"C'era tanta gente che sembrava Natale": l'inchiesta di Report sul coronavirus in Trentino

Il weekend sulle piste (piene) prima del lockdown e la direttiva dell'Apss per lasciare in Rsa gli ospiti con sintomi: la gestione trentina dell'emergenza covid su Report

"Mentre le regioni vicine avevano già le terapie intensive piene loro hanno pensato di riempire le piste da sci e gli alberghi". Con queste parole il conduttore di Report Sigfrido Ranucci riassume uno dei due punti-chiave dell'inchiesta sulla gestione dell'emergenza Covid i Trentino, andata in onda su Rai Tre nella serata di lunedì 8 giugno. Il weekend del 6/8 marzo non solo le piste del Trentino erano aperte, ma diversi assessori tra cui quello al Turismo Roberto Failoni, invitavano i turisti con lo slogan "la neve è più forte del virus". 

Il lunedì seguente, dopo forti pressioni della Comunità della Val di Sole e sull'esempio della decisione presa in anticipo dall'Alto Adige, anche le piste trentine chiuderanno. Quindici giorni dopo, ovvero il tempo d'incubazione del virus, il contagio esploderà in Trentino, a partire dai territori sciistici della Val di Sole, Val Rendena e Val di Fassa, portando la provincia di Trento ad essere, fino alla fine dell'emergenza, il territorio più colpito in termini di casi rispetto al numero di abitanti.

"C'era gente come fosse Natale" dice la gente in Val Rendena, intervistata dalla giornalista di Report, ricordando quel weekend. "Ci siamo attenuti al dispositivo dello Stato italiano" replica l'assessore Failoni, spiegando che, effettivamente, in quei giorni non era ancora vietato sciare. Due giorni dopo sarebbe stato vietato anche uscire di casa, se non per comprovate necessità. Peccato che Failoni sia anche esponente di una Giunta che raramente, in questa emergenza, ha dimostrato di volersi attenere ai "dispositivi dello Stato": dal "rammarico" con il quale il presidente Fugatti ha annunciato la chiusura delle scuole alla contesa sulle riaperture di negozi, bar, ristoranti e, ora, anche asili.

L'altro aspetto sul quale si concentra l'inchiesta è la percentuale di morti in Rsa. Morti che potevano essere evitate? Secondo il presidente dell'Ordine dei Medici di Trento Marco Ioppi sì. A pesare come un macigno sulla questione c'è la direttiva dell'Azienda sanitaria che, in piena emergenza, chiedeva alle strutture per anziani di curare gli ospiti affetti da coronavirus sul posto, senza portarli in ospedale. Ospedali che, va detto, erano già strapieni: in pochi giorni i posti in terapia intensiva sono stati raddoppiati e, due settimane più tardi, è stata creata anche una struttura interamente dedicata agli anziani contagiati. Il contagio, però, era già esploso.

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"Abbiamo mandato gli ospiti più gravi in Pronto Soccorso - spiega a Report il medico di una Rsa trentina che vuole rimanere anonimo - ce li rimandavano indietro in 3 o 4 ore chiedendo che venissero curati in struttura, ma una casa di riposo non è un ospedale". Sulla questione la giornalista ha tentato anche di sentire la replica dell'assessore alla Salute Stefania Segnana, che però quel giorno non era disponibile. Sulla gestione dell'emergenza nelle Rsa è in corso un'indagine della Procura di Trento. La puntata di Report dell'8 giugno è disponibile integralmente su Rai Play. 

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