Domenica, 17 Ottobre 2021
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Trento, solo il 60% dei bambini ha un posto al nido comunale. Zanetti: «Lasciate posto alle mamme che lavorano»

Tante le domande che pone il consigliere sulla situazione. Da parte dei genitori rimasti esclusi c'è incredulità e la speranza che la situazione venga risolta subito

La scuola, per la precisione quella dell'infanzia, non smette di far discutere. Tra la decisione della Giunta provinciale di allungare il calendario scolastico, a quella della Giunta del Comuen di Trento di tenere aperto anche durante la settimana di San Vigilio, fino all'ultima questione che ha acceso la polemica: i posti nei nidi comunali. A inizio maggio è uscita la graduatoria annuale nidi per l’anno 2021/2022 del Comune di Trento. Le domande sono state quasi 1000, i posti assegnati circa il 60%. Una situazione pare, legata ai protocolli anti-contagio e che porterà disagi alle coppie trentine con bimbi piccoli. 

Per il consigliere di opposizione a Trento, Silvia Zanetti, la realtà sarebbe un'altra. «Sembra incredibile» scrive Zanetti in una nota stampa «che il Comune si sia trovato di fatto impreparato a gestire questo tipo di emergenza, peraltro prevista con largo anticipo, che coinvolge quasi il 40% dei richiedenti un posto al nido per il proprio bimbo. Ci chiediamo allora: se al nido comunale non troviamo un posto, se nelle strutture private non troviamo posto e, se lo troviamo il costo è troppo elevato per sostenerlo, cosa accade nella realtà?».

Tante le domande che pone il consigliere sulla situazione. «E ancora, se entrambi i genitori lavorano, cosa fare? La mamma lavoratrice dovrà scegliere se continuare la sua attività, magari raggiunta con anni di sacrificio, oppure lasciarla per occuparsi del bambino. A questo siamo giunti? Perché questo è lo stato di fatto all’uscita di questa graduatoria. Altro tema prioritario: si vuole davvero privilegiare la coppia dove solo uno dei due genitori lavora, mentre vengono penalizzati i genitori entrambi lavoratori?!». 

C'è incredulità da parte di molti e l'incognita di come colmare quel disagio che ha colpito il 40% delle famiglie. I genitori rimasti esclusi sono increduli, le mamme lavoratrici si chiedono, nell’attesa che il Comune trovi soluzioni per il 40% dei bambini rimasti esclusi, cosa dovranno fare. «La domanda che sorge spontanea durante questa crisi» conclude Zanetti, «anche economica, è evidente: non è forse il caso di valutare di dare precedenza, almeno nella seconda chiamata, ai bimbi delle coppie dove anche la madre lavora? Vogliamo tutelare o no il lavoro delle donne? Da anni l’amministrazione comunale intende valorizzare le pari opportunità ed il lavoro femminile. Questa è proprio l’occasione per concretizzare questi intenti».

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