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A scuola il sabato e la domenica: l'ipotesi dal Governo

Diversi i punti di vista sul ritorno tra i banchi

Braccio al Governo di ferro sulle lezioni in presenza. Tra il nuovo Dpcm (Decreto del presidente del Consiglio dei ministri), la questione «neve e impianti di risalita», natale e commercio, si inserisce anche la scuola. Sulla data di ritorno alle lezioni in presenza ci sono diverse disquisizioni. Come riporta Today gli enti locali chiedono al Governo di non far rientrare in classe i ragazzi da mercoledì 9 dicembre ma di attendere l'Epifania. Il ministro dei trasporti Paola De Micheli propone l'entrata a mezzogiorno e le lezioni nei giorni festivi.

Durante il punto stampa di giovedì 26 novembre convocato dopo l'incontro con il ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia, l'Anci e il responsabile della Salute Roberto Speranza, le regioni  «unanimamente hanno ritenuto di suggerire al governo di procrastinare al 7 gennaio ogni riapertura della didattica in presenza per chi è ancora oggi in didattica a distanza» ha detto il presidente della Liguria Giovanni Toti.  «Tutte le regioni hanno unanimamente ritenuto di dire al Governo che si tratterebbe di una mossa inopportuna in questo momento soprattutto alla vigilia della pausa festiva delle scuole - ha sottolineato Toti - in assenza di un programma di scaglionamento degli ingressi e in assenza di un servizio pubblico che oggi prevede capienza al 50% e andrebbe ritoccata». 

Una linea anticipata anche dal presidente della Regione Veneto, Luca Zaia: «Penso sia rischioso aprire la scuola il 9 dicembre e chiudere subito dopo. Concentriamoci invece ad un'apertura più solida dopo l'Epifania, se è possibile. Perchè tutto dipende dall'infezione". Dello stesso parere anche l'assessore regionale alla Sanità del Lazio, Alessio D'Amato, «la strada è lunga e serve prudenza anche sul tema della riapertura delle scuole». Mentre il virologo Andrea Crisanti, direttore del laboratorio di microbiologia dell'Università di Padova suggerisce di «verificare prima l'impatto della riapertura sui contagi». 

La spinta per una riapertura a dicembre arriva, invece, LeU con Nicola Fratoianni e il MoVimento 5 Stelle, mentre il Partito Democratico, qualche giorno prima, era apparso più prudente. Intanto il Consiglio di Stato ha confermato in via cautelare l'obbligo delle mascherine per i più piccoli a scuola: con questo decreto monocratico il giudice ha respinto l'istanza dei genitori di alcuni bambini - tra i 6 e gli 11 anni - che chiedevano sospensione dei Dpcm riguardanti l'obbligo di indossare dispositivi di protezione delle vie respiratorie nei luoghi al chiuso, per bimbi di età superiore ai sei anni.

La novità

A questo quadro si aggiungono le dichiarazioni rilasciate a Repubblica, da parte del ministro De Micheli, nell'articolo pubblicato venerdì 27 novembre. Le Regioni la incolpano sui trasporti pubblici e allora lei ha proposto una rivoluzione degli orari e dei giorni di scuola in presenza che farà discutere. De Micheli prima ha detto che ci saranno diecimila bus aggiuntivi «privati, a noleggio. Da sette e nove metri. Dodici per l'extraurbano. Abbiamo a bilancio 500 milioni di euro, duecento sono per il 2021». Una soluzione che, a detta del ministro, servirebbe perché la capienza del 50% per i trasporti pubblici dovrà durare almeno fino all'estate, ma poi ha avanzato la richiesta dello scaglionamento degli ingressi delle scuole. Gli ingressi sfalsati, così come sono stati pensati nei primi mesi dell'anno scolastico, per la ministra sono «largamente insufficienti» e spinge verso una nuova soluzione: «spalmare l'entrata e l'uscita degli studenti sulle prime dodici ore della giornata, dalle 8 alle 20». 

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