Domenica, 14 Luglio 2024
L'intervista

"L'orso di Malè è un problema: ha capito che può tornare in paese"

Il consigliere provinciale Claudio Cia (Gruppo Misto) torna a parlare di plantigradi dopo aver postato i video dei casi più eclatanti degli ultimi e che hanno riacceso il dibattito: "Non siamo una terra dalla carabina facile, ma non vogliamo diventare una gabbia per orsi"

Prima l’orso di Malè avvistato e filmato nel centro del paese, a poche ore dalla festa per la fine delle scuole, che ha portato la Provincia a proclamare la sua cattura, dando di fatto il via a delle ronde fino alle 22. Poi quello di Commezzadura, visto a bordo strada e anch’esso filmato. Trait d’union tra i due casi il consigliere provinciale Claudio Cia che postando i video sui suoi seguitissimi canali social ha riacceso il dibattito, come lo stesso ha confermato nell’intervista rilasciata a Trentotoday.

Consigliere Cia, volente o nolente lei ha riportato al centro del dibattito il tema orsi postando i video dei casi di Malè e Commezzadura. Che cosa ha pensato vedendo quei video? “La prima cosa che ho pensato è che ci risiamo. Adesso la stagione si fa bella e gli animali si muovono sempre di più. Se a ciò aggiungiamo che, visto il numero importante di orsi, il bosco non è più in grado di consentire la loro alimentazione, è normale che si avvicinino ai luoghi abitati. Ma la questione è un’altra. L’orso non è compatibile con la vita urbana, non è compatibile con una vita da alpeggio. Dobbiamo fare di tutto affinché rimanga selvatico, non deve avvicinarsi alle case e alle attività produttive. Abbiamo censiti 100 orsi, però la verità è che sono di più. Ed è vero, perché ogni tanto si trovano esemplari morti non tra quelli censiti. Noi abbiamo un corpo forestale di tutto rispetto, che fa un lavoro eccellente, ma con 6200 chilometri quadrati di territorio, di cui il 63% boschivo, i miracoli non si possono fare”.

Se l’orso non è compatibile con la vita urbana, qual è la soluzione? “La Provincia ha anche grande responsabilità, che è quella di tutelare i cittadini, cosa che sta cercando di fare con realismo e con tutti gli strumentidi cui dispone. A chi dice che l’orso non va toccato, io dico dateci una soluzione. Trasferimenti? Bene, se qualcuno li vuole li portiamo. Si deve capire, però, che il Trentino non è una terra dalla carabina facile, è un territorio che vorrebbe che questo paradiso non si trasformi in una gabbia per orsi”.

Lei ha detto “Fuori dal suo habitat, l’orso è un pericolo, una potenza letale. Sotto la pelliccia morbida e il musetto simpatico, l’orso rimane un predatore feroce”. Facciamo un gioco: Claudio Cia è in questo momento assessore alla caccia e alle foreste. Cosa farebbe? “L'ipotetico assessore Cia farebbe esattamente ciò che sta già facendo il vero assessore Roberto Failoni così come il presidente della Provincia Maurizio Fugatti nella consapevolezza di avere le mani legate dalle direttive europeee e dalle norme nazionali. Failoni, come Fugatti, in questo ambito sono già impegnati sul versante romano ed europeo. Però nonostante le suddette mani legate, qualcosa è stato fatto: la norma del prelievo (in estremis anche con l'abbattimento) fino a 8 orsi all’anno. Ovviamente non a casaccio, ma rivolta a orsi confidenti o pericolosi. Quello di Malè a mio avviso è un orso da prelevare, ormai si è avvicinato ai centri urbani e ha capito che lì può tornarci. Non possiamo aspettare che torni e magari incontri un’anziana o un bambino”.

La gente che in quei luoghi ci abita , come la Val di Sole, come sta vivendo la situazione? “Ero a Commezzadura e a Malè nelle scorse ore e la gente è esasperata. C’è pure chi dice ‘Basta, adesso siamo costretti ad arrangiarci’. Quando si decise di reintrodurre l’orso, la stragrande maggioranza della popolazione era favorevole, oggi i dati si sono capovolti perché, purtroppo con il caso di Andrea Papi, si è toccata con mano la presenza dell’orso e si è capito che da opportunità è diventato un problema. Questo anche perché non è consentita la gestione di controllo e contenimento dell’animale. Se si pensa che ogni volta che emerge un nuovo caso di orso e la Provincia agisce arrivano animalisti, ricorsi, tribunali. Intanto, cresce l’intolleranza per la presenza dell’orso”.

L’estate è arrivata. Non teme che questa vicenda possa generare allarmismo, forse eccessivo, nei confronti di quei turisti che si apprestano a venire in Trentino? “Certo, non fa bene al Trentino parlare di un orso che attraversa il paese di notte. Però è anche l’unico modo di attivare la politica perché intervenga, non possiamo pensare solo alla convenienza economica: abbiamo il dovere e la responsabilità che i cittadini e chi visita il Trentino si sentano in sicurezza. Io posso dire che tutti gli attori (forestali, comunità e Provincia) fanno un lavoro eccellente. Se creiamo sicurezza oggi abbiamo un beneficio domani, altrimenti la gente percepisce davvero che il territorio non è sicuro”.

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