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"Vieni a manifestare, ti aspettiamo in stazione pezzo di m...": condannata per le minacce all'animalista Rizzi

L'assessora al Turismo di un piccolo paese della Val di Non dovrà risarcire con 20.000 euro l'animalista, a sua volta condannato per aver gioito della morte del cacciatore Moltrer

Condannata per aver insultato sui social l'animalista Enrico Rizzi con diffamazioni e minacce. Orietta Viola, assessora al Turismo di un piccolo comune della Val di Non, Ton, dovrà risarcire danno e spese legali, per un totale di oltre 20.000 euro. A stabilirlo il Tribunale di Trento, che ha esaminato una vicenda risalente ai tempi del caso dell'orsa Daniza. Rizzi, lo ricordiamo, è stato a sua volta condannato in via definitiva per aver irriso la scomparsa di Diego Moltrer, presidente del Consiglio regionale e cacciatore, stroncato da un malore durante una batuta di caccia.

Tra le prove visionate dal giudice ci sono foto che ritraggono l'assessora con un cartello che recita "due cose sono infinite: l'universo e la stupidità del #rizzibimbominkia", una addirittura usata come foto profilo. Orietta Viola risulta anche amministratrice della pagina Facebook #RIZZIBIMBOMINKIA, fondata proprio per ridicolizzare il segretario del Partito Animalista Europeo. Inoltre uno dei commenti dell'assessora sullo stesso gruppo avrebbe tutti gli estremi della minaccia vera e propria: "Vieni in Trentino a manifestare, ti aspettiamo in stazione, pezzo di m...". 

La parola "bimbominkia": perché è un insulto

In particolare riguardo alla parola "bimbominkia", citata addirittura nel vocabolario Zanichelli 2018, il Tribunale ha riconosciuto che costituisce offesa, nonostante l'assessora si fosse difesa spiegando che "si tratta semplicemente della contestazione di un modo di essere particolarmente immaturo rispetto agli atteggiamenti e alle parole diffuse in rete". L'utilizzo del cognome dell'attivista animalista nell'hashtag è però prova evidente di diffamazione, per di più aggravata dal mezzo utilizzato: i social network, che permettono di raggiungere un enorme numero di persone, molto più dei giornali.

Il diritto di critica, scrive il giudice, "può scriminare il reato di diffamazione “a condizione che la forma espositiva utilizzata sia corretta, funzionale alla finalità di disapprovazione e che non trasmodi nella gratuita ed immotivata aggressione all’altrui reputazione. L’utilizzo di termini oggettivamente offensivi è solamente consentito ove non trovino adeguati equivalenti nella lingua". L'insulto, insomma, è parso totalmente gratuito nella forma utilizzata, in quanto "la Viola, intenzionata a censurare una iniziativa assunta dal Rizzi, ben avrebbe potuto evitare l’utilizzo del termine che associava questi all’organo sessuale maschile, impiegando dei vocaboli comunque rispettosi della propria persona". 

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