Martedì, 26 Ottobre 2021
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Assegno di natalità, è scontro tra consiglieri: organizzata una petizione dai sindacati

L'appello alla Giunta Fugatti per cancellare il vincolo non arriva solo da alcuni consiglieri, ma anche dai sindacati: «Non si discrimini sulla pelle dei più piccoli». Paoli (Lega Trentino): «nessuna discriminazione, solo coerenza: prima I trentini». Ianeselli e Rossi hanno già firmato la petizione

I bambini sono tutti uguali. Vanno garantite a tutti le stesse opportunità. Aprono così la discussione sull'assegno di natalità i sindacati trentini. L'appello, rivolto alla Giunta e al Consiglio provinciale per cancellare il vincolo dei dieci anni per questo sostegno, è diventato anche oggetto di una petizione. Il principio di uguaglianza è il cuore di questa petizione promossa da Cgil Cisl Uil e Acli trentine già sottoscritto da numerosi rappresentanti della società civile trentina. La richiesta è chiara: modificare le regole dell’assegno di natalità provinciale che oggi escludono tutti i bambini e le bambine nati in Trentino da genitori che non sono residenti in Italia da almeno dieci anni. Una scelta, per i promotori, «che discrimina i piccoli ancora nella culla».

La legge delega sull'assegno universale

«Mentre in Trentino si fanno differenze nel resto d’Italia si è corso ai ripari e il 30 marzo scorso il Parlamento italiano, con tutte le forze politiche di maggioranza e opposizione, votando la legge delega sull’assegno universale per le famiglie ha condiviso la scelta di limitare il requisito della residenza in Italia a soli due anni per accedere alla misura» scrivono i sindacati. Vincoli ritenuti eccessivamente restrittivi, diversamente da quelli di Veneto e Friuli Venezia-Giulia che, al massimo tra i criteri chiedono la residenza dei due anni precedenti in regione. «Invece in Trentino, nella terra che si fregia di essere attenta alle famiglie e che ha fatto del marchio Family un suo punto di forza, si fanno differenze tra bambini appena nati» sottolineano i tre segretari generali Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti con il vicepresidente delle Acli Walter Nicoletti. «Siamo sempre stati convinti che gli aiuti devono selezionare sulla base delle condizioni economiche delle famiglie, non della loro provenienza, soprattutto quando in ballo c’è il futuro dei più piccoli e con loro quello della nostra comunità».

Alla base dell'appello c’è un intento propositivo. «Nessuna polemica, ma la volontà di ragionare insieme per continuare a far sì che il Trentino sia una terra di opportunità e accoglienza per tutti coloro che qui stanno costruendo le loro esistenze» proseguono ancora. «Siamo consapevoli della fatica e delle difficoltà che il processo di integrazione richiede. Anche l’ultimo fatto di cronaca accaduto a Ranzo lo dimostra. Non è pensabile né accettabile, però, che la strada per rendere migliore e più forte la nostra comunità sia la discriminazione e l’esclusione. Noi crediamo esattamente il contrario e dopo questo appello siamo pronti ad impegnarci su altre questioni coerentemente alla visione di un Trentino aperto e inclusivo. E’ questa l’unica strada per rafforzare la coesione sociale della nostra comunità».

La richiesta alla Giunta e al Consiglio provinciale è stata mossa nell'ottica di rimuovere quella che viene vista da più parti come «un'ingiustizia», andando così a modificare e adeguare la norma trentina ai criteri previsti a livello nazionale per l’assegno unico e universale. «Discriminare è sempre sbagliato, farlo sulla pelle dei bambini è inaccettabile». L’appello-petizione può essere sottoscritto su change.org.

