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Coronavirus, cosa succederà dopo le feste?

L'efficacia delle direttive terminerà il 15 gennaio, nuove decisioni dovrebbero arrivare il 7

A metà gennaio scadono le disposizioni dei decreti legge n.158/2020 e n.172/2020 e quelle del Dpcm (Decreto del presidente del Consiglio dei ministri) 3 dicembre. Poco prima, intorno al 7, il governo dovrà decidere quali attività far ripartire mentre tutte le regioni d'Italia dovrebbero trovarsi in zona gialla dopo l'Epifania. Ma non è assolutamente detto che vada così, anzi. Vediamo perché. 

Cosa succede a gennaio, tra regioni a rischio zona rossa e attività che rischiano di non ripartire

Come riprota Today, il ministro della Salute Roberto Speranza ha già fatto sapere che a gennaio non ci sarà nessun "liberi tutti". Anzi, si tornerà alle zone rosse, arancioni e gialle: "Dal 7 gennaio si tornerà al sistema delle aree colorate, che ha dimostrato di funzionare abbassando l’Rt da 1,7 a 0,82, senza bloccare tutto il Paese". E questa decisione deriva da una serie di motivi. Il primo è che per avere effetti apprezzabili sulla popolazione la campagna vaccinale avrà comunque bisogno di tempo: "Tu vaccini una persona, dopo 3 settimane devi fare la seconda iniezione e dopo 7 o 10 giorni gli anticorpi saranno efficaci. Per immunizzare 10 milioni di persone serviranno 20 milioni di iniezioni".

Il secondo motivo è che non co sono ancora numeri attendibili sull'andamento dell'epidemia nei giorni delle festività (e prima di averli dovranno passare almeno due settimane): intanto però si sta avverando la previsione dei giorni scorsi, ovvero il numero dei test del tampone sta scendendo con il risultato di trovare meno positivi ma intanto cresce il tasso di positività rispetto ai test. 

Il terzo motivo è che il report dell'Istituto Superiore di Sanità e del ministero ha certificato che ci sono nove regioni a rischio: l'Rt nazionale è a 0,90 nel periodo tra il 14 e il 20 dicembre. La scorsa settimana l'Rt si era attestato a 0,86 confermando la ripresa della crescita (quindici giorni fa era a 0,82). Nella maggior parte delle Regioni e delle Province Autonome si registra un livello Moderato o Alto. In particolare, cinque regioni (Liguria, Marche, Puglia, Umbria e Veneto) sono classificate a rischio alto; 12 a rischio moderato, di cui quattro (Emilia-Romagna, Molise, Provincia Autonoma di Trento e Valle d'Aosta) sono a elevata probabilità di progredire a rischio alto nel prossimo mese nel caso si mantenga invariata l'attuale trasmissibilità. In totale quindi le regioni a rischio sono nove, ovvero Liguria, Marche, Puglia, Umbria, Veneto, Emilia-Romagna, Molise, Provincia Autonoma di Trento e Valle d'Aosta. 

E poi c'è il "caso" del Veneto, dove l'epidemia corre come non aveva fatto a marzo e aprile, quando nel resto d'Italia era in atto una carneficina. In molti hanno puntato il dito proprio sulla zona gialla: il fatto che nella regione siano state in vigore per molto tempo le restrizioni più "leggere" ha portato nei cittadini la falsa percezione che il peggio fosse passato. 

Critica anche al situazione del turismo invernale e degli impianti di risalita. "Faremo il possibile e l’impossibile per aprire entro gennaio" aveva affermato prima di Natale la presidente dell'Anef (Associazione di categoria dei gestori degli impianti a fune italiani), Valeria Ghezzi. Parlare del mese di gennaio, e non più della data del 7, è indicativo di quanto ancora sia nebulosa la situazione. Sul calendario deli italiani il giorno successivo all'Epifania è segnato in grigio, in attesa di essere "colorato" di giallo, rosso o arancione. Ma nell'agenda dei gestori degli impianti è un giorno cruciale, forse il punto di non ritorno di una stagione invernale ormai fortemente compromessa. Si parla già, infatti, di spostare un'eventuale apertura al 25 gennaio.

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