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Venerdì, 12 Aprile 2024
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Cooperative sociali, è allarme personale: "Cerchiamo professionisti all'estero"

Il bilancio 2021 segna una ripresa rispetto all'anno della pandemia, ma il settore socio-sanitario, assistenziale ed educativo è in affanno

Il mondo delle cooperative sociali e di abitazione è in ripresa rispetto al primo anno della pandemia, ma nel settore socio-sanitario, assistenziale ed educativo trovare figure professionali rimane un’impresa. Il bilancio arriva dal convegno di settore tenutosi martedì 24 maggio.

“Quest’anno siamo sopravvissuti con l’intento di riaprire tutti i servizi sociali e sociosanitari, ma i problemi da affrontare sono molti - ha detto il vicepresidente di settore della federazione trentina della cooperazione Italo Monfredini -. Da una parte subiamo le rilevanti differenze tra i nostri contratti e quelli del competitor pubblico, dall’altra fatichiamo a sostenere gli oneri. Se a questo sommiamo l’incertezza data dal principio di rotazione dei bandi pubblici, il rischio concreto è distruggere un ecosistema costruito negli anni tra società e Provincia per l’incapacità di dare continuità ai servizi”.

Per far fronte alla carenza di personale, la federazione è al lavoro per cercare professionisti all’estero. C’è poi il rinnovo del contratto collettivo provinciale delle cooperative sociali: “Lavoriamo nell’unica direzione possibile - ha detto Paolo Fellin, direttore della cooperativa Spes e consigliere della federazione -: quella di migliorare il contratto a partire dalla banca ore e dai congedi parentali, fino al premio territoriale di risultato. Ma, dal punto di vista economico, abbiamo uno scarso margine di manovra”.

Cosa dicono i numeri del bilancio

Nel complesso, nel 2021 il valore della produzione ha raggiunto i 228 milioni di euro, con un incremento del 12 per cento sul 2020 e nove milioni in più rispetto anche al 2019. Segnali di ripresa, quindi, ma con prospettive tutt’altro che rosee: crescono i costi gestionali e la marginalità negli ultimi anni si è quasi azzerata.

Tra le 45 cooperative sociali di tipo “a” analizzate - quelle che gestiscono servizi sociali come centri di aggregazione per ragazzi, centri sociali per anziani, case famiglia, centri sanitari e centri educativi - la ripartenza di attività e servizi nel 2021 ha garantito un valore della produzione di 177 milioni di euro (+10,6 per cento rispetto al 2020). Cresce anche l’occupazione: i lavoratori erano 4.750 a fine 2021, con un incremento del +5,3 per cento in termini di unità lavoro annuo rispetto al 2020. Cala invece il risultato netto aggregato: 0,8 milioni nel 2021, contro i 3,5 mln del 2018. La perdita aggregata rimane pressoché costante, con marginalità in continuo calo negli ultimi anni, e quasi azzerata nell’anno conclusosi: dal 2,2 per cento del 2018 allo 0,5 per cento del 2021.

Ci sono poi le cooperative sociali di tipo “b”, che si occupano della gestione di attività finalizzate all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate nell’industria, nel commercio, nei servizi e nell’agricoltura. L’uscita dalla pandemia ha portato le 20 cooperative analizzate a una crescita del 14,5 per cento del valore della produzione, stimato a circa 61 milioni di euro (+6 milioni rispetto al periodo pre-pandemia). Il risultato netto aggregato del 2021 è di 2,4 milioni di euro, in miglioramento negli ultimi anni, con un calo del numero delle cooperative in perdita (ora sono solo tre su 20, nel 2000 erano sette). La marginalità risulta più sostenuta e costante nelle cooperative più strutturate (dai tre milioni di fatturato in su). Anche in questo caso cresce l’occupazione: sono quasi 2.500 i lavoratori delle cooperative di tipo b a fine 2021, in crescita dell’11 per cento in termini di unità lavorative annue.

Infine le cooperative di abitazione che hanno aumentato nel 2021 le attività, con 36 alloggi e 73 garage assegnati a 104 soci di cooperative edilizie, per un valore totale di oltre 11 milioni di euro, e l’avvio di operazioni per il biennio 2021/2022 per oltre 18 milioni di euro.

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