Dieci anni di residenza per avere la casa popolare: la norma è illegittima

Il Tribunale di Trento accoglie il ricorso di un cittadino etiope e condanna la Provincia. Sentenza "storica" anche per il Reddito di cittadinanza

Dieci anni di residenza in Italia per avere una casa popolare: una legge illegittima. Lo ha stabilito il Tribunale di Trento presso il quale aveva fatto ricorso un cittadino etiope appoggiato dall'associazione Asgi, Associazione Studi per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione, attiva da oltre 30 anni nel campo dei diritti dei migranti.

Le norma era stata inserita dalla Giunta Fugatti all'interno di una revisione del Regolamento Itea, l'ente di edilizia pubblica trentino. A suo tempo la riforma era stata giustificata con l'intento di allineare il Regolamento al criteri per l'assegnazione del Reddito di cittadinanza nazionale, che prevedono appunto i 10 anni di residenza sul suolo italiano. 

"Sono state contestati sia l’illogicità di richiedere un requisito di lungo residenza sul territorio nazionale per una prestazione di carattere provinciale, sia gli effetti discriminatori della norma che portava alla esclusione di molti cittadini stranieri anche se inseriti da tempo nel contesto nazionale e trentino - scrive l'Asgi in una nota -. La norma è in contrasto con la direttiva dell’Unione Europea 109 del 2003 che garantisce parità di trattamento ai titolari di permesso di lungo periodo".

Alla Provincia anche una "multa" da 50 euro

La sentenza obbliga la Provincia a sospendere l'applicazione della norma, in attesa della cancellazione. Fatto curioso: la decisione del giudice è immediatamente esecutiva e la Provincia è stata anche condannata a pagare 50 euro per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione della ordinanza. La norma riguarda non solo l'ottenimento dell'alloggio pubblico, ma anche i contributi all'affitto per il cosiddetto "canone moderato". 

“La decisione dovrebbe essere materia di riflessione anche per il Governo rispetto alle norme sul reddito di cittadinanza – hanno dichiarato i legali Giovanni Guarini e Alberto Guariso –. Per il Trentino poi è un primo passo molto importante per rimuovere le norme introdotte dalla Provincia negli ultimi anni in materia di welfare (come ad esempio la modifica della disciplina sull’assegno unico provinciale) che hanno determinato effetti gravissimi di esclusione in danno degli stranieri, in contrasto con le politiche di inclusione che l’Unione Europea ci sollecita e che andrebbero a vantaggio di tutta la comunità”.

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