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Coronavirus e Dpcm, un documento segreto ha spinto il Governo alla zona rossa o arancione per Natale

Rischio di terza ondata, troppa libertà e richieste di bloccare gli spostamenti: il Comitato tecnico scientifico batte i pugni sul tavolo

A dieci giorni dal Natale, il Governo di Giuseppe Conte sta preparando un nuovo Dpcm (Decreto del presidente del Consiglio dei ministri) e come riporta Today l'orientamento sembra proprio essere quello di introdurre un lockdown che porterà tutta l'Italia in zona rossa o arancione intorno al 20 dicembre. Pare, però, che il solo decreto ministeriale non sarà sufficiente per restringere la libertà di circolazione e per questo ci vorrà o un altro decreto legge oppure un emendamento che modifichi il Dl 2 dicembre n. 158, sempre che ci siano i tempi parlamentari per farlo. 

Nuovo Dpcm e decreto legge: il documento segreto che ha portato il governo alla stretta

A rivelare quali saranno gli strumenti legislativi per definire il blocco di Natale, sul quale attualmente il governo è comunque ancora diviso, è stato il Corriere della Sera, il quale racconta però, come altri quotidiani, che a spingere l'esecutivo verso la linea dura sarebbe stato un documento «segreto» preparato dal Cts (Comitato Tecnico Scientifico) e non ancora completato nel quale però non viene giustificato un lockdown ma vengono richieste soltanto alcune misure da Natale all'Epifania. Questo perché il Cts, memore delle situazioni incresciose in cui l'esecutivo lo ha infilato nei mesi scorsi, non intende stavolta «coprire» il Governo che vuole prendere decisioni drastiche allo scopo di alleggerire la pressione sul sistema sanitario nazionale e prevenire gli effetti della terza ondata. La Stampa ha rivelato che si tratterebbe di un resoconto lungo soltanto mezza pagina che è ancora in fase di completamento e con il quale il Cts chiede al Governo di: 

  • "potenziare i meccanismi di controllo per garantire il rispetto delle norme in vigore";
  • "limitare ulteriormente la circolazione interregionale";
  • "limitare la circolazione, ad esempio anticipando l’orario di rientro nelle abitazioni".

Gli obiettivi degli scienziati sono chiari. La prima cosa, in assoluto, da fare pare e che viene ripetuta da ormai mesi, è quella di limitare gli assembramenti dopo le immagini delle vie dello shopping nelle grandi città. In tutto questo c'è una chiara critica a chi era deputato a controllare, ovvero il ministero dell'Interno guidato da Luciana Lamorgese, ma è riuscito a farlo soltanto in pochi casi e tardivamente. Poi c'è la critica (implicita) al Decreto Legge 2 dicembre n.158 che nel vietare la circolazione a partire dal 21 dicembre ha in pratica consentito agli italiani di organizzarsi per un grande esodo nei giorni precedenti. Infatti le prenotazioni di treni e flixbus sono schizzate verso l'alto nei giorni del 18, del 19 e del 20. Infine c'è l'unico mezzo che il Cts ritiene di poter utilizzare per conseguire un risultato, ovvero l'ampliamento dell'orario del coprifuoco. Ironia della sorte, è proprio su quest'ultimo suggerimento che uno dei rigoristi della prima ora come il ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia per ora fa orecchie da mercante: «Il governo non ha mai discusso di anticiparlo alle 20». Infatti a chiederlo sono gli scienziati e la mossa servirebbe a fermare (o per lo meno a rendere di più difficile organizzazione) le feste clandestini e i veglioni nei casali che il presidente del Consiglio ha paventato come un rischio assoluto in un'intervista a La Stampa.  

Il coprifuoco anticipato e il blocco alla circolazione tra regioni

Il nuovo Dpcm e il decreto legge (o le modifiche a quello attualmente in vigore) andranno quindi a correggere le scappatoie che il precedente decreto ministeriale 3 dicembre permetteva implicitamente andando a leggere tra le pieghe di un testo ambiguo che all'inizio sembrava addirittura permettere la visita ai nonni durante le feste, come dichiarato improvvidamente da alcuni membri del governo in tv. Ed è impossibile non notare che più che di una stretta si tratta di una retromarcia per mettere una pezza su errori fatti in precedenza. Le ipotesi principali allo studio del governo, spiega il Corriere della Sera, sono attualmente due: 

  • un'Italia trasformata in un'unica grande zona arancione, con bar e ristoranti chiusi e spostamenti limitati ma negozi aperti;
  • una zona rossa nazionale che somiglierà al lockdown della scorsa primavera, quando si poteva uscire di casa solo per ragioni di urgenza, necessità e salute e con l'autocertificazione. 

Secondo il quotidiano l'Italia intera «potrebbe fermarsi dal 24 dicembre al 6 gennaio, seguendo le regole della fascia arancione, o quelle della fascia rossa. Oppure le chiusure scatteranno solo nei giorni festivi e prefestivi e dunque 24-25-26-27-31 dicembre e 1-3-6 gennaio, come suggerito da Dario Franceschini». Le altre ipotesi che circolano vedono uno stop dal 23 dicembre al 6 gennaio con ipotesi di coprifuoco alle 20 o addirittura alle 18 o quella di anticipare il blocco al 19 dicembre, ovvero proprio una delle date scelte dagli italiani per ritornare a casa (o meglio, nel luogo dove hanno residenza, domicilio o abitazione principale): questi viaggi dovrebbero essere comunque consentiti mentre verranno bloccati tutti gli altri. 

Il lockdown di Natale 2020 e Capodanno 2021

Il lockdown di Natale 2020 e Capodanno 2021 arriva quindi mentre il presidente del Consiglio Giuseppe Conte teme per «la tenuta psicologica» del paese e per le «proteste sociali» che potrebbero andare in scena poco prima delle festività. E mentre il Senato sarà chiamato a votare, mercoledì 16 dicembre, la mozione di maggioranza che invece permetterà ai residenti nei piccoli comuni (5mila o 15mila abitanti) di spostarsi entro i confini della loro provincia o un raggio di qualche chilometro (si parla di 10 o 20). Il tutto per scongiurare il «liberi tutti» che invece viene chiesto in una mozione del centrodestra che la presidente di Palazzo Madama Elisabetta Casellati ha fatto calendarizzare in fretta e furia. 

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