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Il Trentino ricorda i militari internati nei lager: "Pagarono con la vita di fronte ai totalitarismi"

Circa 600mila i soldati italiani catturati dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, di cui oltre 10mila trentini

Cerimonia istituzionale mercoledì 8 settembre, in piazza Dante a Trento, in memoria degli internati militari italiani (ex IMI), i soldati italiani che non accettarono di schierarsi con il fascismo e con il nazismo e vennero internati nei campi di concentramento in Germania. Alla commemorazione presso la targa affissa in loro ricordo hanno partecipato il vicepresidente della Provincia autonoma di Trento Mario Tonina, il sindaco di Trento Franco Ianeselli, il questore Alberto Francini e i rappresentanti delle associazioni combattentistiche, come alpini e bersaglieri. Presenti anche il presidente di Anpi del Trentino Mario Cossali e il responsabile dell’Associazione ex internati Maurizio Tomasi

Dall’amministrazione provinciale è stato espresso un messaggio di attenzione ad un evento importante. Un’occasione utile, è stato sottolineato, per ricordare anche a beneficio delle nuove generazioni l’importanza della democrazia conquistata con la Repubblica italiana, ma anche le molte persone che in quei momenti difficili, di fronte ai totalitarismi, pagarono un prezzo altissimo, spesso con la vita, e la cui memoria va preservata.

Dopo l’armistizio dell'8 settembre 1943, 600mila soldati italiani furono internati nei lager nazisti. Fra di loro molti trentini, 800 dei quali trovarono la morte.

Nella notte tra l’8 e il 9 settembre 1943 le truppe naziste - fatte arrivare nelle settimane precedenti dagli altri teatri operativi, in particolare dal fronte orientale - investirono violentemente le caserme di Trento dell’esercito italiano, intimando la resa senza condizioni.

Sul terreno rimasero complessivamente 49 caduti e numerosi feriti. Questo scontro, ricorda l'associazione dei partigiani, rappresenta di fatto il primo episodio di resistenza armata contro l’invasore tedesco, alba del movimento della Resistenza dei 18 mesi successivi. I militari superstiti furono nei giorni seguenti trasferiti dei lager tedeschi e costretti ai lavori forzati. 

Complessivamente ammontarono ad oltre 600 mila i militari italiani catturati in vari Paesi e deportati nel Reich, tra i quali oltre 10 mila trentini, 800 dei quali non fecero più ritorno.

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