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Coronavirus, la previsione: «La terza ondata è certa, l'Italia avrà record morti in Europa»

Il professor Andrea Crisanti spiega: «Il calo dei positivi è legato al minor numero dei tamponi». E dalle scuole arrivano dati preoccupanti: «Contagi fino a 4 volte più della media»

Brutte notizie all'orizzonte. Il professor Andrea Crisanti, che per tutta l'emergenza sanitaria si è pronunciato sull'andamento del contagio e sulle previsioni, continua a parlare di «terza ondata» e lo fa in maniera piuttosto dura. «La terza ondata in queste condizioni è una certezza - ha affermato Crisanti a L'aria che tira analizzando il quadro della situazione in cui è piombata l'Italia da quasi un anno -. Siamo in una situazione grave stabile, ci attende un inverno preoccupante» e poi ha aggiunto «Il calo dei positivi di ieri (7 dicembre ndr) è legato al numero dei tamponi eseguiti. Se avessimo fatto il consueto numero di tamponi, avremmo avuto 28mila nuovi casi. In Lombardia, che è stata zona rossa, la situazione migliore. In Veneto, zona gialla, i casi aumentano».

Come riporta Today, l'invito di Crisanti è quello di trovare il giusto compromesso tra attività economica e tutela della salute: «Prima che il vaccino abbia effetto passeranno mesi, ci attende un inverno preoccupante. L’Italia alla fine della prossima settimana sarà il paese con più morti in Europa, non è qualcosa di cui essere orgogliosi. Natale, con scuole chiuse e fabbriche a ritmo ridotto, va sfruttato per ridurre i contagi». Crisanti è certo che la terza ondata ci sarà e lo ribadisce. «La terza ondata è una certezza in questa situazione - afferma -, non c’è bisogno di previsioni. Con la riapertura delle scuole e delle attività produttive, abbiamo offerto una grande occasione al virus e i contagi sono esplosi. Dopo l’estate avevamo in mano una situazione gestibile e ce la siamo lasciati sfuggire. I casi residui potevano essere gestiti».

La moltiplicazione dei contagi a scuola 

Intanto arrivano i primi dati del monitoraggio delle scuole. La consigliera regionale del Piemonte Francesca Frediani ha chiesto ed ottenuto i dati dei contagi tra il personale scolastico (docente e ATA) e tra gli studenti a partire dal 18 settembre, suddivisi per settimana, per tipologia di scuola (nido, infanzia, primaria, secondaria di primo e secondo grado) e per provincia. Come spiega il ricercatore dell’Università di Torino Alessandro Ferretti, nonostante le maggiori precauzioni introdotte sin dall’inizio dell’anno scolastico all’interno delle scuole superiori, l’incidenza del contagio tra il personale è stata significativamente più alta rispetto a quella della popolazione generale sin dalla settimana del 12 ottobre. La didattica a distanza introdotta nella scuola superiore ha permesso di ridurre i contagi.

Il fatto che l’incidenza del contagio tra il personale scolastico sia sensibilmente più alta di quella generale è indice del fatto che tale personale è più esposto al contagio rispetto alla media della popolazione. Se le scuole non fossero un luogo ove avviene il contagio, ci si aspetterebbe un’incidenza simile o inferiore a quella della popolazione. Dal momento che l’unica differenza rilevante tra il personale scolastico e la popolazione generale sta nella particolare attività lavorativa, è evidente che la causa dell’incidenza più elevata sta proprio nell’attività lavorativa stessa.

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