi, passate da 16 a 8 milioni, ed in particolare 3,4 milioni di dosi nel primo trimestre dell’anno».

Prossimamente saranno confermati gli esiti degli studi sul vaccino Astra Zeneca, soprattutto per quanto riguarda due aspetti: l’età a cui può essere somministrato (da test effettuati in Germania era stato ipotizzato che potrebbe essere somministrato solo agli under 65); inoltre, l’intervallo di somministrazione definito fra la prima e la seconda dose. Per fare un raffronto: l’intervallo di Pfizer fra la prima dose e il “richiamo” è di 4 settimane. Quello di Moderna di 3 settimane. Per Astra Zeneca si parla di una “finestra” da uno a tre mesi. Il commissario Arcuri, nell’incontro di stamani, ha aggiunto che fra l’1 e 7 febbraio Pfizer invierà al Trentino 4680 dosi di vaccino, Moderna 600. Nella seconda settimana, arriveranno in Trentino di nuovo rispettivamente 4680 e 1200 dosi. Nella terza settimana, al Trentino andranno 5850 dosi Pfizer. Fra il 22 e il 28 febbraio, sono annunciate altre 5850 dosi di Pfizer e 4500 dosi di Moderna.

Le dosi di Astra Zeneca inizieranno ad arrivare fra l’8 e il 14 febbraio: si è detto di 430.000 mila su base nazionale. Si sta ancora decidendo come verranno ripartire fra i territori. Dipenderà anche dall’esito delle analisi Aifa sull’efficacia del vaccino per gli over 65. Ipoteticamente dovrebbero essere circa 4000 dosi. Nella terza settimana di febbraio all’Italia dovrebbero venire inviate altre 660mila dosi, di cui al Trentino spetterebbero attorno alle 6000 dosi. «In definitiva» ha concluso Fugatti «da qui alla fine di febbraio potremmo attenderci in Trentino 27360 dosi di vaccino fra Pfizer e Moderna (6300 Moderna), ed inoltre altre 10.000 dosi circa di Astra Zeneca. Ciò sempre che le società farmaceutiche, di qui in poi, rispettino gli impegni presi».

Giancarlo Ruscitti, responsabile del Dipartimento Salute della Provincia, ha spiegato che si era impostato con i medici di medicina generale e i pediatri un utilizzo dei vaccini a livello territoriale che deve essere ora rivisto a causa delle riduzioni delle forniture. La Provincia si riorganizzerà comunque per vaccinare prioritariamente gli over 80. Pier Paolo Benetollo, direttore generale dell’Apss, ha detto che nel mese di febbraio si concluderà comunque la seconda fase di copertura vaccinale per il target degli ultraottantenni. «Il motivo per il quale si parte dalle persone più anziane – ha aggiunto - è evidente: gli ultraottantenni presentano in caso di contagio più complicanze e impegnano maggiormente le strutture sanitarie nel loro complesso». Non ci sarà invece, come già stabilito, la possibilità di scegliere il vaccino: le indicazioni saranno impartite dalle autorità nazionali.

Perché Trentino e Alto Adige hanno strategie diverse rispetto ai tamponi?

A questa domanda è stato risposto durante la conferenza stampa di sabato che il Trentino da sempre fa il tampone antigenico rapido sui sintomatici. Non usa questo test come screening di massa, come altri territori. Ciò spiega anche perché i tamponi antigenici in Trentino diano in genere percentuali di positività elevati. I molecolari vengono invece usati come screening sugli asintomatici, nei contesti più a rischio, come ospedali, case di riposo e così via. Presto verranno introdotti anche i test salivari, meno invasivi e più facili da gestire.

Ristori

«Essere stati l’unico territorio ‘giallo’ assieme al Molise in questa seconda fase della pandemia ha comportato meno restrizioni rispetto al resto d’Italia» ha spiegato ancora Fugatti. «Ci rendiamo conto però che per alcune categorie sono state comunque pesanti, pensiamo a palestre, alberghi, ristorazioni, spettacolo: ci attendiamo che il Governo ne tenga conto. Continuiamo con la linea che ci viene permessa dal fatto di essere zona ‘gialla’ senza forzare con le aperture per non rischiare che ci vengano contestati in futuro eventuali ristori, ma continuiamo anche a fare pressione a Roma affinché si impegni più a fondo».

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