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Cashback di Stato, perché è stato sospeso e quando tornerà

Il programma per incentivare i pagamenti elettronici e contrastare l'evasione fiscale potrebbe ripartire a gennaio del 2022

Da luglio e fino al 31 dicembre 2021 il Cashback di Stato è stato sospeso. Il programma per incentivare i pagamenti elettronici e contrastare l'evasione fiscale potrebbe però ripartire a gennaio del 2022. Come riporta Today, lo prevede una bozza del decreto ponte approdato in Consiglio dei ministri. Il decreto dispone infatti la sospensione della misura solo fino a fine anno, mentre nel primo semestre del 2022 (primo gennaio al 30 giugno) sarebbe confermata.

Il risparmio da una parte viene dirottato nel fondo per la riforma degli ammortizzatori sociali: una "cassa" istituita presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali con una dotazione di 1.500 milioni di euro destinato a concorrere al finanziamento di interventi di riforma in materia di ammortizzatori sociali.

Sospeso, non annullato

Fin da quando Mario Draghi ha preso il posto di Giuseppe Conte, si parla di cashback sotto "minaccia", ma non ci sarebbe il suo annullamento in previsione. Pare infatti che il programma che prevede rimborsi in denaro per acquisti con carte elettroniche sia solo sospeso dal primo luglio al 31 dicembre 2021. Inoltre, se i rimborsi relativi ai pagamenti con pos nel primo semestre 2021 saranno erogati entro il 30 novembre 2021, l'eventuale ritorno del cashback è previsto con una modifica nelle "restituzioni": i rimborsi per gli acquisti con carta effettuati nel primo semestre 2022 saranno infatti erogati entro il 30 novembre 2022. Prima era previsto il termine di 60 giorni dalla fine di ciascun periodo.

Durante il Consiglio dei Ministri, il Presidente del Consiglio Mario Draghi avrebbe spiegato che la sospensione della misura sarebbe dovuta al "carattere regressivo del cashback destinato ad indirizzare le risorse verso le categorie e le aree del Paese in condizioni economiche migliori".

"La misura rischia perciò di accentuare la sperequazione tra i redditi - spiega Draghi - favorendo le famiglie più ricche, con una propensione al consumo presumibilmente più bassa, determinando un effetto moltiplicativo sul PIL non sufficientemente significativo a fronte del costo della misura".

Draghi ha sottolineato come l'onerosità della misura, pari a 4,75 miliardi di euro, debba essere valutata non solo in relazione ai benefici attesi, ma anche del costo e dell'attuale quadro economico e sociale, che ha visto - nel 2020 - 335 mila nuovi nuclei familiari e oltre 1 milione di persone in più entrare in povertà assoluta (dati Istat).

"A fronte degli effetti regressivi, dei costi e delle criticità applicative, non possono a tutt'oggi stimarsi effetti significativi sul gettito. Al contrario, è probabile che le transazioni elettroniche crescano per effetto del Cashback soprattutto in settori già a bassa evasione, come la grande distribuzione organizzata che, secondo l'Istat, assorbe quasi la metà della spesa al dettaglio, piuttosto che in quelli critici." spiega Draghi.

La misura era stata avviata su iniziativa del Governo Conte e rientrava nel piano Italia Cashless per favorire i pagamenti elettronici e il tracciamento delle spese per combattere l'evasione fiscale. Oggetto di un duro confronto politico, la misura ora viene sospesa. Per l'intero 2021 il risparmio per lo Stato dovrebbe essere di 1,75 miliardi per rimborsi e copertura delle spese. Ma in totale, entro il 2022, ammonterebbe a 3 miliardi.

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