Il sindaco Ianeselli e il consigliere Rossi hanno firmato

È a favore di questa rivoluzione richiesta dai sindacati il primo cittadino di Trento, Franco Ianeselli. «Dei 1015 bambini nati a Trento nel 2019, 234 sono di origine straniera» scrive il sindaco di Trento, Franco Ianeselli, sulla sua pagina Facebook. «Sono circa il 23 per cento del totale. Riservare l'assegno di natalità provinciale solo a chi è residente in Italia da dieci anni significa dunque escludere dal beneficio una percentuale non piccola delle famiglie della città. Significa penalizzare alcuni bambini per la loro origine. Significa trasformare una misura universale, pensata per aiutare chi ha un reddito "debole", in un provvedimento selettivo, che discrimina in base a fattori geografici irragionevoli (se un requisito di residenza ci deve essere, non può certo avere l'orizzonte temporale dei dieci anni, tanto più in questo tempo in cui sempre più persone si spostano più volte nel corso della loro vita). Quando si decide, giustamente, di investire nell'infanzia non si possono fare distinguo: un bambino è un bambino, a prescindere da altre considerazioni. Non possiamo escluderlo da piccolo, penalizzarlo nella fase più vulnerabile della vita, se vogliamo che da grande si senta parte della nostra comunità. Per questo non posso che dare il mio appoggio alla petizione lanciata per chiedere pari diritti per tutti bambini. È stata promossa dalle Acli e dai sindacati confederali ed è già stata sottoscritta dalla Diocesi, dall'Arci e da tanti cittadini. Io ho firmato, sarebbe bello che firmassimo in tanti».

«Ho sottoscritto subito e con convinzione la petizione “I bambini hanno tutti uguali diritti”. Invito tutti a sottoscriverla per chiedere di modificare la normativa vigente in Trentino a causa della quale non viene riconosciuto l'assegno di natalità della Provincia autonoma di Trento a circa 1200 bambini solo perché sono figli di genitori residenti in Italia da meno di dieci anni» afferma il consigliere provinciale Ugo Rossi di Trentino in Azione. Anche lui, come i sindacati trentini e come Ianeselli trova ingiusta la scelta «che ho sempre criticato» ricorda, «anche attraverso la presentazione di emendamenti (regolarmente bocciati) per modificarla. I bambini e le bambine, però, sono tutti uguali». Conclude: «La regola “leghista” vigente in Trentino è profondamente sbagliata, e incostituzionale. Va modificata al piu’ presto».

La posizione della Lega Trentino: «prima i trentini»

La posizione della Lega Trentino, supportata da uno slogan che tutti ormai conoscono nelle sue varianti a seconda dell'occasione, è quella a favore della norma così com'è ora. «Dispiace rilevare come il desiderio di far polemica abbia puntualmente la meglio, come prova l’acceso dibattito in corso contro la decisione, da parte della Giunta provinciale, di estendere il criterio dei 10 anni di residenza, già stato adottato per diverse misure di sostegno al reddito, anche all’assegno di natalità, scelta enfaticamente denunciata come crudele, a danno dei "bambini esclusi"» afferma in una nota il consigliere provinciale della Lega Salvini Trentino Denis Paoli. 

«In realtà» continua Paoli, «la Giunta Fugatti sta semplicemente dimostrando quello che è ormai purtroppo raro vedere in politica, e cioè la coerenza con i propri programmi, con quanto promesso ai trentini e con i contenuti per i quali proprio i trentini hanno chiesto a questa Amministrazione di governare. Strano che a tanti sfugga questo passaggio semplicemente elementare e che, da solo, basta a chiudere ogni discussione».

Paoli sostiene, inoltre, che il critetrio dei 10 anni di residenza in Italia dovrebbero rispondere «all’urgenza di stimolare, attraverso l’assegno in questione, la natalità laddove essa è più in crisi, ossia nella popolazione storicamente trentina, quella grazie ai cui sacrifici e sforzi, giova ricordarlo, questa terra per generazioni ha potuto prosperare. Anche questo costituisce un dato inoppugnabile, che però i soliti noti stanno scegliendo d’ignorare al preciso scopo di fare polemica a tutti i costi e rimproverando sostanzialmente alla Lega al governo di comportarsi in stile leghista, rispettando le promesse».

Paoli chiude la nota con quella che ha tutti i contorni di una provocazione: «spero che la sinistra - in tutte le sue articolazioni partitiche, sindacali e mediatiche - la smetta di agitare gli spettri della xenofobia e dell’intolleranza, esercizio cui è ben abituata ma, come prove pure recenti episodi a livello nazionale, spesso effettuato a sproposito».

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