Mafia

Commissione antimafia in Trentino: "I segnali c'erano dagli anni Ottanta"

Duro l'affondo su Fugatti da parte del presidente Morra: "Ha affermato di non aver avuto il minimo sentore di ciò che stava accadendo. Ci si deve domandare se è difetto di intelligenza o altro..."

La due giorni della Commissione antimafia si è conclusa con parole ancora più forti di quelle pronunciate in apertura sulla mancata presa di posizione da parte del Trentino nonostante il processo Perfido contro le infitrazioni della 'ndrangheta in val di Cembra. Tra gli auditi nella giornata di martedì 10 maggio c'è stato anche il presidente della Provincia Maurizio Fugatti che - ha detto il presidente della Commissione Nicola Morra - “a precisa domanda ha affermato di non aver avuto il minimo sentore di ciò che stava accadendo. Ci si deve domandare se è difetto di intelligenza o altro...".

Parole che hanno infastidito il vicepresidente del Consiglio regionale (Lega Salvini) Roberto Paccher: “Qui non siamo in Calabria dove le radici e la diffusione dei fenomeni delinquenziali sono ben diversi. Sono parole molto gravi e immesse nel dibattito senza motivo, forse influenzate dalla situazione della sua terra di provenienza (la Calabria, ndr). Sino ad oggi stiamo parlando di un caso ben delimitato in un Comune della val di Cembra (Lona Lases, ndr)”. Eppure neanche 24 ore prima Morra aveva messo in chiaro la situazione: "Possibile che il problema della mafia in Trentino sia concentrato solo nella piccola e angusta val di Cembra?", si era chiesto ironicamente.

“Non servono sentenze per capire che siamo in una situazione emergenziale - ha proseguito il senatore -. Dopo segnali ripetuti a partire già dalla metà degli anni Ottanta con proteste e segnalazioni da parte dei lavoratori del porfido, non si può dire che questo territorio fosse all'oscuro di quanto stava avvenendo. I segnali vanno decodificati. Poi potrebbe avvenire che non si sia capaci di decodificarli, oppure che non si vogliano guardare perché si intuisce che potrebbero portare a una verità poco gradita. Certi soggetti adesso dovranno anche rispondere di voto di scambio politco mafioso e questo è particolarmente grave".

"Purtroppo da parte della politica trentina manca una presa di distanza netta dalle logiche e dai comportamenti che hanno permesso alle mafie di radicarsi in regione", ha detto il consigliere provinciale del Movimento cinquestelle Alex Marini, tra gli auditi dalla Commissione. Da tempo Marini chiede l'istituzione di un osservatorio antimafia: "Proposto dal M5S a inizio legislatura, è stato prima fatto deragliare in Consiglio provinciale e poi impantanato in Consiglio regionale, con la maggioranza che, non potendo apertamente opporsi alla sua istituzione, fa melina, rinviando e rallentando le procedure in modo da arrivare a elezioni con un nulla di fatto".

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Commissione antimafia in Trentino: "I segnali c'erano dagli anni Ottanta"
TrentoToday è in caricamento