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Autocertificazione, cosa si rischia dichiarando il falso e quando una "bugia" non è reato

In zona rossa il documento serve sempre, anche per andare a fare la spesa

L'autocertificazione serve sempre quando ci si sposta. Gli spostamenti, che possono essere fatti solo dalle 5 alle 22 perché il coprifuoco è rimasto in vigore, sono consentiti solo se motivati da comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute. La chiusura notturna dalle 22 alle 5 è in vigore in tutta Italia, tranne che in Sardegna. Il Trentino, invece, è in zona rossa e quindi per spostarsi è necessario avere con sé o compilarlo al momento del controllo, il documento che attesti nel necessità che hanno portato allo spostamento. 

Il 4-5-6 aprile, per Pasqua, tutta Italia (tranne chi sarà in zona bianca) diventerà zona rossa. Sarà concesso, però, fare visita una volta al giorno, dalle 5 alle 22, a una casa dentro la regione in massimo due persone (oltre ad under14, disabili o persone non autosufficienti). Negli altri giorni le visite sono vietate in zona rossa, concesse ma dentro il comune in zona arancione.

Il modulo di autocertificazione può essere consegnato alle forze dell’ordine già compilato oppure si può compilare sul posto, al momento del controllo. Chi non ce l’ha può chiederlo agli agenti. Se non si rispettano le misure di contenimento, o se non si fornisce l’autocertificazione, si rischiano sanzioni amministrative che implicano il pagamento di una multa da 400 a 1000 euro, se pagata entro 5 giorni si può usufruire di una riduzione del 30%.

Attenzione alle dichiarazioni, se si dice una bugia la situazione si fa più "seria". Come spiegano da Palazzo Chigi, infatti: "La veridicità delle autocertificazioni sarà oggetto di controlli successivi e la falsità di quanto dichiarato costituisce reato". L'auto-dichiarazione, infatti, è resa ad un pubblico ufficiale e se si dichiara il falso non scatta la multa ma si rischia la denuncia per il reato di falsa attestazione a un pubblico ufficiale, previsto dall'articolo 495 del codice penale. Si tratta di un reato punito con la reclusione da uno a sei anni.

Quando un cittadino consegna l'autocertificazione compilata e firmata alle forze dell'ordine, si assume la responsabilità civile e penale delle informazioni rese: per questo nome e cognome, indirizzo di residenza/domicilio e motivi che giustificano lo spostamento devono essere veri. Il motivo di lavoro può essere provato anche esibendo, per esempio, una documentazione fornita dal datore di lavoro (tesserini o simili). Il controllo sulla veridicità delle informazioni sull’auto-dichiarazione non avviene di solito al momento ma dopo qualche giorno o settimana, a meno che non ci siano sospetti evidenti che la persona fermata abbia violato senza motivo il divieto di spostamento. La verifica delle informazioni può avvenire chiamando il datore di lavoro, le strutture sanitarie o incrociando gli indirizzi di provenienza e destinazione scritti sul modulo.

Non sempre, però, la "bugia" resa durante il controllo integrerebbe il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale. Come riporta Today, la falsità, infatti, deve riguardare fatti già compiuti e non semplici intenzioni. Per fare un esempio, se chi viene fermato da vigili, polizia o carabinieri dichiara che sta andando a correre, ma viene denunciato perché sorpreso in tenuta incompatibile col jogging, potrà far leva sul fatto che la giurisprudenza prevalente ritiene che le intenzioni non rientrano nel concetto di falsa attestazione. Diverso è invece il caso di chi dichiari di essere stato a far la spesa al supermercato o a prendere un medicinale in farmacia quando invece si trovava a casa di amici, contravvenendo ai divieti imposti dalla legge in vigore: stavolta non si dichiara un'intenzione ma un fatto che sarebbe già avvenuto.

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